Isola di Jersey, Inghilterra 1945; Grace con i suoi due figli vive in perfetta solitudine in una splendida casa, avvolta dalla nebbia. La vediamo, nelle prime scene, impartire una sana educazione ai suoi due figli, basata su sacri principi morali e religiosi; purtroppo deve fare tutto da sola visto che il marito è partito per il fronte nel 1940 e non è mai più tornato. Un bel giorno suonano alla porta una governante dai modi gentili ed affabili, un giardiniere che fa del lavoro una missione ed domestica sordomuta. La prima raccomandazione che mamma Grace fa al personale è di tenere rigorosamente chiuse le imposte; i figli soffrono di una particolare malattia che li rende eccessivamente sensibili alla luce; inoltre, raccomanda alla governante a cui consegna le chiavi, di chiudere sempre l'ultima delle numerose porte della casa solo quando è assolutamente sicura di aver chiuso la prima. Se a questo si aggiunge la terribile emicrania di cui soffre Grace, le spaventose foto ritrovate in una delle stanze che ritraggono persone fotografate quando già erano morte e le strane presenze che iniziano ad avvertirsi all'interno della grande casa, il sospetto che i giorni a venire, per quella famigliola, non saranno del tutto tranquilli, è più che una certezza ... Film straordinario e strano al tempo stesso; la storia narrata, ogni situazione che si verifica, ogni scena sa di già visto. Di fantasmi, di presenze oscure demoniache o non, ne è piena la storia del cinema. E che dire di porte che si aprono e chiudono da sole, di pianoforti che suonano senza neanche essere sfiorati, della nebbia che avvolge tutto e tutti, di specchi che non danno l'immagine di chi si riflette. Ed anche la morale che ognuno di noi deve imparare a convivere con tutti, anche con i morti, sa già di sentito e risentito. Tuttavia, The others, è un gran bel film; ritmo sapientemente lento che fa apprezzare i dialoghi e prepara agli inaspettati colpi di scena, schema rigidamente classicheggiante con assoluta mancanza di effetti speciali, struttura circolare del racconto. Ogni piccolo particolare, dalla semplice tazza di tea, alle porte chiuse che si aprono inaspettatamente, sembra attirare sempre più lo spettatore, sino a coinvolgerlo del tutto e a fargli prendere posto su questo fantastico ottovolante della paura, dove i fantasmi sembrano essere più reali dei vivi e forse non sono altro che espressione delle nostre angosce, del nostro faticoso vivere quotidiano. Ed allora qualsiasi riferimento a Shining o ad Angoscia di George Cukor o a Il sesto senso può attendere. Accolto tiepidamente all'ultima mostra di Venezia, come successe l'anno scorso con Le verità nascoste, ha risentito dei mille pregiudizi che accompagnano i film in cui si parla di presenze occulte. Dal giorno della sua uscita si è immediatamente preso una secca rivincita, incontrando i favori del pubblico e di gran parte della critica. Ci stiamo ancora chiedendo a quale inspiegabile fenomeno si deve la rivalutazione del film da parte dei terribili critici nostrani; forse all'opera di convincimento, esercitata su di loro, dai fantasmi che abbondano nella pellicola ? ...
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Bravo, bravissimo Alejandro Amenábar, regista spagnolo di origine messicana. Confeziona un film quasi da tempo che fu, facendoci rimpiangere il vecchio modo di fare cinema. Perché lo spettacolo non lo creano solo i mirabolanti effetti speciali che infarciscono i film di oggi ma anche i dialoghi, le interpretazioni degli attori, l'utilizzo efficace della macchina da presa, il saggio alternarsi di luci ed ombre. Semplicemente perfetta Nicole Kidman, non si esagera se la si definisce nuova Grace Kelly; è bravissima in ogni scena, sa rendere, in maniera eccezionale, le paure e quel senso di frustrazione e solitudine che vive il suo personaggio. Ed un dubbio ci assale al termine della proiezione:"Del pur bravo Tom Cruise, qui nella veste di coproduttore del film, ne sentiremo più parlare ?". Perché se continua così la bella Nicole finirà per far dimenticare del tutto l'ex marito.
Marzio
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