|
|
|
|
| La trama |
Donnie è un ragazzo con notevoli problemi psicologici tanto da finire in terapia per aver dato fuoco, qualche anno prima, ad una scuola. Siamo nel 1988, la notte dell’ultimo duello elettorale per le presidenziali USA tra il democratico Dukakis alfiere di un progetto progressista ed il repubblicano Bush portavoce dell’America più oltranzista e conservatrice. Ebbene proprio in quella storica notte, nella piccola cittadina di provincia dove Donnie vive, accade un disastro che da subito appare misterioso: la turbina di un aereo precipitando dal cielo, termina la folle corsa proprio sulla camera del ragazzo. Sta di fatto che la camera viene totalmente distrutta mentre Donnie si salva per miracolo, solo perché, durante la notte, gli ha fatto visita un terrificante e gigantesco coniglio di nome Frank che gli ha preannunciato la fine del mondo tra 28 giorni, invitandolo ad uscire immediatamente di casa. Da questo momento in poi Donnie non avrà più pace; il suo nuovo amico gli chiederà di compiere atti sempre più violenti apparentemente inspiegabili ma che finiranno per coinvolgere e sconvolgere la vita della tranquilla cittadina di provincia, scoprendone tutti i terribili misteri che essa nasconde. Riuscirà Donnie con l’aiuto della sua nuova fidanzata, di una giovane insegnante dalle idee progressiste e di un professore di scienze che quasi intuisce la verità ma vi si ritrae spaventato, a dare una spiegazione plausibile a tutto quello che sta accadendo ed a evitare la fine del mondo?…
|
| La recensione |
è un caso più unico che raro nel panorama cinematografico; uscito negli States dopo l’11 settembre e costato sette milioni di dollari, ne incasso appena cinquecentomila, scomparendo immediatamente dalle sale. Poi, grazie al passaparola, è stato riscoperto su Internet, divenendo tra i fans un vero e proprio oggetto di culto. Ripresentato nelle sale cinematografiche americane dalla New Market, arricchitasi nel frattempo con la Passione di Cristo ha confermato i deludenti risultati al box-office in precedenza ottenuti. Fine quindi della grande illusione del giovanissimo regista esordiente Richard Kelly in cui Drew Barrymore diva sempre più controcorrente qui anche in veste di produttrice, ha creduto tanto ciecamente da affidargli questo ambizioso progetto?. Le sorprese non finiscono qui: il film esce in Inghilterra ottenendo lusinghieri incassi e contemporaneamente risorge in patria uscendo in dvd, scalando rapidamente le classifiche dei film più noleggiati e venduti. Qui da noi è stato presentato in versione director’s cut al festival di Venezia arricchito di ben venti minuti in più voluti fortemente dal regista. Nei nostri cinema ed in dvd è stata presentata, abbastanza misteriosamente, la versione originale, riscuotendo un successo al di sopra di ogni previsione. Detto questo Donnie Darko è uno dei film più controversi nella storia del cinema; il finale che lascia mille dubbi, l’andamento discontinuo tra horror, commedia e fantascienza, la trama a volte troppo complicata, può indurre alla noia anche lo spettatore più attento e far pensare ad un operazione tanto cerebrale quanto presuntuosa. Non vi è dubbio che sia un film che farà a lungo discutere. Chi scrive, dopo averlo visto, si è iscritto di diritto alla schiera dei suoi sostenitori; quante volte nella vita ci è capitato di estraniarci mentalmente e di parlare con noi stessi o con un immaginario interlocutore, cercando risposte razionali al nostro essere e al nostro divenire. Sfido chiunque a non aver mai pensato di ritornare indietro nel passato per affrontare in maniera diversa una situazione o magari agire in modo da cambiare del tutto il corso degli eventi futuri e la sua vita. E poi gli innumerevoli riferimenti ed omaggi a registi e generi che hanno fatto la storia del cinema, da Sam Raimi a Scorsese dei quali vediamo scene tratte da La casa e L’ultima tentazione di Cristo nella sala in cui Donnie, la sua fidanzata e l’onnipresente coniglio sono gli unici spettatori, sono il doveroso tributo ad un modo di fare cinema coraggioso, capace di rimettersi in gioco, più attento alla qualità che non all’esito commerciale. Donnie Darko è anche il ritratto di un’epoca, gli anni ‘80, in cui si stavano esaurendo gli effetti dei rivoluzionari anni ‘70 e sembrava che le economie dei paesi occidentali stessero attraversando un momento di grande stabilità e prosperità. In quegli anni vengono poste le basi per la caduta del muro di Berlino, con il crollo dell’ideologia comunista che esso rappresentava. Ma in Donnie Darko c’è molto di più: una critica feroce contro la sin troppo conservatrice e tradizionalista provincia americana (quella per intenderci che nelle presidenziali del 1988 aveva portato alla vittoria Bush padre sul progressista Dukakis e che nel 1994 favorirà poi Bush figlio sul democratico Kerry) che però finisce per nascondere molti scheletri nell’armadio. Emblematico è il personaggio interpretato con molta ironia da Patrick Swayze; è un moderno imbonitore che specula sulle insicurezze dei suoi concittadini, in primis i giovani, proponendo un corso per vincere la paura e far trionfare l’amore; poi nel corso del film scopriamo dietro quell’apparente perbenismo che cosa si nasconde…
|
| Il Regista e gli
attori |
Richard Kelly |
Richard Kelly mostra di saperci fare con la macchina da presa. Belle sono le scene girate all’interno della scuola di Donnie, in cui le immagini subiscono improvvisi stop ed accelerazioni di sapore altmaniano. Notevole, in questo senso, è tutta la parte finale del film con Donnie che ripercorre all’indietro, la strada che darà un senso all’intera vicenda. Di Patrick Swayze, simbolo di quegli anni che oggi si presta, interpretando un personaggio così negativo, a dissacrare la sua stessa immagine, abbiamo già detto. Jake Gyllenhaal nei panni di Donnie Darko, si rivela una vera e propria sorpresa; se sino all’ultimo ci chiediamo chi realmente sia Donnie (un ragazzo con mille problemi psicologici o una persona con il dono della luccicanza, della preveggenza) lo si deve proprio alla sua abile capacità di depistarci. Particolare curioso è che Maggie Gyllenhaal che interpreta la sorella di Donnie, nella vita lo è realmente di Jake. Un cameo è riservato a Katharine Ross nella parte della Dr.sa Thurman, indimenticabile interprete di Il laureato; al suo apparire, per quelli della mia generazione, quanti ricordi e quanti viaggi mentali nel tempo alla ricerca di porte ormai inesorabilmente chiuse…
| |
|