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Darkness |
Una famiglia apparentemente felice, composta da mamma, papà, un bambino di 10 anni con il dono della luccicanza e un'amorevole sorellina con la passione per il nuoto, si trasferisce dalla lontana America nella tranquilla campagna spagnola, in una splendida villetta ad una ventina di chilometri dal più vicino centro abitato. Sembra il sogno di una vita per il padre che ritorna alle origini, dopo aver dovuto abbandonare, da giovane, la Spagna, causa il divorzio dei genitori e vivere negli States con la madre. Ma la casa, ben presto, mostra subito di non voler essere per nulla accogliente nei confronti dei terrorizzati ospiti, con quel maledetto segreto che da anni nasconde tra le sue mura...
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| La recensione |
Non c'è niente da fare, la rinascita del genere thriller passa per la Spagna. Darkness, come in parte Nameless dello stesso regista e ancor di più The others di Amenábar, testimoniano l'ottimo stato di salute del paella-thriller. In particolare di Darkness e del suo regista Balaguerò, si può dire di tutto; alcune situazioni, vedi la grave forma di disturbo mentale di cui soffre il padre, sembrano spudoratamente copiate da Shining; l'idea della casa che nasconde demoni e presenze occulte non è per niente originale, visto che è stata abbondamente sfruttata in tanti altri horror di serie A e B, tant'è vero che all'ancora qui da noi inedito La nave fantasma, la critica americana ha riconosciuto almeno il merito di averla sostituita con il relitto di una nave, quale luogo ideale per nascondere terribili segreti. La tecnica, poi, utilizzata da Balaguerò per far sobbalzare lo spettatore dalla poltrona, con il rapido susseguirsi di immagini subliminali, è un'abile trucchetto ottenuto in fase di montaggio da un regista esperto in pubblicità e videoclip. Un film, dunque, questo Darkness che dà l'impressione di essere già stato visto centomila volte, con l'aggravante di pagare, con un finale a sorpresa, l'ennesimo tributo a quella sorta di icona del thriller metafisico che è ormai diventato il Sesto senso. Eppure, Darkness, è un gran bel thriller; inquietante, disturbante, coinvolge dalla prima all'ultima scena, rimandando ad un momento successivo le considerazioni di cui sopra. E' terribilmente appassionante seguire le vicende dei protagonisti, vivere le loro stesse angosce, la sensazione di essere psicologicamente soli, anche se non fisicamente. E poi su tutto e tutti aleggia il timore dell'oscurità, del buio che ognuno di noi si porta dentro, sin da bambino. Darkness è costruito con grande intelligenza, accuratamente curato in ogni piccolo particolare e, soprattutto, conta su una solida sceneggiatura, fatta di dialoghi mai banali, fenomeno difficilmente riscontrabile in altri film dello stesso genere. Questo film segna il definitivo trionfo dell'occulto, del paranormale, del metafisico, delle inquietanti presenze che caratterizzano il genere thriller spagnolo, sull'ormai troppe volte abusata figura del serial killer, protagonista di quello americano.
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| Il Regista e gli
attori |
Jaume Balagueró |
Bravissimo Balaguerò: riesce a fare notevoli passi avanti, soprattutto nello sviluppo di una trama credibile, rispetto a Nameless e conferma tutte le sue notevoli doti tecniche. Perchè lo si può accusare di tutto, di essere un copione, di non aver scoperto nulla di veramente innovativo ma come per il primissimo Dario Argento, almeno sino a Profondo rosso, il suo stile è veramente inconfondibile; sfido chiunque, davanti ad uno schermo cinematografico, al rapido scorrere, come scosse elettriche, delle immagini subliminali, accompagnate da un suono disturbante, a non capire di stare assistendo ad un film di Balaguerò. Il quale, detto per inciso, dirige benissimo gli attori; da una splendida Anna Paquin, nella parte della figlia che con decisione affronta il mistero, a Stephan Enquist in quella di un bimbo dotato di poteri particolari. Altrettanto bravi Lena Olin, nella parte della madre, Iain Glen, in quella del marito alla prese con una grave forma di disturbo mentale e Giancarlo Giannini, in quella del nonno medico. Chi scrive ai bei tempi della sua gioventù, veniva spesso accusato di incoerenza, visto che nonostante preferisse i film di qualità, si appassionava a quelli di Dario Argento, a quel tempo non troppo amato dalla critica. Permettetemi di conservare questo vizietto anche adesso che ho qualche anno in più, nei confronti dei film di Balaguerò ed in generale nei riguardi del thriller metafisico spagnolo. E' così bello sedersi comodamente davanti allo schermo cinematografico, abbandonarsi alla storia e farsi rapire per quasi due ore da immagini subliminali, animate da grammofoni che improvvisamente si mettono, da soli, a suonare, luci che si accendono e si spengono senza che ci siano guasti, matite che scivolano sotto i divani, attratte da non si sa quale energia, templi ovoidali, spiriti e suoni agghiaccianti. Se affermassi che il film non mi è piaciuto mi definirei un mentitore (attenzione all'uso della parola nel film); d'altronde, visti i tempi che corrono, forse i momenti di paura che film di questo tipo possono incutere, sono di gran lunga inferiori e più sani di quelli che il mondo di oggi, con le sue catastrofi e le sue guerre, giornalmente ci provocano.
Marzio
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