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| La trama |
Stèphane Miraux, dopo la morte del padre di cancro, lascia il Messico per andare a vivere a Parigi. Qui la madre, separata dal defunto marito ormai da qualche anno, lo ospita in un appartamento di sua proprietà e gli trova un lavoro presso uno studio di grafica pubblicitaria. Ben presto Stèphane si accorge che la società lo ha assunto per un lavoro tipicamente manuale e non certo, come promesso dalla madre, per ideare e disegnare calendari pubblicitari. Frustrato da un lavoro che si aspettava diverso e dal rifiuto del suo capo di prendere in considerazione il suo progetto (un calendario veramente provocatorio con, al posto dei soliti nudi femminili, le foto dei disastri naturali più terribili degli ultimi anni), il giovane si rifugia nel suo amato mondo dei sogni. Le sue giornate passano in compagnia di un collega che si è da anni isolato e che scarica le sue frustrazioni su un altro componente dello staff dell'ufficio, accusandolo di essere gay. A Stèphane non resta altro che dormire il più possibile e sognare una vita diversa. L'occasionale conoscenza con Stèphanie, sua vicina di casa, gli dà la possibilità di costruire nel sogno una storia di amore a cui aggrapparsi, dando finalmente alla sua vita una svolta ed uno scopo. Stèphane, Stèphanie, stanno bene insieme, come subito maligna l'amica Zoè, formano una coppia perfetta ma nella realtà o soltanto nel mondo dei sogni ?...
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| La recensione |
Dopo il bellissimo Se mi lasci ti cancello, Michel Gondry, stavolta privo della collaborazione di uno dei più fervidi sceneggiatori che oggi ci siano in circolazione (Charlie Kaufman), firma una delle commedie più ironiche ed oniriche della storia del cinema. Se vogliamo, come nel suo precedente film, l'idea di base è semplice e non particolarmente innovativa: si può vivere sognando e trasportare nel mondo incantato della propria psiche quella che a prima vista appare il nostro ideale di donna ?. Ma siamo matti, sarebbe la risposta più ovvia, è solo un modo per sfuggire da una realtà che non ci piace, vedendo una persona in maniera totalmente differente da quello che è, un trip mentale non meno pericoloso del consumo di cocaina e marijuana, visto che prima o poi, gioco forza, da quel sogno bisogna svegliarsi. Tutto qui, obbietterete e come si fa a riempire lo schermo per quasi due ore con una storia di sogni e di amore (forse di amore sognato), senza correre il rischio di scivolare nel melenso ?. Il miracolo di questo film sta proprio nel rimanere perfettamente in bilico tra realtà e finzione, mai facendo prendere il sopravvento dell'uno sull'altra; alla fine il messaggio che il film lancia è che non si può vivere senza sognare (una persona o una vita diversa), tanto meno si può fare a meno di affrontare la realtà di tutti i giorni. Il provocatorio finale in cui il protagonista, di fronte ad una felicità che potrebbe realizzarsi, decide di continuare a lottare, soffrire e sognare, è la dimostrazione, certo estremizzata che nella vita non bisogna mai sentirsi eccessivamente appagati; infatti proprio quando lo sei, nel momento in cui stai vivendo una situazione particolarmente felice, ecco il verificarsi di un evento tragico (morte o malattia di una persona cara) che ti colpisce profondamente, mostrandoti che la vita, se te ne fossi dimenticato, è un bluff, seppur perfettamente organizzato. Ed allora se non ci fosse il mondo dei sogni ad accogliere le nostre fantasie, facendo rivivere quei momenti e quelle persone che ormai non ci sono più, sarebbe difficile superare il dolore provocato da certe situazioni. Altro merito di L'arte del sogno è di essere una commedia che non solo fa pensare ma diverte moltissimo; numerose sono le battute fulminanti pronunciate dal protagonista, le situazioni paradossali (su tutte quelle in cui Stèphane esce, nudo, dalla vasca da bagno per infilare sotto la porta della vicina un biglietto per poi pentirsene rapidamente e cercare di tirarlo fuori con una forcina) che spiazzano lo spettatore, impedendogli, un po' come succede al protagonista che rimane sempre in bilico tra sogno e realtà, di sprofondare definitivamente nella tristezza o al contrario nell'ilarità. Esilarante è anche la scena in cui Stèphane, invitato a casa dalla madre, è costretto ad assistere ai giochi di prestigio del suo nuovo compagno, con i piatti che scompaiono per ricomparire, poi, con una certa difficoltà. Per non parlare delle scene in cui si sprigiona tutta la potenzialità onirica e visionaria del regista; Stèphane e Stèphanie che costruiscono un Arca di Noè, al cui interno c'è un'intera foresta, con il mare fatto con il cellophane e le nuvole di ovatta che rimangono sospese nell'aria; la città completamente costruita in legno con quel locale inesistente in cui dovrebbe lavorare la dolce Stèphanie, contraddistinto dallo stemma di una tartaruga Ninja, proprio perchè si chiama Aristotele. Tra un auto di legno della polizia, un treno di sughero che si ferma in una stazione immaginaria ed un aeroplano di plastica che sorvola una città finta, L'arte del sogno segna il trionfo della fantasia, dell'immaginazione e decreta la definitiva consacrazione di Michel Gondry a regista tra i più interessanti della nuova generazione. A cinema si và anche per sognare, per stare sospesi tra realtà e finzione: chissà se non sia proprio il cinema la vera arte del sogno...
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| Il Regista e gli
attori |
Michel Gondry |
L'arte del sogno non sarebbe un film così riuscito senza Gael Garcìa Bernal e Charlotte Gainsbourg splendidi protagonisti: bravi, simpatici, semplicemente perfetti nel disegnare due figure (Stèphane e Stèphanie) che rimarranno a lungo impresse nella memoria dello spettatore. Se il sogno è anche un modo per evadere da una realtà che ci circonda e magari non ci piace, i due attori fanno a gara per invitarci, ogni tanto, ad abbandonarci ad esso. Grazie a loro questo film ha lo stesso effetto di un dolce mangiato dopo cena, quando stanchi dal lavoro si torna a casa: rilassa, delizia il palato e ci manda in estasi anche se per poco tempo.
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