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The Dreamers
di Marzio

La trama

Parigi maggio 1968, l'alba di un movimento che rivoluzionò la società, i suoi costumi. Matthew studente universitario americano con la passione per il cinema, si trova in mezzo ai disordini scoppiati dopo la deposizione dalla carica di direttore della Cinematheque Francaise di Henri Langlois, ritenuto dal governo incompetente ma in realtà considerato troppo a sinistra. La solidarietà delle figure carismatiche del cinema francese (Godard, Truffaut, Belmondo) nei confronti dell'ex direttore è unanime, tanto da spingere il governo a fare una precipitosa marcia indietro. Ma gli eventi incalzano, la piazza ribolle ed il vento di protesta che spira nelle università, rischia di trasformarsi in un uragano. In un momento così decisivo per la storia contemporanea, Matthew incontra Theo e la bellissima sorella Isabelle, i primi veri amici della sua esperienza parigina; gemelli, legati indissolubilmente da un legame sin troppo stretto al limite dell'incesto che si rifiutano o non riescono a spezzare, invitano il giovane americano ad abbandonare la squallida pensione in cui abita ed a trasferirsi nella loro borghese abitazione. Sarà l'inizio per Matthew di un gioco a tre che lo porterà a vivere una esperienza sessuale così travolgente da mettere in crisi tutte le sue precedenti convinzioni in materia, cambiando radicalmente il suo modo di essere; allo stesso tempo prenderà coscienza che volenti o nolenti nella vita si cresce troppo in fretta e ben presto ci si stufa del giocare ad essere eternamente ragazzini come fanno i Theo e Isabelle. Intanto i fatti incombono, gli avvenimenti esigono una partecipazione perché viene sempre il momento in cui la storia chiede di essere soggetti, non sempre oggetti...

La recensione

Dopo aver salutato la ritrovata vena creativa di Marco Bellocchio sia con L'ora di religione che con il recente Buongiorno, notte, è con grande piacere che con The Dreamers constatiamo l'ottimo stato di forma di un grande vecchio/giovane del nostro cinema. In The Dreamers c'è tutto il cinema di Bertolucci: la politica e l'appoggio senza indugi ad un movimento che vuole cambiare la società troppo conservatrice, in nome della libertà d'espressione e dei diritti; l'atto di fede verso una società plurietnica ed antirazzista; il ripudio di ogni forma di violenza per il raggiungimento degli scopi; gli ideali che si infrangono ma che rimangono nel cuore di chi ci aveva davvero creduto. Era il 1968 ed un'intera generazione (dalla vecchia Europa all'America) aveva fatto un sogno: quello di cambiare il mondo, sfidando l'ormai decrepita classe politica conservatrice, per una società più giusta, più equa che non discriminasse le classi più povere a tutto vantaggio di quelle dominanti. E chi se non Bertolucci avrebbe avuto il coraggio di affrontare un tema così delicato?. Il regista più americano e europeo al tempo stesso del nostro cinema lo fa in maniera discreta e molto intimista, ponendo al centro della vicenda proprio uno studente americano protagonista ed al tempo stesso spettatore degli eventi. Bertolucci ambienta la vicenda, per quasi tutto il film, all'interno di una grande casa, simbolo di quella parte della borghesia che aveva simpatizzato per quel movimento, sia per una sorta di ribellismo al proprio ingombrante status sociale ma anche per un certo conformismo mentale (vedi l'emblematica figura del padre/poeta dei due gemelli) che li portava a voler essere sempre in sintonia con il mondo dei giovani; ne seguivano le mode ne assecondavano le scelte, finendo per esserne allontanati, una volta scoperto che il loro atteggiamento nascondeva solo la voglia di ricevere una specie di gratificazione morale personale e quindi il loro comportamento, agli occhi dei giovani politicizzati di allora, risultava falso. Il regista è grande quando descrive quella sorta di fervore filantropico che animava i giovani borghesi di allora che li avrebbe condotti a scelte violentemente discutibili pur di mettere in mostra se stessi e la loro solidarietà. Risultato è che la parte migliore del movimento del '68, quella idealista che ha visto realizzare, seppur parzialmente, ciò per cui aveva combattuto, è stata messa un pò in disparte ed occupa un ruolo sostanzialmente defilato nella nostra società politica. Quella parte del movimento, invece, allora più oltranzista, ora è passata dalla parte opposta, occupando i luoghi del potere e contribuendo a formare quella intellighentia di centro destra che, qui da noi, fa dell'intolleranza verso chi la pensa diversamente il suo credo. Bertolucci questo lo sa ma preferisce fotografare il momento storico che la sua generazione sta vivendo in quegli anni, lasciando a noi spettatori le opportune valutazioni e riflessioni. Il gioco perverso di Matthew e dei suoi amici francesi apparentemente li distacca da ciò che sta accadendo: di fatto la scoperta della libertà sessuale, della trasgressione era uno dei punti di forza di quel movimento. Forte di una impeccabile sceneggiatura, scritta dallo stesso Gilbert Adair dal cui romanzo è tratto il film, fatta di dialoghi mai banali nè pesanti, di una fotografia attenta ad ogni minimo particolare, di una macchina da presa che sfrutta abilmente la profondità nelle scene esterne e in quelle interne sa esaltare ogni singolo oggetto, The Dreamers è anche un'omaggio al cinema di una volta. Scorrono sullo schermo, richiamate dal gioco dei mimi (chi non lo ha fatto almeno una volta nella vita) che i tre studenti fanno spesso, film culto come Il corridoio della paura o Venere bionda con una splendida Marlene Dietrich travestita da gorilla. Chi scrive confessa di essersi appassionato alla follia a quella scena in cui i tre giovani correndo a perdifiato nei corridoi del Louvre, cercano di battere il record in precedenza stabilito dai personaggi di Bande à part , mitico film di Godard; lo spettatore segue quasi in contemporanea i due tentativi, con Bertolucci che utilizza le stesse inquadrature del film di Godard. In quella del tentato suicidio di Isabelle, poi, c'è persino la scena tratta da Mouchette, celebre film di Bresson. Tutto molto bello e quanta nostalgia per un cinema, forse troppo militante ma che sapeva parlare alle coscienze. E' più intellettualmente stimolante una disputa, come quella tra Matthew e Theo su chi sia più in grado di far ridere tra Buster Keaton o Charlie Chaplin o le mille pagliacciate televisive a cui quotidianamente assistiamo, con le immancabili polemiche tra Bonolis e i suoi pacchi da una parte e l'ormai logorroica Striscia (la notizia si intende) quotidiana?.

Il Regista e gli attori

Bernardo Bertolucci

Di Bertolucci e del suo grande talento che non teme il passare degli anni non c'è nulla da aggiungere, visto che ormai è riconosciuto in ogni dizionario cinematografico che si rispetti. Gli attori da Michael Pitt nella parte dello studente americano a Louis Garrel e Eva Green in quella dei due gemelli, si rivelano tutti bravissimi, proprio perchè scelti con cura; magistrale è poi la colonna sonora, con brani, gruppi e canzoni che hanno fatto la storia della musica. In conclusione Bertolucci a costo di sfidare anche se stesso (le sue passioni, i suoi ricordi), confeziona un altro film coraggioso, dimostrando di essere intellettualmente più giovane rispetto a tanti registri nostrani che lo sono solo anagraficamente. Risultato è che il suo bel film è stato completamente ignorato nelle candidature ai David di Donatello, dove invece ha fatto incetta Che sarà di noi, già innalzato a manifesto della generazione dei giovani di oggi. Peccato che mentre quest'ultimo film arranca faticosamente nelle posizioni centrali del box office, quegli stessi giovani, alla prima a Venezia, facevano la fila per assistere al film di Bertolucci, molti di loro magari con l'intentocuriosi di scoprire qualcosa in più su quel pezzo di storia, di cui i loro padri ancor oggi parlano.

Marzio

La scheda del film

Regia: Bernardo Bertolucci
Con: Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Robin Renucci, Anna Chancellor, Florian Cadiou.
Distribuzione: Medusa
Genere: Drammatico
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