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Buongiorno, notte

La trama

Chiara, unica donna che fa parte del commando responsabile del sequestro dell'onorevole Aldo Moro, segretario della Democrazia Cristiana, è la vivandiera del covo dove l'uomo politico viene tenuto segregato. Ben presto, tra le difficoltà di apparire normale nella vita di tutti i giorni e l'affrontare una situazione così folle, la donna entra in crisi; le certezze nella giusta causa delle Brigate rosse iniziano a vacillare di fronte al suo ricorrente sogno di vedere quell'uomo nuovamente libero...

La recensione

Sgombriamo il campo dalle mille polemiche e dagli scomposti elogi che questo film ha suscitato nel mondo della nostra politica. Il cinema, fortunatamente, è ancora in grado di parlare alle coscienze, di arrivare lì dove i nostri partiti hanno perso ogni capacità di capire la società di cui son pur parte integrante ed irrinunciabile. Buongiorno, notte è un film e bisogna giudicarlo, prima di tutto, come tale. A chi scrive è piaciuto moltissimo; un vero e proprio capolavoro caldo, perché estremamente coinvolgente, da contrapporre, ad esempio, al non meno bello ma freddo Mestiere delle armi di Ermanno Olmi. Le scene iniziali, con la scelta della casa che diventerà la prigione di Aldo Moro e l'attesa spasmodica, da parte di Chiara, dello scomodo ospite, è girata magistralmente. Le atmosfere sono quelle di un cupo thriller dove il colpo di scena, vedi la vicina invadente che consegna il bebè all'attonita terrorista, è sempre dietro l'angolo. Che dire, poi, di quella scena in cui, all'interno del ministero dove Chiara lavora, tutti, compreso la brigatista, preferiscono non prendere quell'ascensore e far finta di non vedere cosa vi è affisso ?... Stupende, poi, sono le scene in cui la brigatista, mentre dorme, sogna un Aldo Moro libero, accanto a lei, che sfoglia i suoi libri e poi li ripone con cura sul comodino, facendo piano, quasi temendo di risvegliarla. Gli stessi libri diventano, a loro volta, sogni in bianco e nero nell'immaginazione di una Chiara in lotta per abbattere il sistema capitalistico e per far trionfare il proletariato. Nonostante, Buon giorno notte, non sia un film che abbia la presunzione di analizzare e dare un giudizio sugli anni di piombo, è chiaro che determinate cose vengono comunque fuori, stimolando più di una riflessione. Ad esempio, la filosofia brigatista della emancipazione della classe operaia e della distruzione dello stato borghese, contrasta fortemente con il fatto che il commando passi, buona parte della serata, in trepida attesa, del quiz di Mike Bongiorno in tv, del solito varietà del sabato sera della Carrà o dello show dell'onnipresente, allora come oggi, Pippo Baudo; alla faccia della coerenza rivoluzionaria. Chi scrive, allora simpatizzante di sinistra e del PCI in particolare, confessa che in quegli anni era completamente allergico a quel genere di programmi, ritenendoli specchio di un sistema di potere che tendeva a narcotizzare, grazie ad una tv incapace di fare cultura, l'opinione pubblica, distraendola da quelli che erano i veri e propri problemi sociali. Non avrei mai immaginato che chi aveva fatto la scelta tanto sciagurata di combattere con le armi un sistema che non condivideva, in realtà, poi, ne accettasse passivamente le più bieche forme di degenerazione televisiva. A questo punto non mi stupirei se tra qualche anno si scoprisse che i killer di Marco Biagi o di D'Antona fossero degli accaniti fans delle veline o seguissero, con trepidazione, le ultime fasi di Miss Italia...

Il Regista e gli attori

Marco Bellocchio

Bellocchio è riuscito, con Buongiorno, notte, a fare un film intimista, prendendo spunto da una delle più grandi tragedie della recente storia italiana. A lui non interessava la ricerca ossessiva di una verità mai venuta completamente alla luce né tantomeno dare un giudizio sugli anni di piombo e se fosse giusto o meno sacrificare una vita umana, in nome della ragione di stato. Buongiorno, notte è solo (e non è certo poco) il prendere lo spunto da una situazione vissuta in quegli anni da spettatore esterno, farla rivivere sullo schermo e prevedere un finale tutto diverso dalla realtà, appellandosi alla libertà di immaginazione dell'artista. Alla luce di questo l'affermare, come ha fatto il pur bravo Marco Pirani sulle colonne di Repubblica, che questo film sposerebbe la tesi di quello che fu il partito della trattativa per la liberazione di Aldo Moro, contro la linea dura di PCI e DC, è una forzatura, un'andare fuori tema. In Buongiorno, notte non c'è alcuna scena che prefiguri la predilezione per una scelta o per l'altra; le stesse ultime parole di Moro che esorta i terroristi a lasciarlo in vita, consapevoli del fatto che uccidendolo ne farebbero un martire, alienadosi le già scarse simpatie che l'opinione pubblica aveva per loro, sono, più che altro, il frutto di un ragionamento di una mente politica ancora lucida ma che sa, come uomo, di essere ormai arrivato al capolinea della sua vita. Certo il film di Bellocchio è lontano mille miglia da Le mani sulla città, mitico film di Rosi; lì prevaleva la denuncia anche a costo di rischiare di scivolare in un certo macchiettismo di maniera, qui prevale l'aspetto intimista, la ricerca interiore di una spiegazione ad un evento irragionevole e la voglia di riviverlo in maniera diversa. Che poi la brigatista Maria Luisa Braghetti, dal cui libro Il prigioniero è tratto il film, abbia più volte dichiarato di non riconoscersi nel personaggio del film e di aver condiviso la scelta fatta dal gruppo di uccidere Moro, è un altro discorso; così come, con il senno di poi, si può affermare, come molti fanno, che si poteva trattare, visto che i terroristi, in quegli anni, erano pochi e soli e non avevano alcun seguito presso la classe operaia a cui si rivolgevano. Che cosa sarebbe accaduto se lo stato avesse ceduto, finendo per riconoscerli come interlocutori?. Ribadiamo che a Buongiorno, notte tutte queste teorie e polemiche risultano estranee e questo è il vero punto di forza del film; infatti Bellocchio non corre mai il rischio di oscurare quello che è il suo vero ed unico scopo: filmare il travaglio umano di coscienze che in una determinata situazione si trovano a vivere un dramma che essi stessi hanno provocato o, come nel caso del prigioniero, subito. Per finire un bravissimo a tutti gli attori; superlativa Maya Sansa, nella parte della brigatista assalita da mille dubbi; straordinario Luigi Lo Cascio in quella del capo del commando; semplicemente stupefacente Roberto Herlizka nei panni di Moro. Un film che ci fa riflettere, commuovere, rivivere momenti bui della nostra storia, suscita ricordi e cosa che non guasta è piaciuto tanto ai giovani di oggi. E' proprio il caso di concludere: "Ma cosa si vuole di più dal cinema"...

Marzio

La scheda del film

Regia: Marco Bellocchio
Con:Maya Sansa, Luigi Lo Cascio, Pier Giorgio Bellocchio, Giovanni Calcagno, Paolo Briguglia.
Distribuzione: 01 Distribution
Genere: Drammatico

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