Al cinema

I film nelle sale
Home video

I film in home video
Sempreverdi

I film che non si dimenticano

Parla con lei

La trama

La cinepresa inquadra un uomo che sta raccontando ad un suo interlocutore nascosto, di aver assistito, la sera precedente, a Cafè Muller, spettacolo basato sulle coreografie di Pina Baush e di essere stato colpito dal pianto continuo di uno spettatore seduto accanto a lui. Al termine del racconto la scena si allarga e scopriamo che chi racconta si chiama Benigno e lavora come fisioterapista all'ospedale El Bosque di Madrid; la persona che dovrebbe ascoltarlo si chiama Alicia ed è una bella ragazza, da alcuni mesi in coma irreversibile. Benigno è una persona particolare; ha avuto cura per 15 anni della madre colpita da un grave disturbo psicologico ed ha forzatamente dovuto rinunciare ad avere quelle esperienze che sono fondamentali nella vita di ogni giovane. Dopo la morte della madre si è perdutamente invaghito di Alicia, spiandola mentre si esibiva nella scuola di danza situata proprio di fronte al suo appartamento; ha fatto in tempo, complice un portafoglio da lei sbadatamente perso, ad accompagnarla sotto casa ed a conoscere le sue passioni: teatro, danza e cinema. Poi la tragedia, l'incidente stradale con Alicia che entra in coma e Benigno, animo sensibile che con la morte nel cuore decide di occuparsi personalmente di quella ragazza da lui tanto amata. E finisce per parlarle di tutto quello che fa ed anche di quello che non fa, perché è fieramente ed intimamente convinto che quella ragazza lo ascolti, anzi sia l'unica in grado di ascoltarlo. Marco, lo spettatore che abbiamo visto commuoversi durante lo spettacolo della Baush, scrive guide turistiche. Si innamora follemente di Lydia, torera in crisi perché abbandonata dal suo grande amore. Durante una corrida, Lydia viene infilzata da un toro infuriato; entra in coma irreversibile ed è ricoverata all'ospedale El Bosque. Marco non è certo Benigno, sa solo piangere e disperarsi, non sa parlare con Lydia. Il destino, vero protagonista di questa storia, fa sì che in soccorso di Marco intervenga Benigno; tra i due nasce una grande amicizia e chissà, forse un qualcosa in più...

La recensione

Alcuni anni fa, in Romania, fu condannato per violenza carnale il custode di un cimitero che aveva abusato di una giovane ragazza, ritenuta, troppo precipitosamente, morta. I genitori di quella ragazza non hanno mai smesso di ringraziare quel necroforo che con un atto di aberrazione così immenso, aveva ridato la vita alla loro figlia. In Parla con lei, Almodovar si è liberamente ispirato a questo fatto di cronaca e ne ha tratto un film incredibilmente bello e poetico. L'incredibilità sta nel fatto che un atto così tremendo, come la violenza fisica su Alicia da parte di Benigno, possa rivelarsi un atto d'amore, in grado, di riportare in vita quella ragazza, ormai ridotta ad un vegetale. La grandezza di Almodovar sta proprio nel riuscire a far seguire, sino in fondo, la storia allo spettatore, non procurandogli né disgusto né indignazione. E' forse l'unico regista europeo, insieme a Wenders, a cui lo spettatore è disposto a concedere veramente tutto. E lo ripaga passando, inaspettatamente, dalla commedia dissacrante dei suoi film precedenti al dramma più cupo. Come sono lontani i tempi di Matador o Legami, con Parla con lei vanno in scena, in quell'immenso teatro che è il mondo visto da Almodovar, la commozione, le lacrime. E proprio questo è un altro segno della bravura del regista spagnolo; si è rinnovato, accettando una pesante sfida, quella di parlare di sentimenti, umane debolezze, disperazioni, tragedie, dolori fisici e morali, facendo sì piangere ma senza scadere nel melenso e nelle facile commozione da fazzolettini scottex. Marco si commuove e piange per ogni cosa, anche per la morte di un serpente o quando Caetano Veloso canta una splendida versione di Paloma, proprio perché è l'unico modo che ha per esternare la sua sofferenza, il suo dolore per la particolare situazione familiare che ha alle spalle, l'angoscia per una solitudine che sembra perseguitarlo. La stessa solitudine di cui Benigno si libera parlando con Alicia, andando a vedere i film alla cineteca che la sventurata ragazza avrebbe senz'altro visto. Per la prima volta Almodovar punta tutta la sua attenzione sugli uomini; le donne sono immobili, sembra che non parlino ma in realtà lo fanno con i loro corpi, assumendo, ad ogni inquadratura, una luce diversa, catturando un riflesso del sole, sgranando gli occhi per comunicare ad uno spaventato Marco che sono vive e comunicano con la loro fisicità. Ed allora quel film in bianco e nero da cui Benigno trae ispirazione per il suo pazzesco proposito, non è altro che l'ennesimo tributo che il regista spagnolo fa all'universo femminile, l'unico in grado di dare colore e vivacità all'opaca vita maschile. Sono sette minuti di grande cinema, intensi, coraggiosi che rischiano di spiazzare lo spettatore; Almodovar gira un piccolo film nel film, uno splendido mini (anche per via delle dimensioni del protagonista) horror muto. Il finale di Parla con lei è un ennesimo, sottile gioco del destino. In un teatro, durante uno spettacolo di Pina Baush, si incontrano Marco e la miracolata Alicia. Quest'ultima non sa nulla di Marco né tanto meno di Benigno ma dai loro sguardi sembra scoccare una scintilla. Potrebbe essere l'inizio di una nuova storia di amore; che la vita, almeno per una volta, sia riuscita a trionfare sulla morte?.

Il Regista e gli attori

Pedro Almodóvar

Almodovar dimostra di essere il nuovo grande cantore del melodramma; non rinuncia alle storie singolari ma mette in scena, senza pudore, il dolore, la sofferenza del vivere quotidiano. La trasgressività, la graffiante ironia che accompagnavano le sue commedie, sono presenti solo in alcune scene: una per tutte quella in cui ci si chiede del perché la Chiesa parli tanto di abusi sessuali subiti da suore nei paesi del terzo mondo ma tace su quelli compiuti da sacerdoti o peggio ancora da vescovi. Unico filo che unisce l'Almodovar dei film passati a questo di Parla con lei è la predilezione nelle scene dei colori forti, del rosso fuoco passionale, per mettere in risalto, nel caso della torera, la volontà di arrivare, per amore, anche all'estremo sacrificio della propria vita. Il bello è che se dovessimo scegliere quale dei due Almodovar preferiamo, saremmo in grande difficoltà... Bravissimi tutti gli attori da un superlativo Javier Cámara nella parte di Benigno, ad un'eccezionale Darío Grandinetti nella parte di Marco. Tra le attrici oltre la partecipazione straordinaria di una splendida Geraldine Chaplin, spicca quella di Rosario Flores nella parte della torera disposta a morire per amore. Abbiamo lasciato per ultima Leonor Watling nella parte di Alicia. Quella di una ragazza in coma irreversibile è forse una delle parti più difficili che ad un'attrice sia mai stata assegnata. E' sempre inquadrata in primo piano, immobile quando è massaggiata da Benigno ma dal suo corpo traspare quell'ansia di ritornare a vivere, di provare quelle intense emozioni che solo la vita, con i suoi alti e bassi ed i suoi problemi, sa dare.

Marzio

Leggi, su questo film, la recensione di Cristica

La scheda del film

Regia:Pedro Almodóvar
Con:Javier Cámara, Leonor Watling, Darío Grandinetti, Rosario Flores.
Distribuzione:Warner Bros
Genere: Drammatico

Link
I nostri link
Gossip
L'angolo dell'indiscreto
I protagonisti
Gli uomini che hanno fatto
la storia del cinema
Pazza l'idea
Come siamo nati