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School of rock
di Marzio

La trama

Dewey Finn chitarrista e cantante di un gruppo hard-rock, viene cacciato dalla band perchè ritenuto un serio ostacolo alla ricerca della fama e del successo commerciale. Già perché Dewey è un duro e puro del rock, non accetta contaminazioni con altri generi, né compromessi che gli permetterebbero magari di scalare la vetta della Hit Parade ma di dannarsi, musicalmente, per sempre. In casa le cose per Dewey vanno anche peggio; occupa una piccola stanzetta e deve molte mensilità al suo migliore amico. Peccato che quest'ultimo sia fidanzato con una bella ragazza che ogni giorno tormenta il povero Dewey accusandolo di essere un fannullone, di non fare nulla per cercare un qualunque lavoro che gli permetta di essere regolare con l'affitto. L'ultimatum lanciato da questa lady di ferro è perentorio: o nel giro di una settimana paghi l'affitto o vai fuori da questa casa !!!. Ma un vero rocker non si perde mai di animo; rispondendo casualmente alla telefonata della preside di una scuola elementare che cerca l'amico, insegnante supplente, per assegnargli un breve incarico temporaneo, ha un'idea geniale...

La recensione

Una trama che non si può dire brilli per originalità; una ricerca del politicamente corretto ad ogni costo, tanto da inserire all'interno della classe in cui si svolgono gli avvenimenti, bambini in rappresentanza di tutte le diverse razze che compongono la società multietnica americana; personaggi tipo la preside, dietro il cui rigido portamento e la fredda altezzosità si nasconde un'insospettata vena trasgressiva, già visti mille volte in tanti altri film; un finale, per giunta, copiato quasi di sana pianta dal recente About a boy; il ricordo, poi, ancora fresco dello splendido Quasi famosi, vero e proprio manifesto degli ideali del rock. Tutto questo basterebbe per bocciare, senza appello, School of rock. Eppure stranamente il film risulta gradevole, accattivamente ed in alcune scene delizioso. Sarà per la simpatia degli attori e per l'oculata scelta del cast, tra cui ci fanno un figurone i bambini della classe che apprendono l'arte del rock da quello strano maestro, certo è che il film a poco a poco conquista lo spettatore, vincendone le iniziali ritrosie. Il bello è che non si presta a facile catalogazione: non lo si può definire né una commedia adolescenziale, nè demenziale, né romantica, né tanto meno sofisticata. School of rock rischia di diventare uno di quei classici casi (penso ad esempio alla serie Happy days), in cui i risultati superano di gran lunga le intenzioni dello stesso regista. Un'idea semplice, una storiellina carina, tanta buona musica ed il film fa colpo sui giovani; succede, poi, per uno di quei miracoli che solo il cinema fa, che School of rock riesca a far breccia anche tra gli spettatori più maturi. Ed allora eccoci salire sull'ottovolante dei ricordi: chi non è mai stato, da solo o con amici, chiuso in una stanza ad ascoltare i Pink Floyd od i Led Zeppelin, nella convinzione che solo quelle vibranti note avrebbero cambiato il mondo, rivoluzionato il modo di pensare, abbattuto i poteri e le detestate gerarchie?. Peccato che tutto questo si sia rivelato una fragile illusione; piano piano la forza destabilizzante del rock duro è stata annullata, negli anni '90, dal pop, più incline all'accettazione dell'esistente ed alla ricerca di un più facile ed immediato successo commerciale. Quanto è ingenuo ed ormai fuori moda Dewey, con il suo chiodo fisso per il rock che ci fa comprendere i mali della società e li cura: un po' come accadeva a noi negli anni '70 che andavamo in fibrillazione per la chitarra di Jimi Hendrix o per il suono martellante della batteria di John Bonham, e pensavamo di poter cambiare il mondo. Il film, dopotutto è girato tecnicamente bene, con una particolare attenzione al montaggio, con il brano musicale, ad esempio, che parte sempre al momento giusto, un minuto prima che allo spettatore venga il dubbio di assistere alla solita commedia giovanile. School of rock si rivela un gradevole passatempo che ha il pregio di non voler impartire lezioni di nessun tipo; non è una critica al tradizionale metodo di insegnamento scolastico (anche se chi vuole ce la può vedere), né un tentativo di idealizzare un genere musicale che ora non è più puro (anzi a tratti sembra quasi una satira di esso); è essenzialmente un valido esempio di come si possa divertire ed appassionare lo spettatore, pur non avendo a disposizione un grosso budget.

Il Regista e gli attori

Richard Linklater

Bravo Richard Linklater nel girare un film gradevole, in cui il tempo passa in fretta ed alla fine si ha quasi voglia di rivedere, in una nuova avventura, i protagonisti della vicenda.Tra gli attori spicca Jack Black nella parte del maestro di rock; ha una mimica trascinante, è bravissimo nel costruire un personaggio che fa dell'ingenuità il suo strumento migliore. Gli tiene validamente testa, nella parte di una preside apparentemente conservatrice, Joan Cusack a cui si deve la battuta più ad effetto di tutto il film:"Come mi vedi?...Peggio sono una vera stronza". Bravissimi i bambini che frequentano la classe elementare trasformata in scuola del rock da quello strano maestro; accettano prima scettici, poi con entusiasmo il nuovo modo di fare lezione e diventano in breve complici del professore. Sono bambini, certo, dei nostri giorni e molto più furbi di quanto lo fossimo noi negli anni '70; infatti, grazie ad Internet, sono in grado di contestare i ruoli a loro affidati nella band, pretendendone altri ben più prestigiosi e remunerativi... Travolgenti sono i brani musicali eseguiti dalla piccola band come l'intera colonna sonora (con brani dei Clash, Deep Purple, Iron Maiden) di un film sostanzialmente riuscito, nonostante un soggetto tutt'altro che originale non sembrava promettere nulla di buono.

La scheda del film

Regia: Richard Linklater.
Con: Jack Black, Joan Cusack, Sarah Silverman, Mike White, Joey Gaydes.
Prodotto da: Steve Nicolaides, Scott Rudin.
Genere: Commedia

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