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La grande guerra

La trama

In un ospedale militare affollato di richiamati, un giovane prestante e dall'accento settentrionale, Giovanni Busacca, attende il suo turno di visita. Ben poco desideroso di servire la patria, in guerra contro l’Austria, tenta (invano) di farsi esonerare raccomandandosi al soldato-infermiere Oreste Jacovacci, il solito romano imboscato. Ritroviamo Giovanni sulla tradotta carica di soldati in partenza per la guerra; incontra per caso Jacovazzi e furioso lo insegue per dargli una lezione, ma dopo il "chiarimento” i due finiscono per rappacificarsi. Concluso il breve ma faticoso ciclo di addestramento al combattimento, il reparto viene inviato al fronte, in una zona lontana dai combattimenti. E’ un periodo di relativa calma e c'è il tempo per adattarsi alla dura vita militare, l"ozio senza riposo" come qualcuno lo definisce, vivendo alla giornata: si imparano i trucchi per scansare gli incarichi pesanti o pericolosi, si impara a diffidare dei superiori. I disagi e le scomodità sono compensati parzialmente dalle amicizie che si stringono e dal cameratismo. Giovanni ha fatto amicizia con una bella donna, ma è l'unico a non sapere che è una delle prostitute "autorizzate" dal comando. Quando lo scopre ci resta male ma ciò non guasta il loro rapporto. Oreste e Giovanni sono ormai amici inseparabili e spesso tentano di imboscarsi ma vengono puntualmente beccati e assegnati a lavori pesanti. Un brutto giorno arriva l’ ordine di avanzare e e il reparto va in prima linea. Qui la vita è molto più dura: c'è il rischio continuo di essere uccisi, da un bombardamento, da uno dei tanti cecchini austriaci, durante uno dei tanti inutili assalti alle vicine linee nemiche. La casa del fante è la trincea, dove il fango, i pidocchi, il freddo e la fame sono i compagni inseparabili del fante. L’incarico più temuto e rischioso è quello di andare a far saltare i reticolati nemici con i tubi di gelatina; molti ci lasciano la pelle. Durante le drammatiche e caotiche giornate di Caporetto i due vengono inviati con un incarico importante al comando, dislocato a 6 Km di distanza in una fattoria. Conclusa la missione è notte e piove a dirotto. I due per non fare il cammino di ritorno sotto la pioggia, decidono di trascorrere la notte nella stalla. Il risveglio è brusco e sgradevole: sentono voci che parlano tedesco. Poco dopo vengono catturati dai soldati austriaci in un maldestro tentativo di fuga con indosso cappotti austriaci. Condotti al cospetto di un ufficiale altezzoso e sprezzante vengono interrogati ma si rifiutano di fornire ulteriori informazioni, in cambio della vita, sulla dislocazione di un certo ponte di barche italiano, che Oreste incautamente si è fatto scappare di bocca. Accusati di essere spie vengono fucilati uno dopo l'altro. Nel frattempo l'offensiva austriaca è stata bloccata e le truppe italiane vittoriose passano accanto alla fattoria dove giacciono ancora per terra i corpi dei due malcapitati.

La recensione

Era la prima volta, dalla fine del conflitto, che si tentava di raccontare la I Guerra Mondiale, dalla parte degli Italiani. Nel '58 era uscito "Orizzonti di gloria" di Kubrick, che aveva impressionato tutti. Ispirato da questo film lo sceneggiatore Vincenzoni scrisse "Due eroi", una storia sulla guerra che fu accolta bene dal regista e dal produttore De Laurentis. Quando si seppe che si voleva fare un film comico sulla Grande Guerra alcuni giornali aprirono il fuoco delle polemiche con le solite accuse di antipatriottismo, le associazioni di reduci protestarono vivamente e l'Esercito non gradiva la sceneggiatura. Questo perchè in Italia le cose militari, e in particolare la Grande Guerra sono tabù; guai a toccare il mito della Vittoria. Concluse le polemiche, pare con un intervento "diplomatico" di Andreotti sui riottosi ufficiali dello Stato Maggiore, il film potè essere girato parte nella zona di Udine e parte vicino a Roma. Monicelli intendeva fare un film antiretorico ma non antipatriottico, senza togliere nulla al sacrificio e al valore dimostrati dai nostri soldati, mandati a combattere una guerra in cui non si riconoscevano e che, nonostante tutto, hanno fatto il loro dovere. La coppia Sordi-Gassmann, che pure ha dato una prova ottima, in realtà è protagonista all'inizio e alla fine perchè i veri protagonisti sono i soldati. I risultati sono ottimi: la storia è gradevole, tutti gli interpreti hanno dato un'ottima prova, ed equilibrando le parti comiche e quelle drammatiche si è dato il giusto tono artistico. La Mangano, prostituta dal cuore d'oro, è una nota che dà allegria e ingentilisce lo squallido panorama di morte.

Il Regista e gli attori

Mario Monicelli

Inizia nel '35 presentando a Venezia un'edizione a passo ridotto de "I ragazzi della via Pal". Fa la "gavetta" nel cinema come segretario di edizione, "ciakista" e aiuto regista. Nel dopoguerra scrive alcune sceneggiatura poi passa alla regia in coppia con Steno firmando otto film......... Dal '53 lavora da solo, M. Monicelli è uno dei maestri della commedia all'italiana, è quello che meglio di altri ha saputo coniugare la satira di costume, l'osservazione bonaria e pungente dei vizi e virtù nazionali, le esigenze commerciali. Per i suoi film ha sempre utilizzato e valorizzato tutti i migliori attori italiani. Nel '58 era uscito "Orizzonti di gloria, di Kubrick un film-verità che aveva impressionato tutti. Il film nasce per caso: Monicelli in quel periodo impegnato in un altro progetto, lesse una storia di guerra "Due eroi" scritta dallo sceneggiatore Vincenzoni, ispirata dal film di Kubrick e con il produttore De Laurentis decise di fare un film di guerra. Era possibile, anche in Italia, fare un film sulla grande guerra al di la della favoletta retorica e lacrimosa che ci hanno insegnato a scuola? A 40 anni dalla fine della guerra nessuno ancora ci aveva mai provato, forse perchè l'argomento era tabù. Per evitare le censure fu scelto di fare un film comico, un taglio "tranquillo" che non avrebbe creato problemi. Quando si seppe che si intendeva fare un film sulla grande guerra scoppiarono le polemiche: la stampa, le associazioni d'arma, l'Esercito espressero forti critiche, poi un intervento del ministro della difesa Andreotti convinse i riottosi ufficali dello Stato Maggiore che nella sceneggiatura non vi era offesa o scherno.

Adriano

La scheda del film

Regia: Mario Monicelli
Soggetto e sceneggiatura: Age, Scarpelli, Vincenzoni, Monicelli.
Con: Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Silvana Mangano, Folco Lulli, Romolo Valli, Mario Valdemarin, Nicola Arigliano, Tiberio Mitri, Tiberio Murgia, Ferruccio Amendola.
Musiche: Nino Rota
Genere
: Drammatico

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