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I film che non si dimenticano

Pearl Harbor

1941, Pearl Harbor, base navale della marina degli Stati Uniti. Le navi sono nel porto, scintillanti in tutta la loro superba potenza, gli aerei negli hangar e sulle piste, formidabili macchine da guerra di cui l'intera nazione và fiera, testimoni di una sicura superiorità americana in caso di conflitto. Eppure la seconda guerra mondiale che già sta devastando l'Europa, sembra essere lontana anni luce. Negli States, il rappresentante del governo nipponico, in visita ufficiale, dichiara che il suo paese è amico degli americani; i piloti ed i marinai, nella base di Pearl Harbor, passano le loro giornate tra mare e sole, aspettando con impazienza l'arrivo di nuove crocerossine che prendano il posto di quelle che partono, per deliziarsi in quella difficile e ardimentosa arte che è la conquista di una donna. L'improvviso attacco giapponese trova, quindi, l'intera base totalmente impreparata. In breve vengono massacrate quasi duemila persone e danneggiata buona parte della flotta ancorata in quelle acque del Pacifico. Sarà l'episodio che segnerà l'ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. Atteso con impazienza come l'evento cinematografico della scorsa stagione cinematografica (chi è che almeno una volta non ha gettato uno sguardo sulla locandina del cinema vicino casa per sapere quando finalmente venisse proiettato), Pearl Harbor non è un film certamente noioso. E' semplicemente un film brutto, mal riuscito e neanche tanto bene recitato. Lo scopo, nemmeno tanto nascosto, era quello di ripetere l'operazione Titanic. Prendere un evento poco conosciuto, portarlo all'attenzione dell'opinione pubblica, accompagnandolo con la solita storia d'amore e farne un kolossal da incassi miliardari. Solo che il regista, Michael Bay, non è certo James Cameron. Si può, infatti, accusare quest'ultimo di essere scivolato troppo nel melenso nel racconto della storia d'amore in Titanic ma nessun appunto gli si può fare, sia dal punto di vista spettacolare che da quello della tensione narrativa. Pearl Harbor è invece una sorta di gigantesco polpettone, difficile da digerire anche per i palati meno cinematograficamente sofisticati, dove la storia d'amore si moltiplica, prendendo le forme di una sfarzosa ed inutile telenovela. Ed intanto i metri di pellicola si consumano, facendo rimpiangere Via col vento, il Dottor Zivago e persino, udite, udite, il discutibile Love story. Eppure il risultato non è la noia ma una sorta di buon umore che si impadronisce dello spettatore, incredulo di quanto spreco di miliardi possa essere stato fatto per girare un film di tre ore, in cui uno sciatto triangolo amoroso ne occupa quasi la metà. La storia si dipana tra dialoghi di un qualunquismo esacerbante, infarcita di luoghi comuni, intervallata dai soliti immancabili pistolotti patriottici. Alla fine anche la parte del bombardamento, di sicuro spettacolare, risulta al di sotto della media dei film in cui abbandonano gli effetti speciali. Gli aerei che si incrociano e si danno la caccia, sorvolando a bassa quota la base, danno l'idea di essere in presenza di un videogioco, piuttosto che di un sontuoso film di guerra; per non parlare, poi, delle scene di affondamento delle navi che ricordano troppo quelle del Titanic.

Il Regista e gli attori

Michael Bay

Stendiamo un velo pietoso sulla pessima prova di Michael Bay; un qualunque altro regista, con la metà dell'immenso budget economico messo a disposizione, avrebbe saputo fare come lui e forse anche meglio. Eppure da un cinema come quello americano, capace in passato di darci capolavori come Apocalypse now, il Cacciatore, Platoon e più di recente splendidi film come Salvate il soldato Ryan e La sottile linea rossa, era lecito aspettarsi certo di più. Alla fine quello che rimane del film è l'effetto involontariamente comico di quelle crocerossine, vestite quasi dovessero sfilare su una passerella per un qualunque stilista famoso e quel generale giapponese, ideatore della missione su Pearl Harbor, che dichiara, facendo la classica scoperta dell'acqua calda, che la guerra è una tragedia e sarebbe meglio se non ci fosse. Se a questo si aggiungono un comicissimo Roosvelt in sedia a rotelle, interpretato da un'irriconoscibile John Voight che si mette in piedi, quasi miracolato, ad incitare uno stato maggiore perplesso sull'immediata risposta militare da dare in territorio giapponese ed i due avieri protagonisti, interpretati da Ben Affleck e Josh Hartnett che ciondolano, per buona parte del film, da una nota marca di birra ad una di gin, l'effetto di commedia brillante è garantito. Su tutte, la scena più divertente è senz'altro quella ambientata in ospedale, in cui la bella infermiera preleva il sangue necessario per curare i feriti, versandolo in una bottiglia di Coca Cola... Nell'invitare, quindi, Bay ad esplorare generi brillanti a lui più congeniali, non possiamo fare a meno di rimpiangere un Cimmino od un Coppola e sperare che la prossima volta le maior puntino su Ridley Scott o sullo stesso Cameron, qualora decidessero di girare film su fatti di storia noti o meno noti. E'inutile dire che in questi periodi in cui gli orrori e le atrocità dei conflitti sono sempre più nascosti da scenari che sembrano da video game, si sente il bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di raccontare gli eventi, di darci qualche spiegazione. E' forse troppo chiedere a questi film, oltre che spettacolo, anche un po' di impegno ?.

Marzio

Leggi, su questo film, la recensione di Cristica

La scheda del film

Regia: Michael Bay
Con: Ben Affleck, Josh Hartnett, Kate Beckinsale, Cuba Gooding Jr., Tom Sizemore, Alec Baldwin, Dan Aykroyd.
Distribuzione: Buena Vista
Anno: 2000
Genere: Drammatico/Guerra

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