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Rapimento e riscatto |
Terry è un negoziatore che per conto di una società di assicurazione conduce le trattative per la liberazione degli ostaggi, in paesi ad alto rischio. All'inizio del film lo vediamo, impegnato nella liberazione di un ostaggio in Cecenia, prendersi gioco sia dei ribelli che del governo russo. Sempre triste, troppo legato al suo lavoro, nasconde il fallimento della sua vita matrimoniale con un figlio di 14 anni che gli dà del lei e sta sull'attenti le rare volte che lo incontra. Chiamato in un paese del Sudamerica a negoziare la liberazione di un ingegnere americano che si occupa degli scopi umanitari di una società petrolifera, è costretto a rifiutare inizialmente l'incarico; infatti la società fallisce e quella che ne rileva i progetti non ha nessuna intenzione di sborsare i milioni di dollari richiesti per la liberazione dell'ostaggio. Il più classico dei colpi di fulmini nato nei confronti della bella moglie dell'ingegnere rapito, lo convincono ad accettare, privatamente, il rischioso incarico. L'ostaggio è nelle mani dell'Esercito della liberazione (E.L.T.), nato come gruppo di ideologia maxista, divenuto dopo il fallimento dell'impero sovietico, covo di delinquenti dediti al narco traffico. I rischi ed i pericoli, non solo per la missione ma anche per il cuore, visti gli sviluppi sentimentali della storia, non fermeranno il tenebroso Terry che ancora una volta si vedrà costretto a dismettere gli abiti eleganti ed a indossare quelli da Rambo pur di liberare l'ostaggio. Sorretto da una splendida fotografia con utilizzo sapiente di filtri adeguati allo stato d'animo che i protagonisti esprimono nelle varie scene, il film non delude. Si fa seguire con attenzione dalla prima all'ultima scena sia nella parte riguardante la trattativa, sia in quella in cui descrive l'ostaggio alle prese con i suoi sequestratori e con la difficile situazione che è costretto a vivere. La vicenda raccontata trae liberamente spunto da un articolo di giornale ed il paese dell'America latina in cui avvengono i fatti, non esiste; nonostante questo, sia per l'instabilità politica che per il traffico degli stupefacenti, non si fa alcuno sforzo nell'individuare nella Colombia o nel Perù, uno dei paesi in cui la storia potrebbe essere accaduta. Vincente sembra anche la scelta di non aver sviluppato la storia solo dal punto di vista dell'azione né di aver prediletto solo l'aspetto della denuncia sociale. Proprio per questo il film, risultando un utile compromesso tra queste due scelte, tiene vivo l'interesse dello spettatore ed apre uno squarcio sul problema degli stranieri che molto spesso, in mille realtà instabili del terzo mondo e non solo, finiscono per diventare ostaggi e merce di scambio di gruppi criminali che con la politica non hanno nulla a che fare; il problema è reso ancora più drammatico dal fatto che in quei paesi i governi che dovrebbero fare di tutto per combattere la criminalità e garantire la sicurezza degli stranieri, sono a loro volta più corrotti dei movimenti che vi si oppongono, dediti come sono al traffico di droga e a quello delle armi. Ed il bello è che questi governi il più delle volte sono tenuti in vita dagli Stati Uniti; ma questa è un'altra storia ...
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| Il Regista e gli
attori |
Tylor Hackford |
Nelle elogiare Hackford per la scelta di aver descritto la storia di amore in modo romantico senza scadere nel melenso, non ci resta che complimentarci con Russell Crowe. E' semplicemente perfetto nella parte di chi vive celando prima un fallimento privato e poi un' amore impossibile. Tenebroso, fatalista in privato, quanto rigido calcolatore nel suo lavoro, diventa una macchina da guerra esplosiva nelle sequenze mozzafiato della liberazione dell'ostaggio. Alla fine trascina con la sua interpretazione anche una Meg Ryan, nella parte della moglie del rapito, meno sorrisi e sorrisini del solito, priva, una volta tanto, di quel vestito di super simpatica che a tutti i costi Holliwood gli ha, ormai da anni, cucito addosso. Un film, in definitiva, che si lascia apprezzare dallo spettatore per buona parte della sua durata, forse eccessiva. Unico grande neo, quel finale alla Casablanca. Con tutto il rispetto per Hackford ma il film con Bogart era un' altra cosa.
Marzio
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