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Men of Honor |
Anni '60, in un'America dall'animo profondamente razzista, un giovane di pelle nera, sogna di diventare primo palombaro della Marina degli States. Deve fare i conti con l'intolleranza, l'odio dei suoi compagni di corso, tutti rigorosamente bianchi ed il carattere dispotico ed intransigente di un istruttore dai modi brutali, violenti e fascisti. Ma siccome un briciolo di cuore, alla fine, c'è in ognuno di noi, sarà proprio l'istruttore ad aiutare il palombaro nero a superare una situazione umanamente difficile. Tratto da una storia vera, cosa che a conti fatti ne rappresenta l'unica nota positiva, è un film pessimamente girato e peggio interpretato. Tutta la storia è costruita in modo da apparire falsa, di una banalità sconcertante; il film è una pattumiera che contiene tutta la retorica militaristica della peggiore tradizione dei film bellici: la ricerca dell'eroismo a tutti i costi, anche con il sacrificio della famiglia, pur di ottenere quell'incarico di prestigio che spetta a chi serve la nazione con fedeltà, coraggio e abnegazione: la convinzione che chi combatte per una causa giusta, prima o poi la spunti, riuscendo a vincere tutte le diffidenze, i pregiudizi razziali che lo circondano. Film francamente inutile, un vero peccato per quei metri e metri di pellicola sprecati; a pensarci bene produttore, regista, attori e intero staff, avrebbero fatto meglio a chiudersi in un bello studio musicale ed a incidere una nuova versione della bellissima canzone di Renato Carosone "Tu vuò fà l'americano", con un titolo ed un ritornello diverso :"Tu vuò fà il palombaro" ....
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| Il Regista e gli
attori |
George Tillman Jr. |
Nello stendere un velo pietoso sul nome del regista, giusto per non sprecare, inutilmente, inchiostro, colpisce che in quest'oceano di luoghi comuni e scopiazzamenti da film come "Ufficiale e gentiluomo", di livello senz'altro superiore, anneghi un grande attore come Robert De Niro. La sua recitazione è irritante, spocchiosa, sempre sopra le righe; ammicca, strabuzza gli occhi come l'ultimo dei guitti. Sembra interpretare, non volendolo, una parte comica invece che drammatica. Và meglio ma non molto a Cuba Gooding Jr. che riesce, nell'ardua impresa, di non farsi per nulla notare, durante tutto il film. E' strano, ne è il co-protagonista ma la sua presenza è così sulfurea, impalpabile, da sembrare che interpreti più un fantasma che un palombaro ...
Marzio
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