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Pane e tulipani |
 Questa deliziosa commedia surreale si vede e si rivede con grande piacere. Incredibili fratelli Soldini: Silvio ottimo regista e Giovanni grande velista!
Vincitore di 9 David di Donatello, 9 Ciak d’oro, 5 Nastri d’argento, meritatamente questo film ha sbancato i premi cinematografici del 2000, sorprendendo il pubblico e forse anche un po’ gli addetti ai lavori.
La storia delicatissima racconta di Rosalba, casalinga di Pescara in gita cultural- promozionale che passa dai templi greci alla vendita di pentole sul pullmann G.T. Durante una sosta all’autogrill, un banale equivoco fa sì che Rosalba (la splendida Licia Maglietta) venga dimenticata dal marito (Antonio Catania, bravissimo nel ruolo odioso di un prepotente commerciante di sanitari) e dai due figli adolescenti. Trovandosi sola, la donna, prima sgomenta, poi sempre più azzardata, arriva a Venezia in autostop. Quella che poteva e doveva essere una piccola fuga per visitare la città sconosciuta, diventa una scelta di vita perché, quasi senza rendersene conto, Rosalba trova casa, un lavoro da fioraia presso un eccezionale Felice Andreasi, e nuovi amici. In particolare Fernando (interpretato dal gradevolissimo Bruno Ganz), un cameriere dalla parlata incredilmente forbita che le offre ospitalità, si rivela persona tanto originale e misteriosa, quanto sensibile e interessante. I personaggi di contorno rendono la vicenda movimentata e spassosissima: Marina Massironi nel ruolo della stralunata massaggiatrice vicina di casa e Giuseppe Battiston nella parte di un improbabile idraulico-investigatore, assoldato dal marito della protagonista per riportarla a Pescara. Lontana da casa, la donna ritrova sé stessa: gli spazi, gli interessi , i rapporti con gli altri, nonostante il sottile rimorso nei confronti del figlio prediletto la porti a fare sogni surreali ma significativi. Finché un giorno arriva a prenderla ... l’amante del marito, che non ne può più di occupare gli spazi lasciati liberi dalla consorte legittima e non vuol correre il rischio di dover stirare le camicie al grand’uomo.
Rosalba torna a casa, dove ritrova tutto uguale a prima, compreso il marito che, quando lei tenta di spiegare la sua fuga, si gira dall’altra parte con un: "Per me è come se non fosse mai successo".
Ma qualcun altro sente veramente la mancanza della donna: il cameriere Fernando organizza con gli amici una spedizione ("intendo calarmi negli Abruzzi"), che si conclude con il rientro definitivo a Venezia di Rosalba in compagnia del figlio.
| | Il Regista e gli attori |
Silvio Soldini |
 Tra risate e spunti di riflessione profondi, la storia si snoda quindi come una favola a lieto fine, in cui i protagonisti si muovono come personaggi realistici e caricaturali al tempo stesso, senza mai scadere nell’eccesso, dimostrando come non ci sia bisogno di attori vistosi per rendere accattivante una storia, se questa lo è di suo.
Licia Maglietta infatti, risulta affascinante nonostante la non giovanissima età e il look volutamente trasandato, così come Bruno Ganz, persino ammaliante nel ruolo geniale del cameriere-poeta sull’orlo del suicidio.
Film così ci fanno sperare nel buono stato di salute del cinema italiano, ma anche temere che si tratti di una sporadica, felice parentesi.
Cristica
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