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| La trama |
Malcom Reynolds, un ex separatista che va su e giù per l’intera galassia trasportando merci, accoglie sulla sua astronave (la Serenity) un giovane medico e la sua misteriosa e telepatica sorella. Siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, ben presto veniamo a sapere che la giovane donna di nome River, con la complicità del fratello, è appena fuggita da un centro di riabilitazione dell’Alleanza, dove stava per essere sottoposta a pericolosi esperimenti di modifica della sua sfera psichica, al fine di renderla una perfetta macchina da guerra. L’intera galassia è ormai quasi totalmente controllata dalle forze dell’Alleanza che dopo una dura guerra hanno colonizzato i vari pianeti con la scusa di esportare la loro cultura e garantire la democrazia (Iraq docet). Nel frattempo Malcom ed il suo equipaggio, per sfuggire al controllo della terribile polizia segreta dell’Alleanza, tengono i rapporti con un mago del computer che si fa chiamare Mr. Universo ed è fidanzato con una Barbie gonfiabile. Purtroppo il destino della Serenity sarà legato a quello degli evasi: uno spietato killer dei servizi segreti dell’Alleanza, riceve il compito di catturare la medium che si rifugia sulla Serenity, elminando tutti i testimoni scomodi. Riusciranno i nostri eroi a portare a termine la missione garantendo una via di fuga al medico e a sua sorella?. L’impresa è ardua anche alla luce del fatto che i Reavers (sorta di morti viventi frutto di un esperimento fallito) si sono organizzati e hanno una gran voglia di divorare tutto ciò che di umano gli si pone davanti.
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| La recensione |
Firefly era il titolo di una serie televisiva che nel 2002 andò in onda negli Stati Uniti. Prodotta dalla Fox e fortemente voluta dal suo regista, Joss Whedon già sceneggiatore di Toy, si era rivelata un flop per certi versi inspiegabile, con la maior che ne aveva interrotto (attirandosi l’ira dello agguerrito zoccolo duro dei fans che comunque la serie aveva) la programmazione all’undicesimo episodio sui quattordici previsti. Qualche anno dopo, forte del successo mondiale avuto con la serie televisiva Buffy da lui ideata, Whedon proponeva alla Fox di rispolverare quella serie così sfortunata e di farne un film a basso costo. Avendone ricevuto un netto rifiuto, il testardo regista, grazie alla solidarietà dell’intero cast che aveva interpretato quella serie, disposti a lavorare al minimo di paga pur di riportare sugli schermi quei personaggi, riusciva ad ottenere dalla Universal un finanziamento di quaranta milioni di dollari per realizzarne un film. Il risultato è decisamente di buon livello; più vicino alla prima trilogia di Star Wars che non alla seconda dove la fantasia sposa (soprattutto nell’ultimo episodio) a meraviglia la tecnica computerizzata, Serenity parte come uno sci-fi degli anni ‘70 per approdare ad una parte finale stile Alien, senza dimenticare nella descrizione di uno dei pianeti colonizzati dall’Alleanza, Blade Runner e i rischi a cui và incontro l’umanità a causa di un eccessivo abuso della tecnologia. Per quanto riguarda le parti che sconfinano nell’horror, i Reavers hanno molto in comune con i morti viventi di Romero e la contaminazione da virus che li ha trasformati in esseri immondi, ricorda l’antefatto di Resident Evil. Si potrebbe facilmente liquidare Serenity come uno dei tanti film già visti, incapaci di introdurre elementi di novità in un genere (la fantascienza) che sembra ormai avviarsi verso un lento ma inesorabile declino. Invece così non è: il film si lascia vedere dall’inizio alla fine, portando lo spettatore a spasso per la galassia, in trepida attesa per la sorte della navicella e del suo equipaggio. La resa dei conti finale tra il comandante Malcom e l’Operativo dei servizi segreti dell’Alleanza, sa tanto di sfida alla Mezzogiorno di fuoco, mentre l’altra parte dell’equipaggio è assediata (vedi Carpenter e il suo Assalto al 13 distretto) da voraci zombie. Lo si può considerare un riuscito film di serie B se proprio lo si vuole, dove la sottotrama nasconde (neanche troppo velatamente) una dura condanna nei confronti della pretesa dell’amministrazione Bush di imporre, grazia all’uso della forza, la democrazia. Irriverente e spiritoso è il personaggio di Mr. Universo, un perfetto nerd che ci sguazza a meraviglia, con il suo computer, nel caos galattico, trovando il tempo per riposarsi nelle braccia della sua Barbie.
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| Il Regista e gli
attori |
Joss Whedon |
Whedon mostra ancora una volta che il credere ciecamente in ciò che si è creato, alla fine paga. I personaggi da lui ideati per il piccolo schermo si rivelano credibili anche per il cinema (forse maggior spazio poteva essere dato a Mr.Universo) e la pellicola ha un buon impatto visivo. E’ bravo nello sviluppare la tensione, finendo per trasformarla, in un finale concitato, in adrenalina pura. Notevole è la scena del combattimento tra la medium River trasformatasi in perfetta macchina da guerra e gli orribili zombie. Gli attori, tutti sconosciuti o quasi, danno l’impressione di essersi divertiti un mondo sul set, a dimostrazione che il più delle volte, per la riuscita di un film, conta più l’affiatamento del cast che non la presenza di un nome noto. Una piacevole sorpresa, quindi, questo Serenity, un modo per trascorrere lievemente una bella serata davanti al grande schermo, magari portando con se i propri figli, nella speranza (per carità senza alcuna forma di imposizione) che magari si appassionino alla fantascienza di una volta, abbandonando quelle avventure planetarie vissute grazie a playstation e gameboy che li proiettino più che in un universo alieno, in uno alienante.
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