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Il Codice da Vinci
di Marzio |
| La trama |
Il curatore del Louvre viene trovato senza vita all’interno del museo in una strana posizione; l’ultimo appuntamento ce lo aveva con lo studioso Robert Langdon il quale viene subito a trovarsi nella scomoda posizione di principale sospettato. Tocca alla crittologa Sophie Neven, nipote del defunto curatore, cercare di aiutar Langdon a scagionarsi accompagnandolo in una spericolata fuga tra le opere d’arte che finirà davanti alla piramide del Louvre. Quella innescata da povero curatore prima di morire si rivela ben presto un vero e proprio gioco enigmistico, in cui è Leonardo Da Vinci, con i suoi dipinti e le invenzioni, a condurre lo storico e la crittologa ad una sconvolgente conclusione: Cristo avrebbe avuto una figlia dal matrimonio con Maria Maddalena, una scomoda erede di cui si sarebbe persa ogni traccia, nel corso degli anni, per volontà della Chiesa ufficiale e del sin troppo diplomatico imperatore Costantino. La tomba della Maddalena (e così il segreto) sarebbe stata custodita dai Templari, braccio armato del priorato di Sion, in un primo tempo fedeli al papa ma che in seguito avrebbero ricattato la Chiesa romana, finendo per subirne la tremenda vendetta. Ora sembra che ci sia qualcuno che teme che quel segreto così a lungo nascosto, possa essere svelato e pur di evitarlo è disposto a compiere una lunga serie di omicidi. Chi è che uccide con tanta efferatezza ?. Un pazzo monaco visionario, un feroce killer che agisce in nome e per conto di frange deviate dell’Opus dei ?. La Chiesa ufficiale tace perché non sa o perché vuole coprire il folle omicida ?. E soprattutto è ancora in vita l’ultima erede di Maria Maddalena e Gesù Cristo ?.
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| La recensione |
Premesso che un film è un’opera a se e deve essere giudicato indipendentemente dal libro da cui è tratto, si può ben dire che per questo Codice Da Vinci si è fatto tanto rumore per nulla. Atteso con trepidazione dai fans del libro, preceduto da un trailer accattivante che gira su Internet da almeno un anno e da numerose mini proiezioni riservate di circa 40 minuti, Il Codice Da Vinci si rivela ben presto per quello che è: un thriller a sfondo religioso, per giunta poco coinvolgente e scarsamente accattivante. Sarà colpa del libro (troppo dispersivo) o della scelta del regista (Ron Howard) poco avvezzo al giallo, certo è che il film è come un castello di carte che crolla rapidamente, causa una sceneggiatura debole, infarcita di dialoghi che sfiorano il ridicolo (un esempio su tutti la penosa scena in cui Sophie/Tautou mette il piedino in acqua, affermando di non essere in grado di camminarci sopra…). Per di più Ron Howard, certamente uno dei registi più holliwoodianamente corretti del nostro cinema ma anche di solido mestiere, stranamente non riesce ad azzeccare una sola inquadratura originale, degna di essere ricordata; il suo è un lavoro di routine, freddo, quasi anonimo, un procedere svogliato verso un finale che se fosse mancato nessuno se ne sarebbe accorto. Se a questo aggiungiamo che alcune scene (vedi quella del trauma di cui soffre lo studioso) sembrano copiate interamente da altri film, il giudizio per questo Codice Da Vinci non può che essere negativo. Qui non si vuole entrare nel merito delle polemiche suscitate dal film, attaccato non solo dai cattolici ma anche dagli stessi mussulmani; a chi scrive sembrano francamente pretestuose, inutili, visto che il film ed il libro non fanno altro che enunciare teorie peraltro già note ma mai provate.
Il Codice da Vinci è molto più simile a La passione di Cristo di quanto si possa immaginare; sia dal punto di vista religioso perché quest’ultimo si basava su un interpretazione dei Vangeli sin troppo libera ma soprattutto dal punto di vista commerciale. In definitiva sia l’uno che l’altro sono due operazioni furbe che hanno sfruttato il particolare momento di conflitto spirituale che si sta vivendo, giocando con la religione al solo fine di incassare cifre da capogiro in tutto il mondo. Intendiamoci, lungi da noi laici convinti, l’intento di atteggiarci a moderni teo-con per chiedere l’immediato ripristino del rogo per queste due pellicole; più semplicemente così come La passione di Cristo era un horror di fattura molto scadente, Il Codice da Vinci è un brutto thriller. Nessuno qui ha intenzione di sindacare la scelta di un regista di porre al centro della propria storia argomenti religiosi, seppur controversi. Anzi chi scrive ha molto apprezzato un film come The Exorcism of Emily Rose, la cui verosimiglianza dei fatti è tutta da verificare, senza parlare dello splendido secondo tempo L’esorcista, film ormai entrato nella storia del cinema. Invece sia La passione di Cristo che Il Codice da Vinci, nonostante lo scandalo suscitato e gli enormi incassi (forse favoriti proprio dalle roventi polemiche) ottenuti in tutto il mondo, ben difficilmente diventeranno film cult, a differenza di quanto è avvenuto, ad esempio, per The ring di Verbinski; quel film è l’esempio perfetto di thriller originale, ben scritto e girato con ispirazione. Per quanto riguarda le polemiche religiose, la fede è una scelta strettamente personale: uno ci crede perché ce l’ha, a prescindere dalla veridicità delle sacre scritture; oppure no ma non per questo le teorie del priorato di Sion che veglia sulla eletta, con Isac Newton che si assume il compito di disvelare l’inganno e Leonardo da Vinci che si inventa un gioco che tanto somiglia alla settimana enigmistica, sembrano più credibili.
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| Il Regista e gli
attori |
Ron Howard |
Ron Howard dirige il film in maniera veramente maldestra, non prestando alcuna cura all’approfondimento dell’aspetto psicologico dei personaggi. Ne risultano una serie di scene che sembrano essere state girate separatamente (quella del professore e della crittologa che fuggono a bordo di una Smart, inseguiti dalla polizia parigina, sembra uno spot pubblicitario) e poi in fretta e senza nessuna logica assemblate. Ne risulta un prodotto anche dal punto di vista dell’intrattenimento (in giro c’è di meglio) largamente insufficiente, con una fotografia (questo forse è l’unico reale mistero del film) eccessivamente sgranata e sin troppo scura da far pensare ad un utilizzo di filtri poco curato. Per quanto riguarda gli attori, un Tom Hanks così fuori parte, totalmente inespressivo non si era ancora mai visto; il suo Robert Langdon è di una fissità sconcertante, quasi una pietra capace solo di far risaltare ancora di più il magico sorriso della Gioconda. Audrey Tautou non si capisce perché sia stata scelta per il ruolo di Sophie; viso perennemente imbronciato senza mai la traccia di un sorriso, sembra più la raffigurazione della morte in vacanza che non la discendente della figlia di Gesù Cristo e la Maddalena. Non và meglio agli altri componenti del cast tra cui spicca (si fa per dire) un poco convincente Paul Bettany nella parte di Silas, monaco killer, un per nulla ispirato Jean Reno in quella del commissario che conduce le indagini e un Alfred Molina in versione sin troppo caricaturale in quella di un vescovo disposto a tutto pur di difendere la tradizione. L’unico che si eleva al di sopra della sufficienza è Ian Mckellen, nella parte di uno studioso che recita con la stessa passione sia quando si tratta di interpretare, in teatro Shakespeare che quando di calarsi in personaggi di blockbuster. Per finire questo Codice da Vinci fa lo stesso effetto di una grande indigestione: dopo che nella notte ce ne si è liberati, al mattino non ne rimane più traccia.
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