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I film che non si dimenticano

La ricreazione
di Emiliano Cribari

La trama

Un liceo di provincia. Il suono della ricreazione. E un mondo che dal nulla esplode di forme e di colori. Fra battute e spunti di riflessione, stupidaggini e piccoli e grandi drammi personali, un minuscolo ma unico spicchio di vita di quasiventenni del duemila si consuma in un lampo. Tra profondità assoluta e disperata leggerezza. In un continuo dolceamaro di toni e di sapori. Un professore che prima di tutto è un uomo - anch'egli - con le sue fragilità e i suoi attimi di vita "vera". Ragazzi in preda ai loro istinti: comici, tragici, sciocchi, lirici. Bidelli-poeti e stralunate macchiette di paese. E laddove non ci si aspetta, il mare. Come un brivido fugace. Come l'ultimo verso di una poesia. La ricreazione è un borgo in cui convive tutto: il sorriso, come il pianto.

Note di regia

La ricreazione è nato in una pizzeria. Era la fine di luglio, e ancora molti di noi stavano chiedendosi che fine avrebbe fatto Le cose che so di me (il film). La nascita del soggetto è coincisa con il primo sguardo stupito con il quale ho guardato i miei nuovi compagni di viaggio: la consapevolezza che la scelta tematica, e quella di genere, non incontravano obiezioni e perplessità, ma soltanto un'urgenza, fattasi via via sempre più impellente, di sedersi e creare.
Il comico: per espiare un senso di colpa nei confronti della mia inadeguatezza di artista, e per spiare una zona solo apparentemente d'ombra della mia necessità di dire.
La scuola: per rafforzare il senso logico (generazionale) di un percorso iniziato con il film Le cose che so di me, per indagarlo ancora più a fondo, per nutrire con parole e colori nuovi un linguaggio inseguito con la smania nostalgica di chi ancora ha capito poco o nulla di se stesso. Far sedere al mio banco mio fratello, al banco di Francesco Lorenzo Fantechi, al banco di Roberto Luca Alves; riascoltare l'odore mattutino degli astucci, intriso delle labbra sottili di legno colorato dei lapis appena appuntati, il suono della campanella, l'odore di plastica del caffè, i passi stanchi dei bidelli, il cigolio delle porte, l'eco dell'auditorium, la varichina dei bagni.
La sfida, insomma, era grossa. Partito per diventare un mediometraggio, soprattutto grazie all'esplosività di alcuni attori, La ricreazione si è fatto da sé. L'azione si è cioè ricreata dalle ceneri, ancora non consumate, di una sceneggiatura pericolosa: interni ed esterni, e comico e drammatico, abitavano infatti la stessa casa, un monolocale preso in affitto in cima a un grattacielo di cose da dire, di corse da sudare, di personalità da mettere in gioco. Quante volte in tutti questi mesi la gente mi ha chiesto: "Ma cosa c'entra Guerriero del Tempo con i corridoi scalmanati di una scuola superiore? Ma cosa c'entrano tutti insieme nello stesso abbraccio di parole e di gesti attori di quattordici anni e altri di quaranta, attori professionisti e giocolieri sequestrati ai bar e alla noia di paese?". Io lo so, cosa c'entrano. Ma ancora un'altra sfida, ci è piaciuto lanciare. Una sfida con se stessi, prima di tutto, come tutte le sfide che si rispettino. Una sfida che tocca tutti meno che il pubblico, che avere è sempre un dono, un'utopia. Ché il pubblico va ascoltato ma ignorato, amato ma tradito, richiesto ma respinto. Una sfida fatta a colpi di luci e di inquadrature: per quanto riguarda gli esterni, siamo sempre partiti dalla meraviglia naturale dei paesaggi, lasciando alla temperatura del colore della loro febbre congenita il compito di bagnare spontaneamente le nostre scene; a scuola, invece, vuoi per bisogno artistico, vuoi per necessità, abbiamo cercato di creare una luce che prima ancora, il più delle volte, di restituire allo spettatore l'idea di naturalità, soddisfacesse il nostro gusto estetico (in particolar modo, nei corridoi). Quindi: ogni luce è nata per valorizzare visivamente e concettualmente ambiente e attore, prescindendo molte volte dalla grammatica immediata e logica della scena.
Le inquadrature: piani fissi a porre l'accento sul comico, e piani mossi, arricchiti da stacchi e dettagli, per calcare il selciato drammatico delle aree più complesse e poetiche del film. Pochi carrelli, pochi dolly: la scuola non consentiva sperimentalismi eccessivi in alcuna direzione. Ma ciò che mi ha entusiasmato, e al tempo stesso impaurito, di questa manciata di ore di frenetico lavoro, è stata la rivolta anarchica che numerosi brandelli di sceneggiatura e di storyboard hanno operato con successo nei miei confronti, mettendo in luce sì le mie carenze, ma soprattutto la flessibilità e la plasmabilità di questo scoppiettante progetto. Ciò che mi resta dunque non è, come molte volte succede, la stanchezza scaturita da nottate passate a sistemare una traccia audio, o a fornire a se stessi il senso di una dissolvenza; restano, invece, come di un'estate, tuffi e sapori.

Il Regista e gli attori

Emiliano Cribari

Sulla spiaggia de La ricreazione ho trovato: il solito fresco entusiasmo e la costante presenza della bravaMartina Biagi, la professionalità dolce e avvolgente del "nostro" primattore Claudio Cirri, l'inaspettata e originale verve vernacolare di mio fratello Antonio, mattatore matto quasi come matta è stata la scelta di mia nonna per il ruolo della più classica delle scocciatrici; ho trovato il sostegno e l'intelligenza poetica di Lorenzo Fantechi, paradossale attore e affidabile braccio destro; ho trovato ballerini amici, nelle sale da divertimento in cui mi hanno ospitato i vari Luca Alves, Giovella Camarlinghi, Gianni Ciolli, Clara Ellena, Franco Giovannozzi, Maila Lodoli, Emma Milano, Piero Pelosi, Serena Pini, Giulia Pinzauti, Lorenzo Provenzani, Marco Raffaelli e Aurora Tanini; e poi, l'impatto poetico con Luca Provenzani, testimone del cocente bacio dato al mare calabrese nel mese di ottobre; l'incandescente e chiassosa incursione di Carlo Monni e la straordinaria simpatia di Francesco Parigi, fedele collaboratore e vivace occhio sul mondo; ho poi trovato, e concludo, un albero di Natale e un'inaspettata sorpresa: l'incontro artistico con Erika Renai, che ci ha prestato, oltre che un valido monologo comico, una buona fetta della sua professionalità, della sua infantile gioia di esserci e della sua umile duttilità nello svolgere compiti che certo non competerebbero a un'attrice, soprattutto se del suo calibro. Ma senza un buon centrocampo l'attacco non segna: ecco allora la fondamentale assistenza tecnica di Giacomo Pipitone, le fotografie di Cristina Carletti, di Paolo Tempesti e di Ambra Tesi, la solita competenza grafica di Marco Lodovichi, il nostro webmaster. Da non scordare poi chi, come Francesco Tatini o Elisa Mattioli, ha offerto ancor più spontaneamente degli altri uno sprazzo adrenalinico della propria euforica presenza. In ultimo, ma non certo per importanza, al contrario per qualità e quantità del proprio lavoro, Daniele Cribari, che insieme con me ha prodotto di fatto il figlio digitale de La ricreazione, prendendo per mano attori e tecnici, testi e situazioni, e guidando con destrezza e abilità la carovana. Brillante e propositiva figura al mio fianco, ha supervisionato, per mia fortuna, anche l'aspetto registico del lavoro. Infine, ho trovato altri cinque viaggiatori, i Nisma, che al posto di zaini e valigie avevano in mano due chitarre, un basso, una batteria e un microfono: loro mi hanno regalato i loro suoni e io ho regalato loro le mie parole. Ne è nato un pezzo, la colonna sonora del film, che ha coronato la lunga vita cerebrale e danzante de La ricreazione. Finché un giorno, a suggellare di note l'articolata vicenda ostetrica del film, Michele Papadia: artista che non ha certo bisogno di presentazioni; artista che non smetterò mai di ringraziare. Abbiamo sognato, discusso, ci siamo depressi, esaltati, qualcuno ha pianto e qualcuno si è pure incazzato. Ora che si scende di macchina, c'è da riaprire l'armadio, mettere a lavare i panni sporchi e poi prendere subito in mano una bella e ispirata penna rossa, per appuntarsi il giorno e il numero del mese in cui il viaggio ricomincerà.

La scheda del film

Regia: Emiliano Cribari.
Con: Martina Biagi (Martina), Claudio Cirri, Antonio Cribari (Antonio), Lorenzo Fantechi, Carlo Monni (Carlo), Francesco Parigi, Luca Provenzani (Luca), Erika Renai, Luca Alves, Giovella Camarlinghi, Gianni Ciolli, Simone Corsi, Clara Ellena, Franco Giovannozzi, Filomena Laino (voce), Maila Lodoli (voce), Emma Milano, Piero Pelosi, Serena Pini, Giualia Pinzauti, Lorenzo Provenzani, Marco Raffaelli, Aurora Tanini.
Soggetto e sceneggiatura: Emiliano Cribari, Antonio e Daniele Cribari, Erika Renai e Francesca Parigi.
Anno: 2005.
Aiuto regia: Daniele Cribari.
Fotografia: Daniele Cribari.
Suono: Giacomo Pipitone.
Distribuzione: Cecchi Gori Home Video
Genere: Commedia
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