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The descent -Discesa nelle tenebre
di Marzio

La trama

E’ passato solo un anno da quando Sarah, di ritorno da una spericolata discesa di rafting con le sue amiche, in un pauroso incidente stradale ha perso il marito e la figlia. La sua amica del cuore Beth riesce a convincerla a partecipare ad una spedizione speleologica sui monti Appalachi, organizzata da Juno, leader incontrastata di quel gruppo di donne, di cui Sarah ha sempre fatto parte, amante degli sport estremi. La sventurata che non ha ancora metabolizzato (chissà se mai ci si riesce) la tragedia, accetta anche se con una certa riluttanza e nonostante il poco allenamento, l‘invito dell‘amica. Dopo una notte passata a sviscerare le ultime novità sulla propria vita privata come accade a persone che non si vedono e frequentano da circa un anno, le sei ragazze all‘alba si immergono nelle viscere della terra. L'impresa, a detta della leader Juno, dovrebbe essere di una faciltà estrema; le grotte da visitare sono meta di esplorazione quasi quotidiana da parte di turisti incuriositi. Il crollo di una parte della grotta svelerà alle ragazze una verità ben più inquietante: per via dell’eccessivo ego di Juno, amante del rischio più di ogni altra cosa, si trovano intrappolate in caverne di cui non conoscono l’ubicazione; tra l’altro Juno, ha provveduto, per rendere la missione più eccitante, a dimenticare volontariamente in macchina la guida che potrebbe aiutarle ad orientarsi. A complicare una situazione già di per se non facile, interviene il terribile incidente di cui è vittima, all’interno della grotta, una delle donne. Ora le cinque malcapitate hanno l’arduo compito di trovare una via di uscita al più presto, trascinandosi l’amica ferita che ha bisogno di cure urgenti per le fratture subite. Ben presto la sensazione avvertita quasi subito da Sarah, non appena entrata nella caverna, di non essere sole laggiù sottoterra, diventa realtà: le grotte sono abitate da crawlers, una volta umani, ora carnivori abitanti di questo posto, abituatisi a tal punto al buio da non risentire della vista nel frattempo persa. Solo di notte i crawlers si avventurano fuori dalle grotte per procurarsi da mangiare ma ora è il cibo che sembra arrivare da loro…

La recensione

Dopo il filone americano di remake (a volte riusciti altre no) di fortunati horror degli anni ’70, quello florido nipponico e coreano, saccheggiato a piene mani anche dalle grandi maiors americane e l’emergente (ma non sempre convincente) paella-thriller spagnolo è dalla perfida albione che arriva il film più originale di quel genere, atteso da anni dai tanti appassionati. The descent è l’horror più riuscito degli ultimi tempi, grazie all’ambientazione claustrofobica che toglie letteralmente il respiro alle protagoniste ed al pubblico in sala che non ha mai il tempo ne la voglia di staccare gli occhi dallo schermo. Il merito è della ricostruzione scenografica perfetta di Simon Bowles con le grotte sapientemente ricostruite negli studi di Pinewood. Tutto, dal buio all’interno del sito, rischiarato dalla luce dei razzi di segnalazione, al macabro ritrovamento delle ossa, al corso d’acqua color sangue, contribuisce a far crescere la tensione che esplode, logicamente, all’apparire dei crawlers. Niente ci viene risparmiato in questo stupendo horror, con i carnivori che ben presto mettono a nudo le contraddizioni che si nascondono dietro l’apparente vincolo che lega le sei donne. Nella spietata lotta per la sopravvivenza non si sa se siano peggio i crawlers che rispondono al primordiale istinto della ricerca di cibo o Juno che si macchia, anche se involontariamente, di un crimine orrendo, nascondendolo alle altre amiche o magari la stessa Sarah che a metà del film, scoperta la relazione che legava suo marito alla bella cinese, più che cercare una via di salvezza sembra interessata a vendicarsi della rivale in amore. I dialoghi, poi, scritti dallo stesso regista del film Neil Marshall di cui è anche sceneggiatore, non sono mai banali; sin dall’inizio, i personaggi ci vengono presentati in maniera non superficiale, permettendoci di approfondire, nel corso del film, la conoscenza del loro aspetto psicologico e facendoci assistere prima sbalorditi poi inorriditi, al cambiamento della loro personalità, influenzato dal trovarsi in una situazione pericolosissima che poi diventa mostruosamente irreale. The descent è un film che terrorizza perché sa realmente scavare nelle paure di ognuno di noi; quella del buio, di rimanere soli perdendo ogni punto di riferimento, di scoprire che la persona che ci sta accanto non è proprio così come l’avevamo conosciuta, di non poter respirare perchè intrappolati in un cunicolo che è troppo piccolo per le nostre dimensioni; la luce stessa, poi, che di solito è il simbolo di una possibile via di salvezza, talvolta finisce per nascondere insidie più pericolose delle stesse tenebre. Un horror veramente raccapricciante come lo è la descrizione dei crawlers che abitano in quelle caverne, simboli di quello che non vorremmo mai diventare ma a cui, inevitabilmente, siamo destinati dalla spirale di odio, di violenza e cinismo con cui stiamo distruggendo la nostra civiltà; in fondo la solitudine, la voglia di non confrontarsi con gli altri, il non rispetto dell’altrui diversità ci rendono proprio dei perfetti potenziali “crawlers dell’anima”.

Il Regista e gli attori

Neil Marshall

The descent è anche un horror dotto visto le innumerevoli citazioni di altri film che in esso vi ritroviamo. Grazie alla perfetta conoscenza del genere da parte del regista Neil Marshall che si è laureato proprio con una tesi sugli zombie, nel film ci sono scene che rimandano a Shining (tutto il preludio iniziale, con la macchina da presa che riprende dall’alto la folta foresta in cui si addentra l’auto con a bordo le ragazze che stanno raggiungendo il rifugio) ma anche 28 giorni dopo del connazionale Danny Boyle. Marshall è bravissimo nella prima parte ad inquietare lo spettatore creando atmosfere simili a quelle di Un tranquillo weekend di paura, capolavoro di John Boorman. Ma il paragone che piace di più a chi scrive è quello (almeno relativamente alla prima ora) che si può fare con il magnifico docu-film La morte sospesa); si respira la stessa attesa per una giornata esaltante, l’identico clima di complicità che sarà messo a dura prova da imprevisti di ogni tipo. Veramente complimenti a questo Marshall che nobilita con questo film un genere, l’horror, troppe volte sottovalutato; non sbaglia una sola inquadratura con la machcina da presa che assiste al massacro, nelle sequenze più splatter, quasi come se fosse un oggetto di quelle grotte maledette. Il regista poi spiazza tutti con un doppio finale per nulla consolatorio e che fa sorgere uno di quei dilemmi che difficilmente cancelleranno questo film dalla memoria dello spettatore: se tutto ciò che è successo non fosse altro che il frutto della mente turbata di una persona ancora psicologicamente provata da una così immane tragedia ?. Altro merito di Marshall è nella scelta delle sei attrici; tutte perfette nelle loro parti, tenendo conto che sono state scelte più per le loro doti atletiche che per la loro bravura o celebrità. Tutto questo perchè non c’era affatto bisogno di attrici che con le loro urla trasmettessero il panico allo spettatore; è il film a fare di per se paura e non c’è nemmeno bisogno del roboante sonoro di supporto che di solito accompagna le scene più agghiaccianti dei thriller horror di oggi. Un’ultima annotazione: il film è stato presentato nella giornata di chiusura della 62° edizione della Mostra del cinema di Venezia, riscuotendo unanimi consensi di critica e di pubblico. Per una volta tanto un bravo agli organizzatori che coraggiosamente hanno quest’anno deciso (vedi anche la proiezione di The Exorcism of Emily Rose) di aprire una finestra sul genere horror.

La scheda del film

Regia: Neil Marshall.
Con: MyAnna Buring, Craig Conway, Natalie Jackson Mendoza, Molly Kayll, Stephen Lamb, Shauna Macdonald.
Distribuzione: Timecode
Genere: Horror
Sito del film

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