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Il regista di matrimoni
di Marzio |
| La trama |
Franco Elica sta cercando i protagonisti del suo prossimo film, un’ennesima riduzione cinematografica di I Promessi sposi. D’un tratto, dopo lo scompiglio procurato da un’avvenente giovane aspirante ad una parte che fugge inseguita da due misteriosi individui, nel suo studio di produzione fa irruzione la polizia. Mentre il famoso regista cerca una spiegazione a quanto accaduto, temendo di essere a sua volta indagato, inaspettatamente si ritrova a prendere il sole su una magnifica spiaggia siciliana, Davanti a lui il mare ed una coppia di sposi con relativa suocera al seguito che stanno facendo le prove per quello che sarà il filmino del loro matrimonio. Il regista che lo sta girando riconosce Elica ed umilmente chiede un consiglio al grande maestro su come possa riprendere determinate inquadrature, dove sistemare la videocamera, in modo da rendere quel filmino un po’ diverso dai soliti che si girano in occasione di simili cerimonie. E’ inutile dire che come Randall, nei Monster intende, con il suo estrattore di urla, rivoluzionare l’industria dello spavento, così Elica, con alcune piccole (si fa per dire) intuizioni mostra di poter sconvolgere completamente il mondo dei filmini di matrimoni, convincendo il povero dilettante a girare un video originale, con un finale piccante. Vedendo questo video, il principe Gravina che sino a quel momento ignorava chi fosse Franco Elica e cosa in realtà facesse, gli affida l’incarico di girare il filmino del prossimo grande evento che si verificherà nella località siciliana: il matrimonio di sua figlia Bona. Ma la ragazza non sembra affatto entusiasta del passo che sta per compiere; è fatalmente attratta da uomini più maturi e già una volta, rifugiandosi guarda caso proprio nello studio di Elica, è scappata. Il grande maestro accetta l’incarico conferitogli dal principe e si innamora di quella fragile fanciulla alla ricerca di una via di fuga, fantasticando su un possibile suo intervento (magari metaforicamente travestito da principe azzurro) per salvarla e chissà iniziare con lei una nuova storia d’amore.
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| La recensione |
Criptico, è questa la definizione che viene subito in mente dopo aver visto l’ultimo film di Marco Bellocchio. L’ormai quasi settantenne terribile regista, mostra dopo il bellissimo L’ora di religione e lo stupendo Buongiorno, notte, di aver voglia ancora di rimettersi in gioco, preferendo rischiare con un film dalla trama apparentemente contorta ma che offre allo spettatore più di uno spunto di riflessione. Il regista di matrimoni è un film contro l’oppressione del matrimonio, un’acuta denuncia dei mali del nostro cinema (esilarante la scena in cui Smamma/Cavina dichiara di aver simulato la sua morte, in accordo con la sua casa di produzione, giusto per vincere il David di Donatello), un thriller psicologico che per ritmo e visioni suggestive ricorda quelli asiatici, una fiaba moderna (rivisitazione del mito di Cenerentola) o un dovuto omaggio (vedi la divertentissima scena di Franco/Castellitto che parla con i cani) ai cartoni/commedia della Pixar ?. E ancora la storia che seguiamo è proprio così come a noi sembra o stiamo assistendo ad un film nel film ?. Premettendo che la ricerca ossessiva di una qualsiasi spiegazione logica della trama condurrebbe a sentieri tanto impervi, da rischiare inevitabilmente di perdersi, finendo per non apprezzare appieno la immensa carica onirica di questo film, Il regista di matrimoni è un vero e proprio gioiello sia dal punto di vista formale che da quello dei contenuti. Le immagini in bianco e nero di quel film sui Promessi sposi, quelle dello stesso colore, girate in maniera quasi amatoriale che riprendono i protagonisti mentre la vicenda si sta svolgendo sullo schermo, sono un omaggio di un grande regista al cinema italiano che fu. Tutto il film, per la verità è un continuo richiamo al passato, con alcune scene di chiara ispirazione felliniana ed altre in cui è forte l’influenza di Visconti. Non manca certo (non poteva essere diversamente) il solito tocco ribelle ed aggressivo, vero marchio della fabbrica Bellocchio che mostra di non essere eccessivamente cambiato dai tempi di I pugni in tasca, film che lo aveva segnalato nel 1965 come uno dei registi più anticonformisti del nostro panorama cinematografico. Dopo un periodo abbastanza lungo di stasi creativa è riuscito a tornare prepotentemente alla ribalta con i suoi ultimi film, riuscendo a strabiliare ed a commuovere tutti con quell’autentico capolavoro che è Buongiorno, notte. In Il regista di matrimoni riprende le tematiche a lui care di un approccio laico alla religione cattolica, con cui ha avuto sempre un rapporto conflittuale. Un po’ come Almodovar ne contesta l’eccessiva ingerenza nell’educazione dei giovani e le inevitabili conseguenze che essa produce, quando troppo dogmatica e repressiva, una volta adulti. Sintomo di questo sguardo critico nei riguardi della religione è la scena iniziale del matrimonio della figlia di Franco, dove il regista non vede l’ora di fuggire dai focolarini e dai loro riti. In questo, Il regista di matrimoni, si avvicina non poco a L’ora di religione, da cui mutua una notevole dose di ironia nell’approfondire gli aspetti psicologici del personaggio principale e gli inevitabili condizionamenti che ne caratterizzano i comportamenti. Ma la vera novità di questo film, ciò che lo rende realmente rivoluzionario e a suo modo trasgressivo è il suo essere aperto al pubblico; lo spettatore è libero di interpretare il film come crede, di dargli sinanche un finale: riuscirà Franco Elica a salvare Bona Gravina o non abbiamo fatto altro che assistere sul grande schermo a quella nuova versione dei Promessi sposi che inizialmente il regista sta preparando ?. Molte sono le questioni lasciate insolute da questo film, tante sono le spiegazioni che il pubblico può trovare.
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| Il Regista e gli
attori |
Marco Bellocchio |
Di Bellocchio e del suo immenso talento abbiamo già detto; perfetto nella scelta degli attori, così come inappuntabile nell’individuare il tema musicale appropriato per ogni singola scena. Splendidi sono sia gli interni (in particolare tutte le scene girate nella villa del principe Gravina e nel convento dove è rinchiusa Bona) che gli esterni con gli affascinanti paesaggi (bellissima la scena del primo incontro tra Elica e il presunto defunto Smamma, su una splendida insenatura lambita dal mare) che fanno da perfetta cornice alla vicenda. Per quanto riguarda gli attori, stratosferico Sergio Castellitto nella parte di Franco Elica, regista illuso e deluso dalla vita che salvando Bona, forse vuole dare un senso alla sua non proprio felice (anche se agiata) esistenza. Bravissima Donatella Finocchiaro nella parte della bella e triste Bona che non accetta gli venga tolta la libertà di amare e di scegliere, fuggendo da un matrimonio da essa non voluto. Le vere sorprese di questo film sono però Gianni Cavina, nella parte di Smamma regista ritenuto morto per ragioni di convenienza e soprattutto Simona Nobili in quella della moglie di Baiocco, il regista di filmini che ospita Franco dopo essere stato da lui aiutato nel lavoro. La sua è un interpretazione di rara intensità, una testimone dello svolgersi degli eventi che dà sempre l’impressione di saperne di più di quanto dimostri. Alla fine sorge il dubbio che faccia segretamente il tifo affinchè la povera Bona riesca a fuggire da un matrimonio tanto combinato, perché essa stessa si sente prigioniera di una esistenza che sembra averle riservato il ruolo definitivo di mamma e moglie.
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