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| La trama |
Francia 1187, il giovane maniscalco Baliant si macchia di una terribile colpa: uccide il prete del villaggio che gli confessa di aver tagliato la testa a sua moglie, suicidatasi per aver perso un figlio, favorendone in tal modo l’andata all’inferno. Baliant non può fare a meno che accettare l’offerta di un padre mai conosciuto, un signore della guerra che spinto dal rimorso e dai sensi di colpa gli ha da poco confessato la verità e proposto di seguirlo a Gerusalemme per iniziare una nuova vita. Siamo nel periodo delle Crociate con i cristiani che reclutati in ogni villaggio, partono per difendere la città santa contro le incursioni dei musulmani miscredenti. Ed il giovane maniscalco si trasforma in un indomito combattente, finendo per difendere con un pugno di uomini la città dalle organizzate truppe del potente Saladino.
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| La recensione |
Da tempo chi scrive si chiedeva il perché, dopo aver rispolverato il filone epico storico, Hollywood non confezionasse un film su una delle pagine più vergognose per la storia della Chiesa Cattolica. Il periodo poi scelto per fare un film come Le Crociate, con una guerra permanente in Iraq e con il pericolo di un conflitto tra religioni immanente, è subito sembrato quello giusto affinchè le giovani generazioni potessero prendere una lezione dalla storia su quanti disastri possa arrecare il fondamentalismo religioso. La regia affidata ad un grande come Ridley Scott che già con Il Gladiatore aveva dimostrato di saperci fare con film di quel genere, era una garanzia dal punto di vista qualitativo. Ed invece, a parte una confezione formale che rasenta la perfezione, con costumi, scene di battaglia dettagliatamente ricostruite, si avverte che in Le Crociate qualcosa non và. La vicenda che scorre sullo schermo, pur presentando tutti gli elementi per appassionare lo spettatore, raramente lo coinvolge, finendo per apparire sin troppo fredda. Ciò è dovuto alla maniera sin troppo semplicistica in cui i fatti storici sono affrontati: non un minimo accenno alle ragioni che favorirono il dilagare del fanatismo religioso, né una descrizione (seppur generale) della situazione politica in cui gli eventi si verificavano. Non si pretende qui che Le crociate, nato per essere sostanzialmente un blockbuster, contenga una profonda analisi storica di un periodo in cui in nome di Dio (da ambedue le parti) si commettevano atroci crimini; d’altronde come Il Gladiatore e L’ultimo samurai insegnano, talvolta le vicende narrate sotto forma di Bignami, fanno conoscere meglio la storia alle giovani generazioni che non i mastodontici saggi che pochi sfogliano. Il fatto è che non convince neppure l’eccesso opposto con i cavalieri che partendo dalla Francia raggiungono il porto di Messina più che per una Crociata, per una crociera. Infatti la ricostruzione (per carità fatta bene) del porto di Messina, con Balian e i cavalieri che non fanno altro che guardare ammirati il mare e le navi pronte a salpare, sarebbe uno spot perfetto per la Costa crociere.
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| Il Regista e gli
attori |
Ridley Scott |
Il sospetto che stavolta Ridley Scott si sia fatto prendere la mano ed abbia confezionato più un film per se stesso che per il pubblico, aumenta nella seconda parte; le scene cruente, girate sì in maniera tecnicamente perfetta, sono (come accade spesso in film del genere) un po’ confuse. Così lo spettatore rimane inerme sulla poltrona, prima affascinato dalla messa in scena delle battaglie, poi lentamente preda di una sorta di sindrome di assuefazione alla concitazione che lo porta al distacco e disinteresse a ciò che si svolge sullo schermo. Inoltre, a differenza dell’intera saga del Signore degli anelli, il film di Scott difetta proprio nella capacità di descrivere i personaggi, i loro comportamenti, finendo per far regnare sovrana la confusione a discapito della narrazione. E proprio il paragone fatto con Il Gladiatore e L’ultimo samurai, fa pensare a chi scrive che forse il non troppo brillante esito del film sia dovuto non tanto al suo regista ma allo sceneggiatore mancato, John Logan che aveva curato i dialoghi delle opere prima citate; pur con mille difetti (fra tutti uno sconfinamento eccessivo nella retorica), era riuscito a garantire alla vicenda quelle pause necessarie, utilissime alla narrazione, l'analisi di quelle sottotrame indispensabili per spezzarne il ritmo concitato e richiamare l’attenzione degli spettatori sulle vicende umane dei vari personaggi. William Monahan, sceneggiatore di Le crociate, quasi mai ci riesce e Scott non può far altro che confezionare un’opera tecnicamente efficace ma senza anima dove ogni tanto, qui e là, si evidenzia la condanna contro l’inutilità delle guerre ed ogni forma di violenza, sotto forma di messaggi da baci perugina. Per carità è una posizione, quella contro la guerra e l‘uso strumentale della forza per imporre la democrazia, che il sottoscritto condivide in pieno ma il rincorrere il politicamente corretto a tutti i costi ed uno sconfinamento nella più smaccata ruffianeria in alcune scene (in particolare quella in cui il feroce Saladino che durante il furioso combattimento in Gerusalemme trova il tempo per salvare una croce cristiana) sfocia francamente nel ridicolo. Per quanto riguarda gli attori Orlando Bloom, nei panni di Balian, ispira simpatia e ce la mette tutta ma non ha certo il carisma di Russel Crowe nel Gladiatore. Molto meglio Liam Neeson nei panni del padre del giovane maniscalco e Jeremy Irons in quelli del consigliere del re di Gerusalemme. Ottima ci è sembrata la scelta di puntare molto sulla figura del re di Gerusalemme, interpretata da uno splendido Edward Norton; quando appare con la maschera sul viso, consumato dalla lebbra, il film sembra fare uno scatto decisamente in avanti, elevandosi da una mediocrità seppur tecnicamente ineccepibile, ad una sufficienza piena. Peccato che accada solo in alcune scene, forse dai tormenti di quel personaggio il film avrebbe dovuto partire ma allora Scott si sarebbe dovuto rivolgere a per scriverne la sceneggiatura (come si vede gira e rigira ma tutto ruota intorno allo stesso dilemma).
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