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| La trama |
I coniugi Fox, di ritorno dal festeggiamento dell’anniversario del matrimonio dei suoceri, imboccano una strada diversa, rispetto alla solita statale. Il loro matrimonio è ormai in crisi, dopo l’accidentale morte della figlia ed i due stanno per iniziare quell’impietoso iter che li porterà prima alla separazione e poi al divorzio. Prima sono costretti ad affrontare un problema più immediato: la loro auto inizia a dare una serie di problemi tali da costringerli a fermarsi in uno sperduto motel di campagna. Ad accoglierli c’è il proprietario dai modi ed atteggiamenti particolarmente equivoci, una stanza che sembra ormai da tempo abbandonata, visto l’assoluta carenza di igiene in cui è tenuta, un benzinaio che risolve, apparentemente, i problemi della loro auto rifiutando ogni forma di compenso ma in realtà danneggiandola definitivamente. Per non parlare dei colpi provenienti dalla stanza affianco e di quelle videocassette che contengono violenze varie su ignare coppie che invariabilmente culminano con l’uccisione di entrambi. Ci sarebbero tutti gli elementi per darsela a gambe molto prima di quanto ci mettano i nostri malcapitati a capire di essere inciampati nel più classico motel degli orrori. Riusciranno i nostri eroi a scamparla mettendo temporaneamente da parte accuse e ripicche di una vita di coppia non proprio felice, fuggendo così dalla mattanza che si sta preparando nei loro confronti e magari a festeggiare lo scampato pericolo, salvando il loro matrimonio ?.
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| La recensione |
Finalmente un buon thriller che rivaluta il genere splatter che sembrava essere definitivamente affondato da insulsi film come Saw –L’enigmista e Hotel. Non violenza fine a se stessa, con trama e dialoghi tanto inesistenti, da ridurre il tutto ad un inutile e tediosa mattanza con arti mozzate, corpi straziati ed il succo di pomodoro che domina la scena. Molto più vicino a quell’Alta tensione di Alexandre Aja, eccessivamente ignorato dalla critica e a La casa del diavolo di Rob Zombie; il regista Nimród Antal sa costruire con sapienza i momenti angoscianti, mettendo a segno un paio di colpi che spaventano non poco lo spettatore. E’ vero che la vicenda sa di già visto: di motel isolati che incutono timore solo a guardarli da fuori, ne è piena la storia del cinema. Ciò non toglie che il film sia girato tecnicamente in maniera ineccepibile, dando spazio al cinismo e all’ironia ma senza scadere in un grottesco eccessivo.
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| Il Regista e gli
attori |
Nimród Antal |
Ottima è la scelta degli attori, da una Kate Beckinsale bellissima che vale da sola il prezzo del biglietto, ad un espressivo Luke Wilson nei panni di un quasi ex marito che riscopre nel pericolo l’importanza della famiglia. Il pregio del regista Nimrod Antal sta proprio nel coinvolgere lo spettatore nella vicenda, da distrarlo a tal punto in modo che non si ponga una serie di domande ormai rituali per prodotti del genere: perché i due protagonisti entrano comunque in un motel in cui non metterebbe piede neanche Dracula il vampiro ?. E alle prime avversità, perché non cercare di fuggire, invece che accendere il videoregistratore ed assistere a quelle scene di atroci violenze consumate nel motel ?. Ci mette così tanto tempo il marito per rendersi conto che quella camera in cui si consumano i delitti, altro non è che la stanza da loro occupata ?. Non c’è tempo per pensarci perché i colpi di scena si susseguono e l’incubo in cui i due ignari ospiti del motel sono piombati, viene vissuto dallo spettatore quasi sino alla fine. Non a caso abbiamo utilizzato quel quasi; infatti clamorosamente, quando tutto faceva presagire un finale per nulla rassicurante, il regista gela tutti con un happy end forzato che appare francamente ridicolo. L’effetto che ottiene è esattamente il contrario di quello voluto: non di rassicurare lo spettatore ma di indispettirlo a tal punto da beccarsi una serie di vaffa, al termine della proiezione. Peccato per un film che per buona parte si era dimostrato un buon prodotto di genere, incappare in un finale così brutto; l’intero lavoro, alla luce delle ultime scene, perde spessore e credibilità, finendo per essere ricordato più per quell’aspetto negativo che per gli indubbi momenti positivi che pur ci sono.
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