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Prima ti sposo e poi ti rovino
di Marzio

Miles Massey è un agguerrito avvocato divorzista, il più celebre sulla piazza, estensore del famoso contratto prematrimoniale che mette a riparo il contraente più debole, cioè il più ricco, da ciniche scalate al suo patrimonio da parte di chi lo sposa perché allettato dal profumo dei dollari. Marilyn Rexroth è una delle più pericolose divoratrici di patrimoni di uomini ricchi; prima li sposa e poi, convincendoli sottilmente a stracciare il contratto da essa stessa precedentemente firmato, si appropria del lucroso bottino; ha appena incastrato il suo più recente marito, un facoltoso uomo di affari con una tenera passione per i trenini e per un'avvenente coniglietta stile Play-boy, impedendogli di entrare nella faraonica villa, dopo l'ennesima scappatella debitamente filmata, con la promessa di ridurlo giudiziariamente sul lastrico. E ce l'avrebbe fatta di sicuro se non fosse che a difendere quel dannato marito scende in campo l'avvocato Massey, col suo accattivamente sorriso e i suoi artifici legali, sin troppo geniali. Ma la vendetta è un piatto che và mangiato poco alla volta, gustato lentamente;quel quarantenne avvocato sempre solo con i suoi codici e regolamenti che si vanta di non aver mai perso una causa e di avere accumulato già un cospicuo patrimonio, solitario giocatore di tennis senza avversari, non è il perfetto bocconcino da spellare per la sensuale, avida e provocante Marilyn?.

La recensione

Clamoroso flop al botteghino americano, Prima ti sposo e poi ti rovino è uno dei casi della stagione cinematografica. Due attori sulla cresta dell'onda, un soggetto gradevole e carino, due grandi registi per migliorare la confezione del prodotto, un successo commerciale ampiamente assicurato. Questi debbono essere stati i motivi che hanno spinto la Universal a ripescare dal cassetto un progetto tenuto in naftalina da quasi otto anni. Il risultato disastroso negli States è francamente inspiegabile, visto che lì ogni commedia, bella o brutta che sia, potenzialmente è in grado di superare la soglia dei cento milioni di dollari per essere definita un grosso successo. Il mistero diventa ancora più fitto se si pensa che in Europa, invece, il film ha avuto un successo terrificante. Qui da noi, in particolare, ha superato agilmente la soglia dei dieci milioni di euro, uscendo per di più in un periodo non proprio favorevole ai grossi incassi. Quale siano state le ragioni per cui il pubblico americano lo abbia snobbato mentre quello europeo amato, non vi è dubbio che è positivo che noi italiani abbiamo dimostrato, per una volta tanto, una capacità di selezionare i film americani e di giudicarli, indipendentemente dal successo o meno che hanno riscosso in patria; non è cosa da poco, in un mercato sempre più schiavo delle produzioni americane ed oppresso da un battage pubblicitario che privilegia, prevalentemente, prodotti che in USA hanno scalato il vertice del botteghino. Fatta questa doverosa premessa, Prima ti sposo e poi ti rovino è un film divertentissimo. Il buon umore è assicurato dalla prima all'ultima scena con alcune situazioni, quella del vaporizzatore su tutte, veramente esilaranti. I Coen, ad un impianto già di per se oliato, ci aggiungono quel pizzico di cattiveria e di sana ironia che si riscontra in tutta la loro cinematografia. Certo non lo si può definire uno dei loro lavori migliori, nemmeno paragonabile a Crocevia della morte, Fargo né allo splendido L'uomo che non c'era ma non vi è dubbio che la licenza dal cinema impegnato che i due fratellini si sono voluti concedere, raggiunge il suo scopo. L'idea era quella di fare un'excursus, una sorta di viaggio a ritroso nel tempo nelle commedie degli anni '50, per poi spingere a fondo l'accelleratore sull'ironia; stesso percorso intrapreso da Todd Haynes nello splendido Lontano dal paradiso ma con esiti e scopi diversi. Haynes, infatti, parte da quel tipo di commedia per sconvolgerla in modo drammatico, dandone così, una lettura rivoluzionaria. L'intento dei Coen non è questo, preferiscono giocare con il genere, aggiungendo personaggi estremi che nei loro film non mancano mai (il terribile killer Fischietto, il decrepito socio più anziano dello studio, descritto come una vera e propria mummia da lavoro), con il solo ed unico intento di far ridere lo spettatore. Chi vuole ci può vedere anche una sottile critica al sistema giudiziario americano, all'ansia degli individui di realizzarsi ad ogni costo ma dopo cinque minuti dalla fine del film nessuno si ricorderà più di questo messaggio. Quello che sicuramente rimane è il ricordo di battute fulminanti ("Ti piace la carne?." "Non sai a che punto io sia carnivora..."), figlie di una sceneggiatura felicemente scritta, senza tempi morti ed acutamente cattiva.

Il Regista e gli attori

Joel Coen

Alla fine è proprio la schioppettante sceneggiatura il punto forte del film; i duetti tra Catherine Zeta-Jones e George Clooney sono al vetriolo ed i due sono perfettamente a loro agio nei loro ruoli. Catherine Zeta-Jones con il suo sguardo magnetico, la sua ammaliante sensualità si rivela una delle attrici più trasformiste del cinema americano, capace di passare da un genere all'altro con un incredibile naturalezza. George Clooney è grande nel farsi prendere in giro, ancora una volta, dai fratelli Coen; mostra di avere un grande talento ed un'ironia insospettabile in una star holliwodiana. E voi vi chiederete, i mitici Coen ?. Per una volta tanto sembra che se ne siano stati un po' in disparte, a godersi come noi spettatori, questo giocare a gatto e topo tra i due protagonisti, certo magari non innovativo ma frizzante, schioppettate e propedeuticamente divertente. Un'ultima considerazione per la traduzione in italiano del titolo; brutta, poco efficace, sarebbe bastato, come poi fatto con l'uscita in dvd, lasciare l'originale Intolerable cruelty: più azzeccato di questo...

Marzio

La scheda del film

Regia: Joel Coen.
Con: George Clooney, Catherine Zeta-Jones, Billy Bob Thornton, Geoffrey Rush, Julia Duffy.
Distribuzione: UIP
Genere
: Commedia
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