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Qui non è il Paradiso |
 Torino 26 Giugno 1996, un furgone portavalori delle poste viene derubato di ben otto miliardi, senza che nessuno si accorga di niente. I sospetti ricadono subito sull'autista, Renato Sapienza che il giorno dopo non si presenta al lavoro e sul suo grande amico Walter Taranto. Il commissario Lucidi, a cui sono state assegnate le indagini, non ha alcun dubbio; sono stati i due amici a fare il colpo, anzi è da tempo che lo avevano preparato e quasi preannunciato. Era nota a tutti i colleghi la voglia di Renato di scappare in Costarica, vero e proprio paradiso per chi cerca il riscatto da una vita infelice. Ne aveva parlato con i colleghi, gli amici, le donne che rimorchiava in discoteca e con gli stessi compagni della squadra di calcio, compreso l'allenatore. Il vero dilemma, per il commissario è scoprire la motivazione che ha portato queste due persone, apparentemente normali, a fare un gesto così folle; poi quell'auto di Walter trovata a Bussolengo, a qualche chilometro da Torino, mentre logica criminale vorrebbe che i delinquenti avessero già passato il vicinissimo confine ... Tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto, può essere annoverato tra i film che, dopo alcune stagioni buie, segnano il riscatto del cinema italiano. Stupisce, alquanto, che oggi si parli tanto del film di Moretti, "la Stanza del figlio", di quello di Muccillo " L'ultimo bacio" e del grande successo delle "Fate ignoranti" ma nessuno spende una parola a favore di questo film. Se poi si pensa che è stato rifiutato anche dalla mostra di Venezia, il mistero si fa più fitto. In realtà è un film più psicologicamente scomodo dei due citati in precedenza e dello stesso Cento passi di Marco Tullio Giordana. Infatti è difficile capire il perché una persona, Renato, che apparentemente ha avuto tutto dalla vita, una bella moglie, un bel figlio, dei genitori che non gli hanno mai fatto mancare niente, un bel giorno decide di mettere in crisi il suo rapporto matrimoniale ed i suoi legami con la famiglia ed inizia a condurre una esistenza da single inpenitente. Ma neanche di questa vita è soddisfatto, odia tutto quello che fa e vorrebbe raggiungere chissà quali obiettivi; alla fine identifica, mitizzandolo, il Costarica, come paese dove tutto è possibile e dove si può vivere felici senza sentirsi sempre vincolati a quegli schemi che la società borghese impone. Aggiungiamo che Renato si sente profondamente insoddisfatto anche per il lavoro che svolge; è sempre la stessa noia, ogni giorno alla guida di un furgone postale. E' forse questo stato d'animo del protagonista a provocare un profondo senso di disagio nello spettatore che rende il film sostanzialmente antipatico; è difficile ammettere che almeno una volta nella vita si è provato lo stesso senso di rifiuto della realtà che si sta vivendo, per abbandonarsi ad un sogno impossibile di evasione. E questo è forse ciò che il film vuole comunicarci; non bisogna aver paura di guardare dentro di noi e scoprire di essere, seppur in determinati momenti della vita, insoddisfatti. Sol analizzando criticamente e con coraggio la situazione difficile, si ha la possibilità di superarla; e poi, come dice il commissario al suo collega che quasi simpatizza con Renato e Walter, sognando a sua volta vincite miliardarie al lotto che gli facciano cambiare la vita: "E' più difficile continuare a vivere una vita normale, piuttosto che scappare per non assumersi le proprie responsabilità".
| | Il Regista e gli attori |
Gianluca Maria Tavarelli |
 Bravissimo il regista, Gianluca Maria Tavarelli, che costruisce un film giallo in cui si alternano sapientemente le scene delle indagini del commissario con gli interrogatori dei testimoni e quelle di preparazione del colpo da parte dei due portalettere. Un piccolo appunto ad un film che altrimenti sarebbe perfetto, vanno fatte alle didascalie che durante il film scandiscono i giorni in cui si sono svolti gli eventi; risultano troppo pesanti ed alla fine distraggono lo spettatore. Ottima la prova sia di Fabrizio Gifuni, nella parte di Renato Scarpa e di Valerio Binasco in quella di Walter Taranto; mensione particolare per il bravissimo Antonio Catania, già apprezzato in Mediterraneo; il suo commissario Lucidi è l'esempio di chi, prima di dare un giudizio definitivo di condanna, cerca di capire l'uomo e le sue contraddizioni. E' una persona che già ha provato, a proprie spese, con la solitudine, quanto sia difficile il vivere quotidiano.
Marzio
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