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Il labirinto del fauno
di Marzio

La trama

Spagna 1944, la guerra civile è ormai ufficialmente terminata da alcuni anni con la vittoria di Fancisco Franco; il leader del movimento che da lui prende il nome (il Franchismo) ha instaurato una dittatura ferrea, liberandosi con violenza da ogni forma di opposizione e lasciando dietro di se una lunga scia di sangue. Solo in montagna i repubblicani cercano di riorganizzarsi contro un regime che reprime con violenza ogni tentativo di resistenza ed ha limitato la libertà di stampa, dando spazio solo ai giornali di regime. In un momento così buio e triste della storia di Spagna, Ofelia, orfana del padre sarto, incontra il suo patrigno, il terribile capitano Vidal, a capo di una guarnigione di stanza presso un vecchio mulino, che sta dando la caccia agli ultimi ribelli che si nascondono sulle montagne. Ben presto la bambina si accorge che il suo nuovo padre mostra un totale disinteresse non solo verso di lei ma anche nei confronti della moglie appena sposata, concentrando la sua attenzione solo sulla nascita del bambino che la mamma di Ofelia ha in grembo. E' il suo erede, il bimbo che si spera gli faccia superare quell'odio mica tanto represso che ha nei confronti del proprio padre. Non trovando altro conforto se non dalla presenza di Mercedes, fedele domestica presso la guarnigione, Ofelia si rifugia in quel mondo fantastico creato dai libri di cui è accanita lettrice. Di notte le fanno visita delle strane e simpatiche fatine sotto forma di insetti che le indicano la strada di un labirinto sotterraneo dove si nasconde un mondo magico; qui incontra un fauno dall'aspetto apparentemente orribile che le rivela la sua vera indentità. Ofelia non sarebbe altro che la reincarnazione di una principessa che viveva nel regno sotterraneo delle tenebre dove non si conosceva il dolore né le umane sofferenze. Attratta dalla luce del sole, sarebbe uscita all'aperto, nella vita reale, per morire di lì a poco rendendosi conto che quel mondo che aveva tanto idealizzato, in realtà nascondeva trappole ed insidie difficilmente evitabili. Ora reincarnatasi in Ofelia, deve superare tre difficili prove per poter rientrare in quell'universo da cui è scappata e riabbracciare il re e la regina che sentono tanto la sua mancanza...

La recensione

Sta capitando sempre più spesso che l'uscita nelle sale di un film sia anticipata da un trailer ingannevole; con il risultato che il pubblico accorre in sala pensando di assistere ad un film fantastico perché furbamente la casa di produzione ha inserito nel trailer una trentina di secondi di scene relative a quel genere e accortosi del bluff ne esca stizzito, commentando negativamente quanto visto. Il labirinto del fauno è la classica eccezione che conferma la regola. Entrato a cinema convinto dal trailer di vedere un film fantastico, lo spettatore si accorge ben presto di assistere ad un film politico (anche se a sfondo fantastico) ma è girato così bene e costruito con un'attenzione quasi maniacale ad ogni minimo dettaglio, da predisporlo al perdono nei confronti dell'ennesimo inganno della grande maior di turno. Il regista messicano Guillermo Del Toro dopo essersi cimentato (Blade II ma soprattutto Hellboy) con il cinema hollywoodiano, cercando di inserire , come da lui stesso dichiarato, “caviale negli hamburger”, ritorna al cinema impegnato, proseguendo (con risultati nettamente superiori) il discorso già portato avanti con La spina del diavolo. I fantasmi si aggirano lì dove si è affermata una dittatura che ha preso il potere dopo una delle più sanguinose guerre civili che la storia ricordi; dopo aver eliminato scomodi avversari politici, sciolto la maggior parte dei partiti oppositori e circoscritto fortemente (grazie ad un ferreo controllo della stampa) ogni libertà di manifestazione del pensiero, non resta altro in quegli anni bui che sognare l'esistenza di un mondo fantastico, dove dolore e sopraffazione non esistano. Ofelia è la rappresentazione della speranza in una libertà, all'interno di un regime democratico, in quegli anni bui per la Spagna difficilmente ipotizzabile. Sembrava sinceramente difficile che un paese riuscisse a liberarsi di una dittatura che furbamente aveva conquistato le classi borghesi ma aveva adottato anche una politica estremamente populista. Vidal è il rappresentante di quel primo franchismo violento che ammazza e tortura per debellare la flebile resistenza e che poi sarà, nel corso degli anni, rapidamente sostituito da grigi ma non meno pericolosi burocrati che impossessatisi dell'apparato dello Stato, per molti anni sono rimasti gli unici a far funzionare l'amministrazione. Del Toro è bravo nell'alternare sapientemente le scene fantastiche con quelle reali, costruendo un universo sotterraneo visivamente accattivante, fatto di cuniculi e curve, dietro cui si nasconde il mistero; la realtà invece ha come colore predominante il grigio che fa spazio al rosso quando Vidal tortura i prigionieri. Il film, in realtà, non presenta una struttura innovativa; un po' Cronache di Narnia (anche se molto meglio curato), un po' debitore di Tim Burton perché mutua le atmosfere dei suoi film, ha il pregio di conservare, durante tutta la sua durata, un notevole impatto visivo, accompagnato da dialoghi sufficientemente curati. E' vero che alcune figure, in particolare Vidal, sembrano uscite dalle strisce dei fumetti per la loro estremizzata cattiveria ed in una scena in particolare (il capitano che rattoppa il suo viso con ago e filo) si sfiora il plagio, visto che una sequenza simile era già presente in Terminator ed in un film di Dario Argento ma il discorso da fare sarebbe troppo lungo. Se proprio volessimo giudicare il novanta per cento dei film che circolano oggi nelle sale, basandoci sull'originalità, li dovremmo bocciare tutti; infatti fra Hollywood che sembra essersi ormai votata ai remake ed il nostro cinema che (a parte qualche notevole eccezione) sembra essere sempre più ripiegato su se stesso, trovare una pellicola che abbia solo uno spunto originale è estremamente difficile. Resta il fatto (questo è un grande merito del film) che Il labirinto del fauno mostra come si possa parlare di storia e politica, partendo da una storia fantastica. Un po' come succede per le canzonette che vengono ricordate facilmente e vengono inserite nei film perché individuano quel determinato momento storico in cui è ambientato.

Il Regista e gli attori

Guillermo del Toro

Guillermo Del Toro stavolta riesce a convincere pienamente con un film che affascina ma la tempo stesso fa pensare. Appassionato studioso, nonostante sia messicano, della storia spagnola, in particolare del franchismo, mostra di avere notevoli capacità tecniche (di gran lunga superiori al suo sopravvalutato connazionale Alfonso Cuaron, accompagnate da una scelta felice del cast. Tutti molti bravi, da una sorprendente Ivana Baquero nella parte della bambina Ofelia a cui non resta che sognare per sfuggire al triste presente; a Maribel Verdù in quella di una governante che capisce la difficile situazione che sta vivendo la bambina e cerca di starle vicino, mai dimenticandosi dei partigiani che sulla montagna stanno morendo. Menzione particolare merita Sergi Lopez nei panni del Capitano Vidal. Il suo personaggio sarà disegnato in maniera tanto eccessiva da sfiorare (per molti critici) la caricatura e quindi sembrare falso ma non vi è dubbio che l'attore spagnolo sia immensamente bravo.

La scheda del film

Regia: Guillermo del Toro.
Con: Ivana Baquero, Doug Jones, Sergi López, Ariadna Gil, Maribel Verdú.
Distribuzione: Warner Bros.
Genere: Drammatico
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