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| La trama |
Nel 1770, appena quindicenne, la giovane Michaela Klinger è una ragazza di 21 anni che vive in un paesino del Baden-Württemberg. Come tutte le altre coetanee sogna di avere una vita normale, l'università, le amicizie, il primo grande amore della sua vita. L'occasione le viene offerta da una lettera che le arriva dall' università di Tubinga che accetta la sua richiesta di iscrizione. Purtroppo Michaela soffre da alcuni anni di una grave forma di epilessia che i farmaci stentano a controllare; la madre è fermamente contraria al suo trasferimento a Tübingen, il padre, invece, ritiene che quella figlia debba comunque vivere una vita normale. La ragazza è molto devoto a Santa Caterina ed è sempre stata affascinata dalla storia delle tentazioni in cui cadde quella santa, liberatasi solo con il martirio. Tenendo presente l'atmosfera alquanto bigotta che si respira nel paese di Michaela, la presenza di un giovane vicario che sembra avere idee più conservatrici e tradizionaliste del pur anziano parroco di campagna del villaggio, il passo tra l'essere ammalata di epilessia ed il credere di essere posseduta dal demonio è breve. La ragazza riesce pure a preparare la sua tesi semestrale, a stringere un rapporto di amicizia con una sua coetanea ribelle che cercherà in tutti i modi di aiutarla, proverà l'estasi suprema del primo amore, fidanzandosi con un ragazzo cui solo alla fine confesserà i suoi terribili incubi ma il suo destino sembra segnato. Il padre non troverà la forza di sostenerla proprio nel momento in cui ne avrebbe più bisogno, la madre si mostrerà ancor più fredda e gelida, incapace di capire i tormenti di quella figlia a cui forse le è sempre mancato il suo affetto, preferendo più evitare che la vicenda diventasse in paese di dominio pubblico. Con il risultato che Michaela finirà per credere di essere realmente posseduta dal demonio e di aver bisogno più che di uno psichiatra, di un'esorcista...
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| La recensione |
Tratto da una vicenda realmente accaduta in Germania negli anni '70 da che ha liberamente ispirato una recente produzione hollywoodiana (The Exorcism of Emily Rose), Requiem se ne discosta immediatamente preferendo imboccare la strada della pura narrazione dei fatti. Mentre la pellicola di Scott Derrickson, pur sconfinando rapidamente nell' horror, prendeva decisamente una posizione di non colpevolezza nei confronti del prete accusato di aver provocato la morte della sventurata, in seguito a tutta una serie di drammatici esorcismi, qui Hans-Christian Schmid sembra completamente astenersi da ogni forma di polemica tra scienza e fede, accanimento terapeutico e fanatismo religioso. Al regista sta a cuore narrare i fatti, analizzando l'ambiente in cui si sono verificati, stigmatizzando il comportamento sin troppo freddo e distaccato di quella madre che vive come una vergogna lo stato di salute della figlia. Michaela avrebbe bisogno di una persona dolce accanto a se, di una mamma che pazientemente l'ascolti, rocordandosi ogni tanto di abbracciarla, disinteressandosi di quello che la gente possa dire o pensare. Apparentemente il padre è più protettivo nei confronti della giovane, l'aiuta a trasferirsi a Tubinga per frequentare l'Università; in realtà il suo comportamento sembra più rispondere alla logica del dovere che il padre ha nei confronti di una figlia ammalata,piuttosto che un atto di amore, una ricerca costante e continua di una via per uscire dal tunnel dell'epilessia. Infatti proprio nel momento in cui, in auto, la figlia stringe la mano del padre, dopo un' ennesima crisi epilettica, per ricevere quella tenerezza e comprensione necessaria per superare il momento difficile, questi non fa altro che allontanarla, affermando di aver ormai fatto quanto gli era possibile per lei e di essere stanco. Per Michaela è un vero e proprio tradimento e forse da quel momento in poi, matura sempre più la convinzione di essere stata abbandonata da tutti, Dio compreso, perchè posseduta dal demonio. Nelle scene finali anche Schmid che si era tanto doverosamente tenuto alla larga da ogni tentazione horror, vi ricade con Michaela che aggredisce la madre proprio nel momento in cui riconosce,inutilmente, le proprie colpe, promettendole (ormai è troppo tardi) di starle vicino. Ed il finale con l'amica che contro la volontà degli st4essi genitori, spinge Michaela ad uscire di casa per una passeggiata che la porti a riscoprire i posti dove ha vissuto la propria gioventù, è un ultimo atto di ribellione contro il proprio stato, nella consapevolezza che quella libertà a lungo sognata, svanirà nel proprio letto di casa. Michaela, come ci raccontano le testimonianze dell'epoca, morirà spossata dopo una lunga serie di esorcismi, non riuscendo più a lasciare quell'angusta casa in cui si era sentita sempre prigioniera.
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| Il Regista e gli
attori |
Hans-Christian Schmid |
Vittima dei pregiudizi di un ambiente religioso troppo conservatore che terapeuticamente si accanisce sulla sventurata nella convinzione che sia posseduta dal demonio o in preda ad una delle forme di malattia più ciniche (l'epilessia) perchè colpiscono prima il cervello e poi il fisico ?. Schmid, per la verità, qualche indizio lo dà descrivendo il vecchio padre di campagna più propenso a considerare Michaela un caso psichiatrico, a differenza del giovane inviato della curia, il quale vorrebbe subito sottoporla all'esorcismo. E' questa ambigua descrizione dei due preti (di solito il giovane è di idee più illuminate del vecchio) che induce a ritenere il regista più vicino alla tesi medica che non a quella della possessione demoniaca. In realtà quello che conta è che l'aattenzione e la comprensione dello spettatore siano riservata alla povera Michaela; il pubblico soffre con lei e partecipa alla sua voglia di normalità. Aiuta questa impostazione, una Sandra Hüller veramente magistrale nella parte della ragazza ammalata; la giovane attrice è ad una delle sue prime prove in campo cinematografico e mostra di avere grande talento, aiutata dalla sua esperienza in teatro. Ruota attorno ad essa un cast così ben scelto che fa di questo film una delle più piacevoli sorprese dell'attuale stagione cinematografica.
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