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Non ti muovere

La trama

La telecamera che scende lentamente dall'alto inquadrando un casco desolatamente solo sull'asfalto. La solita folla di curiosi che silenziosamente assiste alla tragedia; urlo concitato delle sirene di un'ambulanza pronta a fare l'ennesimo viaggio della speranza o della disperazione. E lì per terra, all'apparenza priva di vita, una povera quindicenne tradita dal suo motorino in una giornata piena di pioggia. Il ricovero in ospedale è celere, così come la preoccupante diagnosi (trauma cranico); è necessario operarla d'urgenza per rimuoverle l'ematoma, altrimenti c'è il fondato rischio di perderla per sempre. Un diario ritrovato nello zaino della ragazzina allarma la caposala di Chirurgia; è la figlia di Timoteo, uno dei chirurghi del reparto. Il padre, davanti al profilarsi di una disgrazia così immane, incomincia un lungo viaggio con la memoria che lo porterà ad analizzare un episodio oscuro della sua vita: l'incontro con una donna bruttissima, prima da lui violentata e poi fortissimamente amata. E pensare che per lei avrebbe lasciato anche la sua bellissima moglie Elsa.

La recensione

Un film, come chi scrive ha in altre recensioni già affermato, è un'opera che vive di luce propria e non riflessa rispetto al libro da cui è tratto. Quindi anche nel caso di Non ti muovere, seppur la sceneggiatura sia stata scritta dalla stessa Mazzantini autrice del fortunato libro vincitore del premio Strega, l'attenzione non sarà per nulla posta sulla fedeltà o meno ad esso del film; quel che qui interessa è dare un giudizio sull'opera di Castellitto senza gli immancabili condizionamenti derivanti dalla lettura del romanzo. Ed allora incominciamo col dire che Non ti muovere non è assolutamente un film perfetto; gli eventi narrati in maniera sin troppo tragica, in alcuni punti lo fanno somigliare ad un drammone a tinte fosche. Non che ciò sia un male ma qui e là si sente la mancanza di un sano briciolo di ironia che avrebbe impreziosito la narrazione. Certo Castellitto regista non è Almodovar ma se oltre la comunque bella scena drammatica relativa all'infanzia infelice di Timoteo ne avesse aggiunta un'altra (stile piccolo film muto in bianco e nero come in Parla con lei) per spezzare la narrazione,avrebbe garantito al pubblico una doverosa pausa di riflessione, per far ripartire poi il racconto, come un fiume in piena, sino alla fine. Il riferimento qui fatto al grande regista spagnolo non è casuale, visto che lo stesso Castellitto da lui prende spunto per evitare che il film, soprattutto nel finale, scivoli pericolosamente nel melodramma più cupo: rispolvera la sempre eterna scarpina rossa, un tempo appannaggio di Cenerentola, ora di Italia; trovata Almodovariana, questa sì, come l'uso cromatico dei colori forti per stemperare situazioni violente. La scena dell'apertura del diario della ragazzina, poi, da parte del padre che sotto il disegno di un cuore scopre la foto del suo ultimo boy-friend, per un attimo sembra il preludio a dieci minuti di pura follia fumettistica, stile Tarantino, talvolta più esplicativa di tante scene drammatiche. Così non è e forse il Castellitto regista avrebbe dovuto anche liberarsi un po' della presenza ossessiva ed immanente del pur bravissimo Castellitto attore, garantendo più spazio ad altri personaggi interessanti, tipo la moglie Elsa o i colleghi dello staff ospedaliero ma che risultano non sufficientemente approfonditi. Detto questo, appurato che Castellitto non è ancora (e forse non pretende nemmeno di esserlo) ai livelli di un Ferzan Ozpetek, di un Muccino o figurarsi di un Bellocchio, Non ti muovere è un film che colpisce per la sua intensità. Per tutta la durata del film, circa due ore e dieci minuti, non c'è mai un calo di tensione nello spettatore che finisce per entrare nella storia, bucare lo schermo e partecipare attivamente agli avvenimenti. La crisi di Timoteo familiare ma anche professionale che lo porta a tradire la moglie ed a rivelare un lato oscuro di sé, è descritta in maniera magistrale; il suo primo incontro con Italia, violentata senza che questa opponesse un minimo di resistenza e la immediata confessione silenziosa resa alla bella moglie su una splendida spiaggia (la scritta sulla sabbia "Ho violentato una donna" che Elsa non legge perché non vede o forse perché non vuole), rendono perfettamente l'idea di una vita insoddisfatta, sporca, macchiata da parte di chi, visto il suo status sociale, può ben definirsi un privilegiato. Ma come spesso accade non sono solo i soldi che fanno la felicità degli uomini; Timoteo benestante è un'infelice, un marito frustrato in una coppia ormai alla deriva. L'incontro con Italia, brutta, orrenda con quelle gambe così poco dritte che abita in un tugurio della periferia più degradata di Roma, è l'occasione per una selvaggia rivalsa da parte di un uomo che ha perso ogni dignità, finendo ostaggio dei suoi istinti più bestiali. Può una storia nata dalla violenza, dalla sopraffazione trasformarsi in un grande amore?. A Timoteo succede, piano piano si innamora di Italia finendo per capire che la donna, tanto inizialmente da lui oltraggiata, è proprio quella della sua vita. Nonostante questo non darà mai la sensazione di fare una scelta coraggiosa, definitiva. Per carità nel corso della storia Timoteo avrà anche l'occasione di riscattarsi, seppur parzialmente ma certo il suo personaggio non ne esce bene. Sia Italia che Elsa, moglie di Timoteo, anche se completamente diverse, sono i personaggi più solari di tutto il film; soffrono chi silenziosamente, chi in maniera più evidente per amore dello stesso uomo e per esso sono disposte a fare scelte (vedi Elsa che decide, forse presa dalla disperazione, di rimanere incinta, accontentando così il marito Timoteo), pur non condividendole del tutto. Non ne esce bene neanche il concetto di famiglia, vista come nucleo eccessivamente vincolante, troppo claustrofobico dove spesso non si respira e si covano risentimenti che poi scoppiano come schegge impazzite. Davanti a sua figlia che lotta tra la vita e la morte, Timoteo chiede scusa per non averle voluto un bene immenso; quel bene che gli avrebbe permesso di operarla e salvarla con le proprie mani, come aveva tentato in precedenza con Italia. Ed allora Italia che è lì come un fantasma a vegliare sul dramma che Timoteo sta vivendo anni dopo, diventa anche il simbolo di qualcosa in cui rifugiarsi, quando tutto è perso, compreso la dignità.

Il Regista e gli attori

Sergio Castellitto

Bravo Sergio Castellitto alla sua seconda esperienza da regista dopo il poco convincente Libero Burro. Confeziona un film sincero che si segue con la stessa intensità ed emotività con cui si legge un romanzo; appassiona la struttura circolare della storia con continui rimandi al passato e precipitose fughe verso il presente, sulle note di una colonna sonora tra cui spicca un nuovo brano scritto appositamente da Vasco Rossi ed una splendida esecuzione di Gli amori di Toto Cutugno. Un po' eccessivamente teatrale ci è parso il disporre lo spirito (a proposito è la stessa Mazzantini) di Italia su una sedia, al centro dei quattro viali che conducono all'ospedale, quasi a simboleggiare che la vita di questa donna e le sue sofferenze sono quelle di una povera crista. Come sempre bravissimo Castellitto attore nel disegnarci una figura con mille ombre e nessuna certezza, pronta a prendersi beffe della moglie che forse non lo capisce appieno, confessando alla signora del palazzo di fronte di averla tradita e di aspettare un figlio da un'altra. Semplicemente eccezionale Penelope Cruz, davvero irriconoscibile nella parte di Italia; imbruttita, involgarita ha voluto recitare in italiano una parte difficile, sicuramente la più convincente della sua carriera ed un paragone con Anna Magnani non sembra così azzardato... Bravissima Claudia Gerini nella parte di Elsa, moglie infelice di Timoteo; il suo è un ruolo drammatico, scomodo, di una donna che probabilmente ha capito ma che tace e forse cinicamente agisce, pur di salvare il matrimonio. Fa piacere (onore a Castellito che questa bravissima attrice sia stata, finalmente, utilizzata in un ruolo che metta in risalto le sue indubbie capacità recitative, piuttosto che nella solita commedia di sapore Verdoniano (non ce ne voglia il pur bravo regista-attore romano). Dulcis in fundo Angela Finocchiaro nella parte di Ada, capo infermiera del reparto di chirurgia; sembra quasi che nata attrice comica, con gli anni, si stia specializzando in ruoli drammatici. Per finire dopo aver lodato Castellitto per aver descritto efficacemente, nella parte finale del film, i luoghi dell'infanzia di chi scrive (il Molise ed i suoi paesi dove ancora si vive a misura di uomo ed una vita può essere ancora ricostruita), un desiderio mi sia consentito di esprimere: avendo assistito alla vita passata di Timoteo ed al suo presente, sarei proprio curioso di sapere cosa gli riserva il futuro...

Marzio

La scheda del film

Regia: Sergio Castellito
Con: Sergio Castellitto, Penélope Cruz, Claudia Gerini, Angela Finocchiaro.
Distribuzione: Medusa
Genere: Drammatico
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