Un docu-film sulla danza. O meglio, un documentario strutturato come un film su una stagione nella vita dei ballerini del Joffrey Ballett Company di Chicago. Da uno che si chiama Robert Altman, però, da uno cioè che ha firmato "cosucce" come Mash, Nashville, Gang, America Oggi, I Protagonisti, Gosford Park (grande successo del 2002) come minimo ci si aspetta il capolavoro. E' vero che l'ispirazione del geniale cineasta americano da diversi anni si è un po' opacizzata, e dunque sorprende fino ad un certo punto la non riuscita di The Company. Ma è anche vero che questa vena è piuttosto altalenante: dopo i deludenti La fortuna di Cookie e Il dottor T e le donne, inaspettatamente è arrivata la superba coralità di Gosford Park. A questo punto, non ci resta che sperare nel prossimo film dell'ex ingegner Altman, classe 1925, segno dei Pesci (è nato il 20 febbraio a Kansas City, nel Missouri).
Alla soglia degli ottant'anni, dunque, giustamente non pago ancora di curiosità ed esplorazioni, Altman si avventura - con cinepresa digitale rotante a 360 gradi - nel complesso e difficile mondo del balletto. Alcune immagini sono folgoranti, le riprese indagano dietro e fuori le quinte, davanti per immortalare corpi stupefacenti, di lato per coglierne spaesamenti e iperboli. A far da contrappasso, una nutrita serie di prove, di esercizi alla sbarra, di tecniche di danza, di figure, di passi e di brevi saggi. Ma dopo 10 minuti di proiezione e tre coreografie complete, se proprio la danza non è al centro delle proprie riflessioni quotidiane, l'attenzione può diventare un po' complicata. E a questo punto, è bene sapere che il film di minuti ne dura 112.
Protagonista della storia è Ry (Neve Campbell) una ballerina dotata di grande talento e determinazione. In seguito all'infortunio subìto dalla collega Maia, Ry ha l'opportunità di diventare prima ballerina ma la sua felicità per la possibile promozione è turbata dalla scoperta che Frankie, suo compagno di ballo oltre che fidanzato, la tradisce con Emily, un'altra ballerina. La compagnia è diretta dall'affascinante e carismatico coreografo, il Signor Antonelli (Malcolm McDowell) che esercita forti pressioni sui suoi ballerini, pretendendo da loro cose al limite dell'impossibile sia del punto di vista fisico che emotivo. Ry cerca di non pensare a Frankie e al suo tradimento buttandosi a capofitto nel lavoro, cercando nello stesso tempo di conservare il piccolo impegno di cameriera in un locale notturno. E proprio quando le cose sembrano precipitare, un raggio di sole, nella persona di un dolcissimo cameriere, il bello e affascinate Josh (James Franco) arriva ad illuminare le sue serate. Ma la storia è ancora lunga e quando la stagione sta per giungere al termine, Ry si fa male...
"Non conoscevo affatto il balletto ma poi ho scoperto che i ballerini professionisti iniziano in media a 6 anni, a 18 sono già deformati dagli allenamenti e a 35 hanno concluso la loro carriera. Una vita di rinunce che può essere condotta solo per autentica passione e che certo non ripaga in termini economici o di notorietà. Tutto questo mi ha letteralmente stregato, per questo alla fine ho accettato dopo le iniziali resistenze - ha spiegato Altman, cinque volte candidato all'Oscar, in videoconferenza da New York -. A propormi il progetto sono state la stessa Campbell e la sceneggiatrice Barbara Turner. Come già in altre occasioni, che si tratti di guerra, di moda o di balletto, cerco sempre di schizzare dei quadri in cui a parlare siano più i particolari che il soggetto della rappresentazione. Confesso, fare questo film è stata un'esperienza gratificante. I ballerini sono molto disciplinati e quindi era come dirigere una persona sola. Bastava che chiedessi di uno di loro e in un attimo ne avevo 40 davanti a me. Hanno sempre eseguito tutti gli ordini che ho dato senza sbagliare di una virgola o di un passo. Inoltre, non hanno mai paura. Sono abituati a provare i balletti guardandosi allo specchio. Per loro esibirsi è un qualcosa di molto naturale di conseguenza si sono rivelati degli eccellenti attori".
Il film, nelle sale da ieri, è distribuito da Medusa.
Da vedere se appassionati di balletto
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"Non conoscevo affatto il balletto ma poi ho scoperto che i ballerini professionisti iniziano in media a 6 anni, a 18 sono già deformati dagli allenamenti e a 35 hanno concluso la loro carriera. Una vita di rinunce che può essere condotta solo per autentica passione e che certo non ripaga in termini economici o di notorietà. Tutto questo mi ha letteralmente stregato, per questo alla fine ho accettato dopo le iniziali resistenze - ha spiegato Altman, cinque volte candidato all'Oscar, in videoconferenza da New York -. A propormi il progetto sono state la stessa Campbell e la sceneggiatrice Barbara Turner. Come già in altre occasioni, che si tratti di guerra, di moda o di balletto, cerco sempre di schizzare dei quadri in cui a parlare siano più i particolari che il soggetto della rappresentazione. Confesso, fare questo film è stata un'esperienza gratificante. I ballerini sono molto disciplinati e quindi era come dirigere una persona sola. Bastava che chiedessi di uno di loro e in un attimo ne avevo 40 davanti a me. Hanno sempre eseguito tutti gli ordini che ho dato senza sbagliare di una virgola o di un passo. Inoltre, non hanno mai paura. Sono abituati a provare i balletti guardandosi allo specchio. Per loro esibirsi è un qualcosa di molto naturale di conseguenza si sono rivelati degli eccellenti attori".
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