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| La trama |
Robert Angier e Alfred Borden sono due aspiranti illusionisti che nella Londra di fine ‘800 apprendono le arti magiche dal grande maestro Cutter. Sono entrambi molto promettenti anche se di carattere fondamentalmente diverso; Robert, più aperto sembra a suo agio con il grande pubblico, Alfred più chiuso, meno propenso allo spettacolo, è tecnicamente più bravo. La morte, durante uno spettacolo, della moglie di Robert, forse causata da un nodo troppo stretto fattole da Alfred, porta i due aspiranti illusionisti ad allontanarsi l’uno dall’altro. Robert coverà sentimenti di vendetta nei confronti di Alfred e cercherà in ogni modo di rovinargli la vita, così come quest’ultimo ha fatto, seppur involontariamente, con la sua. Non contento di essere diventato più famoso di Alfred, proprio per la sua indubbia presenza scenica, vuole rubare il segreto del suo ultimo spettacolo: quella porta dietro cui Alfred scompare, per poi immediatamente riapparire attraverso un’altra che si trova in scena a pochi passi, è un ossessione che lentamente si impadronisce di Robert. A nulla servono le parole di Cutter, convinto che come in tutti i numeri di magia, ci sia un trucco, in questo caso un sosia di cui Alfred si serve per i suoi spettacoli. Robert non ci crede, è stanco di riproporre a sua volta un numero simile ma servendosi di una controfigura (un ex attore ormai alcolizzato) che non perde tempo a ricattarlo; allora l’ossessionato illusionista decide di fare un lungo viaggio negli States, per contattare Tesla, fisico acerrimo nemico di Thomas Edison, che ha approntato una macchina che fa sparire gli oggetti, per farli successivamente ricomparire. E’ l’invenzione del secolo, il teletrasporto ma estremamente pericolosa, sulla cui efficacia i dubbi sono ancora troppi…
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| La recensione |
Per favorire la riuscita di un numero di magia, è necessario, prima di tutto, che l’illusionista di turno ne enunci in maniera convincente la premessa; poi che sbalordisca lo spettatore con la sparizione di un oggetto o persona; quindi che lo rassicuri con la riapparizione di quanto in precedenza scomparso. Quello che lo spettatore non deve mai vedere è l’inganno che dietro ogni gioco di prestigio si nasconde, il bluff che permette la riuscita del numero di magia. E’ a questa norma consuetudinaria di ogni buon prestigiatore che si è scrupolosamente attenuto Christopher Nolan in questo The prestige . Il risultato è un film bellissimo, di rara intelligenza ed intensità, in cui lo spettatore viene prima sorpreso, poi illuso da quel grande sogno che è il cinema. Basandosi su una sceneggiatura perfetta, dove tutto sembra previsto in ogni minimo particolare con il pubblico lasciato all’oscuro, nell’attesa del numero ad effetto da cui scaturirà l’applauso, il film tiene incollato lo spettatore sulla sedia sino alla fine. Imprevedibile, girato stilisticamente in maniera inappuntabile, si avvale di una ricostruzione scenografica (di un periodo in cui la scienza doveva spesso chinarsi alle logiche economiche e politiche) efficace. Per non parlare poi di come sono descritti i caratteri dei due protagonisti del film. Nolan, qui anche nelle vesti di sceneggiatore, gioca con lo spettatore, presentandoci prima un Robert per il quale immediatamente lo spettatore simpatizza , non fosse altro per la disgrazia che capita alla moglie. Scena dopo scena si rimane spiazzati dalla trasformazione di Robert che si rivela cinico e freddo nel voler sopprimere un pericoloso concorrente nel campo dell’illusione; geloso di un’arte e di una capacità tecnica certamente superiore, Robert vive solo per rubare il segreto di Alfred. Quest’ultimo, più schivo e riservato del rivale, in breve fa breccia nelle simpatie dello spettatore, con la sua voglia di cercare di vivere una vita normale, sposandosi ed avendo una famiglia. Ma l’ossessione è una malattia terribile ed una volta che ti cattura, difficilmente ti abbandona. Alfred, a sua volta, mostra insofferenza per quella indubbia capacità di Robert di stare sul palco, di fare spettacolo e ben presto si rivela non meno cinico ed egoista del suo avversario, arrivando a distruggere la propria famiglia. Quel che conta per i due nemici è l’inganno, il trucco supremo che spiazzerà il pubblico, convincendolo a scegliere definitivamente chi tra i due è un grande mago e chi un impostore. Il film, nella parte centrale, analizza anche i contrasti che nel campo scientifico ci sono stati in quegli anni. Tesla fu osteggiato dalla gran parte della comunità scientifica ed accusato di essere un venditore di fumo, una specie di apprendista stregone. E che il gioco fosse veramente duro, lo testimonia l’incendio appiccato al suo laboratorio dagli uomini di Edison e dai continui rifiuti di finanziamento che i suoi progetti incontrarono.
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| Il Regista e gli
attori |
Christopher Nolan |
Costruttore di sogni, Christopher Nolan si conferma uno dei migliori registi dell’ultima generazione. Oltre a saper scrivere e mettere in scena storie sempre intriganti, sa far recitare gli attori, tutti marpioni nel campo cinematografico, subito a loro agio nei panni dei personaggi interpretati. Christian Bale è bravissimo nella parte del talentuoso Alfred; Hugh Jackman, dopo un inizio leggermente in sordina, è eccezionale in quella di Robert, un uomo che cade prigioniero di un ossessione, per la quale è disposto a compiere atti ignobili e disdicevoli. Superlativo, come sempre, Michael Caine nella parte del maestro Cutter, consapevole di trovarsi di fronte a due veri e propri geni ma che non capisce perché debbano così distruggersi a vicenda. Sempre magnetico lo sguardo di David Bovie nei panni del fisico Tesla e perfetto Andy Serkis in quelli del suo fido assistente. Una coppia perfetta di apprendisti stregoni dell’epoca, il cui contributo al progresso tecnologico si rivelerà, in seguito, fondamentale.
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