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| La trama |
Susy, giovane aspirante ballerina di danza classica, dagli States và a Friburgo per completare i suoi studi presso la famosa scuola di ballo locale. Vi arriva in una notte buia e tempestosa e fa in tempo ad assistere alla fuga di una spaventata allieva che pronuncia frasi apparentemente senza senso. Il giorno dopo viene a sapere dalla vicedirettrice che quella studentessa fuggita è stata poi brutalmente uccisa da un maniaco. Susy fa subito amicizia con Sara che le confessa di essere seriamente preoccupata, visto che in quella accademia si stanno verificando inspiegabili fatti. Uno strano malore di cui è vittima Susy, l’orrenda fine del pianista cieco della scuola di ballo e la scomparsa successiva dell’amica Sara, spingono la giovane americana a credere in ciò che razionalmente ritiene impossibile: quella scuola fu inizialmente fondata da una benefattrice che era fuggita dal suo paese perché accusata di stregoneria. E se quel posto fosse abitato dalle streghe?…
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| La recensione |
Ormai non passa giorno che i trailers annuncino l’uscita del prossimo film, girato con lo scopo di terrorizzarci come i precedenti non hanno mai fatto. Sia che l’annuncio riguardi il nuovo filone dell’horror asiatico, sia quello proveniente dalla Spagna o l’immancabile progetto low budget americano, il risultato è sempre lo stesso: a grande attesa segue sempre un risultato, dal punto di vista della paura, inferiore alle attese. Poi ci capita di rivedere in questa splendida edizione in dvd il cui acquisto consigliamo caldamente ai collezionisti, Suspiria di Dario Argento e proviamo finalmente quei brividi che ultimamente sembravano essere merce rara. Perché tutto si può dire di questo film, fuorchè non mantenga le promesse; Suspiria nasce con lo scopo (e non è poco) di far paura, di costringere lo spettatore a rimanere davanti allo schermo per un’ora e mezzo, con i brividi che più volte corrono lungo la schiena e ci riesce in pieno. Grande merito và alle atmosfere inquietanti create dal regista a quei tempi in grande spolvero e ad un’accattivante ricostruzione scenografica che ancora oggi regge il confronto con i migliori prodotti di quel genere. Basta ricordare la scena iniziale con un temporale che accompagna Susy verso quello che dovrebbe essere per lei una delle tappe per la realizzazione del sogno di una vita. Dall’accademia esce trafelata e terrorizzata una ragazza che poi scapperà nella foresta, incurante dei lampi e dei tuoni; finirà poi per essere preda, a casa di un’amica, di due occhi diabolici che la fissano dal vetro della finestra del bagno. Da notare gli interni del palazzo dove si svolge il primo efferato delitto, perfettamente curati, in cui predomina il rosso ed il rosa con in primo piano quella vetrata che si frantuma in mille pezzi facendo cadere il corpo della povera sventurata. Di grande impatto scenografico è poi tutta la sequenza finale con Susan che grazie al disegno di un Iris blu scopre un passaggio segreto che porta ad un’altra ala dell’accademia che nasconde l’orrenda verità; l’indubbia efficacia della tenda che si apre come sul palcoscenico di un teatro, il grande corridoio percorso da Susan, tappezzato da scritte deliranti, dona al film un’atmosfera inquietante, macabra e gotica al tempo stesso. Se a questo si aggiungono le musiche dei Goblin, in altri casi troppo invadenti, qui in perfetta sintonia con la vicenda a cui si sta assistendo, si capisce il perché Suspiria sia entrato di diritto nella ristretta cerchia di film cult, tanto amati dagli appassionati.
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| Il Regista e gli
attori |
Dario Argento |
Un vero peccato che un regista come Dario Argento dalle notevolissime capacità tecniche (ha inventato un vero e proprio genere), dopo anni sulla cresta dell’onda anche se con risultati non sempre convincenti, abbia negli ultimi tempi smarrito quella capacità creativa che anche i suoi più acerrimi detrattori gli riconoscevano. Anche Suspiria non è esente da quelle pecche che poi diventeranno macroscopiche nei suoi ultimi due film ( Non ho sonno
e Il cartaio): i dialoghi non sono sempre all’altezza, salvati da una certa dose di ironia, la sceneggiatura zoppica qua e là perdendo per strada personaggi, come quello interpretato da Miguel Bosè che inizialmente sembrava fondamentale per la storia e che poi inspiegabilmente scompare. Il tutto viene riscattato da una costruzione scenografica rivoluzionaria che ricorda molto i film della Disney di un tempo; un’idea innovativa, originale, quella di disegnare le scene, i personaggi come se si stesse girando un cartone animato o raccontando una favola, per poi virare decisamente verso l’horror. Ottima, come sempre nei film di Dario Argento la scelta del cast con Jessica Harper nel ruolo di Susy ed in particolare Stefania Casini in quello di Sara, efficaci nel trasmetterci quello stato di tensione, di angoscia che sullo schermo i loro personaggi stanno vivendo. Forse un po’ troppo sopra le righe Alida Valli nei panni di una perfida insegnante ma alla luce di quanto detto sopra, il suo personaggio rispecchia perfettamente quello della megera delle fiabe per bambini. Per finire un invito chi scrive, fan della prim’ora di Dario Argento, deluso dai suoi ultimi film, vuole rivolgere al regista romano: il nostro cinema ha ancora bisogno di un grande artigiano come lui, di un sapiente cesellatore di film di genere anche se imperfetti. Metta da parte le manie di persecuzione di cui sembra ultimamente soffrire nei confronti di una critica quasi mai generosa nei suoi confronti e torni finalmente a girare, magari servendosi di uno sceneggiatore all’altezza, un thriller/horror alla sua altezza. Lo stiamo aspettando ormai da troppo tempo e la pazienza ha un limite…
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