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Quasi famosi

William è un giovane quindicenne che ha ereditato dalla sorella ribelle la passione per il rock. Siamo negli anni 70 ed i mitici gruppi, Black Sabbat, Deep Purple, Led Zeppelin, Pink Floyd con la loro musica rivoluzionaria, sembrano dover cambiare il mondo. William un po' per bravura, un po' per buona sorte, riceve l'incarico dalla celebre rivista Rolling Stone, di seguire in tournèe gli Stillwater, gruppo emergente sulla scena del rock, inseriti nella folta schiera dei quasi famosi, termine che appropriatamente indica i gruppi che stanno per varcare la soglia della celebrità. Il ragazzino fa in fretta ad inserirsi nella vita della band, grazie all'aiuto di una bella groupie che segue ovunque il gruppo; ossessionato da una madre troppo apprensiva e dalle sue continue telefonate, scoprirà ben presto che dietro le quinte di quel mondo troppo mitizzato del rock, si nascondono contrasti, invidie, debolezze, intrighi, passioni e vizi, mali comuni di ogni società. Full Monty, Billy Elliot, L'ultimo bacio ed ora Quasi famosi, rappresentano le uniche storie di una certa originalità, che il cinema, in evidente crisi di idee, sia stato capace di proporre in questi ultimi tre anni. Quasi famosi, premiato meritatamente con l'oscar per la migliore sceneggiatura originale, è un film lieve, mai noioso, divertente, interessante, sempre in bilico tra la dissacrazione e la esaltazione di un mondo rock che ha illuso una intera generazione. L'occhio di William è quello autobiografico del regista Cameron Crowe che iniziò la sua carriera come critico musicale nella rivista Rolling Stone; Crowe punta tutto sulla esperienza che formerà il ragazzo, la sua prima cotta, le sue prime delusioni, il rendersi conto che la maggiore età si sta velocemente avvicinando. Tutto questo descritto sotto le forme di un duplice viaggio: quello fisico, coast to coast, in un'America che sembra ancora non aver preso coscienza di quello psicodramma collettivo che sarà il Vietnam, quello della conoscenza di William, orfano di padre e con una madre iperprotettiva, che lo porterà ad affrontare una realtà non sempre piacevole ed ad assumersi le sue prime responsabilità in quella sorta di palcoscenico che è la vita. "Il rock è morto ragazzo, tu forse potrai coglierne il rantolo finale" è la frase con cui il critico musicale, mentore di William, in maniera certo cinica ma molto vera, fotografa alla perfezione l'approssimarsi della fine di un'era, disseminando una serie di dubbi e facendo sorgere una serie di domande su cosa fosse stato realmente quel fenomeno musicale, a cui ancora oggi non si riesce a dare una risposta: "Simbolo di una libertà contro ogni forma di sopraffazione ed ingiustizia o bieco fenomeno consumistico messo su dal solito clan delle case di produzione musicali, per speculare sui malesseri generazionali?. Il film non dà e non vuole dare una risposta; attraverso gli occhi di William siamo partecipi di una grande festa, una sorta di happening collettivo, in cui anche l'uso di sostanze stupefacenti è descritto in maniera quasi completamente acritica. Chi scrive confessa che avrebbe preferito un'analisi più accurata dell'aspetto lisergico e della follia autodistruttiva di cui furono vittime molti nomi eccellenti della scena del rock anni '70; il fatto è che lo scrivente ha vissuto quegli anni da semplice curioso di un fenomeno di massa che coinvolgeva tanto emotivamente i suoi coetanei, più interessato ai fatti di cronaca di cui erano protagonisti i vari gruppi mentre Crowe li ha vissuti da grande appassionato ed esperto di musica, da vero cultore e collezionista di vinili. E' solo una questione di punti di vista differenti da cui si parte.

Il Regista e gli attori

Cameron Crowe

Ciò non toglie che Cameron Crowe con questo film, non realizzi un vero e proprio piccolo gioiellino; ci fa venire una nostalgia per il passato al cui paragone sfigurano tutte le più riuscite trasmissioni di Fabio Fazio. Nostalgie per quelle lunghissime discussioni tra chi fosse più bravo, il chitarrista di un gruppo o quello di un altro o se la voce del nuovo cantante dei Deep Purple fosse ai livelli di quello precedente che si svolgevano prevalentemente in anguste camerette, il cui accesso era rigorosamente vietato agli adulti; la musica ad altissimo volume, collezione di vinile mostrata come sorta di tesoro agli strabiliati amici, poster dei propri gruppi sulle pareti della stanza, erano una sorta di rito propiziatorio per l'inizio di quella discussione su come cambiare il mondo e la società che poi si trasformava in quale tattica scegliere per agganciare la ragazza di turno e più materialmente si concludeva con una sana spaghettata. Quanto eravamo idealisti allora e quante volte, invece, la vita ci ha disillusi... Tutti bravi gli attori dall'esordiente Patrick Fugit nella parte di William a Kate Hudson in quella di Penny Lane, la groupie che segue dovunque il gruppo, a Billy Crudup nella parte di Russell, chitarrista e leader degli Stillwater. Bravissima Frances Mc Dormand, nella parte di una madre forse eccessivamente apprensiva ed oppressiva ma che rivelerà una insospettata saggezza nel cercare se non di condividere, almeno di capire le scelte del figlio. Eccezionale Philip Seymour Hoffman, nei panni del giornalista rock Lester Bangs, spietato censore di un mondo che ama alla follia. In definitiva non sarà certo un capolavoro questo Quasi famosi ma quanti ricordi è capace di suscitare...

Marzio

Leggi, su questo film, la recensione di Cristica

La scheda del film

Regia: Cameron Crowe
Con: Billy Crudup, Frances McDormand, Kate Hudson, Patrick Fugit, Anna Paquin, Jason Lee, Fairuza Balk
Distribuzione: Columbia Tristar Fox
Anno: 2000
Genere: Commedia

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