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Dogville
di Marzio

La trama

La vita della tranquilla cittadina di Dogville, situata tra le montagne Rocciose, è sconvolta dall'arrivo di Grace che è inseguita da un gruppo di gangster. Tom, scrittore e filosofo della comunità, è convinto che Dogville che sta attraversando un momento economico estremamente difficile, come tutti gli Stati Uniti (siamo in piena Depressione), debba soprattutto cambiare dal punto di vista morale. I cittadini sono brava gente, vivono in case modeste, ogni giorno fanno le stesse cose: quel che manca loro è un dono che gli permetta di esprimere quella solidarietà, quella bontà, troppo a lungo, geograficamente, repressa. Infatti Dogville è un paese troppo chiuso ed impermeabile all'esterno, complice l'unica strada che lo attraversa, chiamata Elm Street in onore di un olmo che in realtà non è stato mai piantato e che spesso rimane bloccata per neve o lavori (giù a valle stanno costruendo un penitenziario) per giorni interi. Tom esorta, nelle riflessioni collettive da lui organizzate nella casa della missione, la gente ad avere più contatti con il mondo che li circonda, confrontarsi con chi vive e pensa diversamente da loro, superando il rischio di quell'egoismo e voglia di non accettare il prossimo, veri pericoli per chi vive troppo a lungo chiuso (anche se forzatamente) in uno splendido (per modo di dire) isolamento. Lo scrittore coglie al volo l'occasione offertagli da Grace; convince i riluttanti concittadini a non allontanarla subito, a metterla alla prova dandole 15 giorni di tempo per farsi, con il suo comportamento, accettare. E Grace ce la mette tutta rendendosi utile con tutti in ogni modo, integrandosi alla perfezione e finendo per considerare Dgville, il posto più bello dl mondo. Ma pian piano qualcosa in quegli abitanti che con tanta umanità la nascondono, inizia a cambiare; Grace comincia ad essere sfruttata anche da chi soffre, persino il suo amato Tom, nonostante le promesse, non distrugge quel biglietto con il numero di telefono lasciatogli dai gangster piombati a Dogville alla ricerca della donna. Possono persone che sino ad un'attimo prima ti hanno fatto del bene, meritandosi la tua eterna gratitudine, dimostrarsi così egoisti, cinici da diventare i tuoi peggiori persecutori?. E che reazione può avere chi prima si fidava di loro, ne ammirava la solidarietà, per evitare che quella comunità, in futuro, faccia ad altri nuovamente tanto male?...

La recensione

Amato, odiato, esaltato, criticato: non c'è una via di mezzo per definire il modo di fare cinema di Lars Von Trier. Dopo aver creato con il Dogma un vero e proprio movimento con i suoi principi (macchina da presa rigorosamente a mano, totale assenza di musica in modo da non distrarre lo spettatore), il regista danese si rimangia in parte (l'utilizzo della colonna sonora) quanto in precedenza elaborato. Del Dogma in Dogville, si potrebbe ironizzare, rimane solo il Dog e sembra quasi che Von Trier sia andato già oltre, formulando per i suoi adepti (che non sono affatto pochi) una nuova religione cinematografica, basata su un mix tra teatro cinema, una specie di cine-teatro. La città di Dogville è costruita su un palco; le case sono rappresentate da una linea al cui interno è scritto il nome della famiglia che vi abita; le porte sono solo immaginate con i protagonisti che fanno finta di aprirle; persino il cane che sarà fondamentale in tutta la storia, per buona parte del film non lo si vede, lo si sente solo abbaiare. Un operazione coraggiosa, quella di Von Trier anche se non nuova, visto che Mario Martone, in una sua rappresentazione teatrale di alcuni anni fa, aveva utilizzato uno schema molto simile. Nonostante la indubbia voglia del regista danese di sembrare sempre innovativo, finendo per apparire, a volte, troppo presuntuoso, Dogville è un bellissimo film. Lo smarrimento iniziale dello spettatore, per la particolare struttura dell'opera, dura poco, lasciando lo spazio ad una vicenda appassionante ed a personaggi ritratti nella loro meschina ambiguità. Il percorso di Grace, prima faticosamente accettata, poi inserita nella comunità e vista come autentica novità, per poi essere oltraggiata, dileggiata e sfruttata, è compreso da chi assiste al film con più efficacia, proprio perché non è distratto da alcun elemento esteriore (panorama, interni ed esterni di una casa). Così come la totale sfiducia che Von Trier nutre nei confronti dell'uomo è resa ancor più evidente dal cane che si materializza solo ala fine del film, unico superstite degno di salvezza in un mondo destinato alla rovina. Su Dogville incombe, sin dall'inizio, un'atmosfera cupa, di violenza che non tarda a materializzarsi, nell'attesa di una catarsi che non risparmierà niente e nessuno, perché certe colpe non possono essere perdonate. Grace arrogantemente, come dice il padre capo dei gangster, accusa la società moderna di essere violenta, di generare mostri, di non comprendere l'animo umano, trovando così una giustificazione agli abitanti di Dogville che tanto male le hanno fatto; di fatto si vendicherà ancor più crudelmente di quanto il gangster potesse immaginare, nella convinzione che solo lo spazzare quel paese dalla carta geografica possa essere di monito per altre comunità. E' una posizione intellettualmente estrema, dovuta allo sconforto di una Grace che vede nei più deboli e più semplici incubare le stesse malattie degli strati sociali economicamente più forti: invidia, cinismo, egoismo, falsità, intolleranza verso i diversi; solo che i deboli non hanno magari la forza di far valere i loro lati negativi, non ne hanno il potere. Una volta che lo conquistano si corrompono e sono capaci di mettere in atto tutte le più atroci meschinità.

Il Regista e gli attori

Lars Von Trier

In Dogville c'è una critica spietata alla provincia americana, al suo falso perbenismo, al suo nascondere i mostri da essa stessa generata. Ma è tutto il sistema capitalistico americano che Von Trier critica (ne sono un'esempio quelle tragiche foto finali che scorrono sulle note di Young Americans di David Bowie), il suo creare una libertà ed una democrazia largamente imperfette. Von Trier, in conferenza stampa, è stato anche accusato di aver criticato l'America senza esserci mai stato: la sua risposa è stata che gli americani avevano girato Casablanca senza mai averla visitata. A mio parere il regista danese è oggi sulle stesse posizioni intellettuali di Stanley Kubrick; come lo scomparso grande maestro, mostra una totale sfiducia nel genere umano, qualunque siano i sistemi e le ideologie che lo governano. Una notevole differenza con la Oriana Fallaci di oggi che innalza il vessillo di un'antislamismo (che ora sembra investire tutte le religioni) opportunista, forte di un laicismo estremo non meno arrogante o di un Giorgio Bocca che si scopre improvvisamente antiamericano, dimenticando, quasi, di distinguere il popolo da chi lo governa. Von Trier, come prima Kubrick già da tempo mostra, nei propri film, di avere una visione pessimistica ed apocalittica del mondo; gli altri due intellettuali citati, invece, un tempo la pensavano diversamente... Il regista danese pur se accreditato di un brutto carattere (altra analogia con Kubrick), sa dirigere meravigliosamente gli attori. Nicole Kidman, nei panni di Grace, stupisce ancora una volta, per la sua bravura; sicuramente avrebbe meritato l'Oscar più per questo film che per The Hours ma dubito che Dogville sia stato fatto circolare negli States più di un giorno. Paul Bettany, nei panni di Tom, uno scrittore che non riesce ad andare oltre il primo capitolo del suo libro prima di conoscere Grace, è eccezionale nel descrivere un personaggio all'apparenza chiaro, solare, innamorato ma che nasconde una notevole ambiguità, poco incline com'è ad accettare che siano gli altri a guardare dentro il suo animo e a criticarlo. Bravissimo Ben Gazzara nella parte di un cieco che rinasce a nuova vita grazie a Grace, vedendo il mondo attraverso i suoi occhi e ripagandola, facendo prevalere i suoi istinti più bestiali, in precedenza solo repressi dalla scelta di vivere in solitudine. Ottimo James Caan in quella del padre gangster che accusato dalla figlia di essere arrogante, ribalta su di lei totalmente l'accusa, non immaginando a quali livelli di crudeltà (eppure dovrebbe esserne un'esperto) la punizione di Grace possa arrivare. Superlativa Lauren Bacall che con l'età dimostra di non volere affatto abdicare; la grande attrice è sempre lì che sfida se stessa, accettando parti in film come questi che sanno più di avanguardia piuttosto che di cinema tradizionale. Unico appunto mi si consenta di fare alla Medusa, casa distributrice del film e del dvd; il dvd è perfetto dal punto di vista tecnico, con extra corposi ed estremamente curati ma il costo mi sembra un pò esagerato. In tal modo non si favorisce certo la diffusione di tale supporto presso gli spettatori; come già detto in altre recensioni, chi scrive ritiene che la politica di abbattimento dei prezzo dei dvd attuata, da un pò di tempo a questa parte, dal gruppo Cecchi Gori Home video, sia la più efficace.

Marzio

La scheda del film

Regia: Lars Von Trier
Con: Nicole Kidman, Harriet Andersson, Lauren Bacall, Jean-Marc Barr, Paul Bettany, Chloe Sevigny, Patricia Clarkson.
Distribuzione: Medusa
Genere: Drammatico
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