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Red Dragon |
La trama |
Fedele all'ipotetico motto "il primo capo non si scorda mai" e poco attento a quello "tanto và la gatta al lardo che ci rimette lo zampino...", l'ex agente dell'FBI Will Crawford, da alcuni anni a riposo forzato, accetta un nuovo incarico propostogli dal suo ex datore di lavoro; l'FBI sta dando, vanamente, la caccia ad un crudele serial killer che ha già sterminato un paio di famiglie. L'unico in grado di rilevare indizi, dettagli che ai più passerebbero inosservati è proprio l'ex agente Will, il quale grazie alla sua notevole immaginazione e capacità intuitiva, alcuni anni prima visse il suo momento di notorietà, riuscendo quasi nell'impresa di farsi ammazzare, pur di assicurare alla giustizia il terribile criminale Hannibal Lecter. Con il risultato di passare da un lungo ricovero in ospedale, per le ferite inferte dalla lama dell'eccentrico psicologo, ad una pericolosa crisi depressiva. A complicare di più una situazione già di per se intricata dal fatto che mancano solo pochi giorni al prossimo plenilunio, momento scelto dall'assassino per colpire, c'è che il gatto (l'agente Crawford) è costretto ad incontrare il lardo (il riferimento culinario a Lecter è tanto più azzeccato, visto il suo amore per la cucina...) ed a chiedergli di aiutarlo a fermare il terribile serial killer. Riusciranno i due nell'ardua impresa di collaborare senza cercare di distruggersi a vicenda?...
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| La recensione |
A soli due anni da Hannibal, film poco riuscito ma di indubbio successo al botteghino, tutto faceva prevedere che Red Dragon fosse solo una furba operazione commerciale del produttore Dino De Laurentiis, per sfruttare il momento favorevole. La scelta poi del regista Brett Ratner, giovane videoclipparo distintosi, si fa per dire, per Rush Hours, solita insulsa commediola, faceva temere il peggio. Il paragone con il Manhunter di Mann, film tratto dallo stesso libro e peggio ancora con Il silenzio degli innocenti di Demme, film che aveva fatto conoscere al grande pubblico le terribili gesta del criminologo cannibale Hannibal Lecter, sembrava essere imbarazzante anche per registi di prestigio ed esperienza maggiori del povero Ratner. Lo stesso Ridley Scott, con Hannibal, pur danneggiato dall'omonimo pessimo script di Thomas Harris, aveva fallito miseramente dal punto di vista qualitativo, rifugiandosi in una pretenziosa celebrazione del dandy, del barocco, dietro la quale si nascondeva il niente. Ed invece, per uno di quei miracoli che ci fanno amare sempre più il cinema e riconoscere che ogni tanto a Hollywood c'è ancora qualcuno che ragiona e fa scelte indovinate, Red Dragon non soffre per gli imbarazzanti paragoni perché è un film totalmente diverso dai precedenti. Girato bene, con mano ferma e passo ottimo, avvalendosi della buona sceneggiatura di Ted Tally, già sceneggiatore di Il silenzio degli innocenti, Red Dragon è una perfetta macchina in cui tutto funziona alla perfezione; bellissima la fotografia di un Dante Spinotti in gran forma, minuziose le ricostruzioni degli interni, è il vero e proprio esempio di come, ancora oggi, si possono girare buoni thriller, magari non innovativi, ma solidi e tesi al punto giusto. La scelta vincente di regista e produttore è quella di non puntare tutto sul personaggio del dr. Lecter; a differenza di Il silenzio degli innocenti, dove Demme intuisce per primo l'enorme potenzialità di quel personaggio, riducendo a pura comparsa Buffalo Bill, il serial killer che si ispira alle gesta di Lecter, qui Ratner lascia largo spazio allo spietato psicopatico soprannominato "lupo mannaro". Ne viene fuori la figura di una personalità distorta, fortemente disturbata, con un'infanzia condizionante ed un presente tutt'altro che felice. Solo l'incontro con una ragazza cieca che come lui si è isolata, non accettando pienamente il suo handicap, sembra dargli un briciolo di umanità, distogliendolo, seppur temporaneamente, dal suo folle progetto di spogliarsi della sua fisicità per tramutarsi nel Drago rosso del dipinto di Willam Blake. Il dr. Lecter, in questo film, recupera tutto quel carisma, sciaguratamente perso in Hannibal, ritornando ad essere, da quel fenomeno di baraccone in cui era stato trasformato, un personaggio carismatico, vera mente criminale che tutto muove, pur costretto a rimanere immobile.
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| Il Regista e gli
attori |
Brett Ratner |
Della buona prova di Ratner e di come abbia ragione il produttore De Laurentiis a preferire, quasi sempre, registi emergenti, abbiamo già detto. Non ci resta che spendere qualche parola per lo stellare cast che contribuisce alla riuscita del film; sono semplicemente perfetti, da un Antony Hopkins, finalmente tornato ad essere un Lecter credibile, senza gli eccessi istrionici di Hannibal; a Ralph Fiennes bravissimo nella parte del serial killer che uccide perché non si accetta più e sceglie con cura le proprie vittime, affinché possano assistere alla sua trasformazione, alla liberazione dal proprio corpo; altresì notevole è l'interpretazione di Edward Norton, nella parte dell'agente Crawford, chiamato come consulente a dare una mano al suo vecchio capo, un Harvey Keitel in forma smagliante ma che finisce per rimanere totalmente coinvolto nel caso. Bravissima Emily Watson, nella parte della ragazza cieca, l'unica in grado di suscitare compassione ed amore in una mente così disturbata e tanto incline alla violenza, Philip Seymour Hoffman in quella del giornalista impiccione della solita rivista spazzatura, sempre alla disperata ricerca di uno scoop, pur di vendere qualche copia in più. La sensazione è che un cast così equilibrato avrebbe potuto gestirsi anche da solo se non fosse che, in tal modo, si farebbe torto a Ratner, non riconoscendogli il merito di riuscire ad evitare il pericolo che un'eccessiva voglia di protagonismo si impadronisca del cast. Chi ci rimette, alla fine, è lo scrittore Thomas Harris; è evidente che Manhunter e Red Dragon, tratti dallo stesso romanzo I delitti della luna piena ma anche Il silenzio degli innocenti tratto dall'omonimo libro, funzionano perché basati su romanzi che erano il frutto della lucida e fervida immaginazione di uno scrittore in stato di grazia. Hannibal di Scott è un brutto film perché tratto da un romanzo pasticciato, pretenzioso che in alcune pagine sfiora il più bieco razzismo. Red dragon è l'ulteriore testimonianza dell'ascesa e dell'inesorabile declino di uno scrittore forse troppo sopravvalutato che sembra, da anni, aver perso ogni ispirazione e capacità di narrare storie.
Marzio
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