 Quando si fondono l'intelligenza e la capacità poetica di un regista, nascono film come "Camera con vista". In un'epoca sita tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, una ragazza inglese di buona famiglia, Lucy, si reca in visita a Firenze, in compagnia dell'immancabile
chaperon, l'anziana cugina Charlotte.
Di fronte alla delusione di non aver avuto, alla pensione Bertolini, le tanto desiderate camere con vista sull'Arno, le due turiste si vedono offrire tali alloggi da altri due inglesi, un padre con il figlio George, che mostrano da subito una natura liberale ed anticonformista. Firenze offre uno sfondo splendidamente fotografato e sottolineato da una indovinatissima colonna sonora, tra piazza della Signoria e la sua superba campagna, ai rapporti conflittuali che si stabiliscono tra George e Lucy, ancora troppo legata alle convenzioni ma con spirito passionale, che sfoceranno in un bacio subito interrotto dalla cugina Charlotte.
Tornata in Inghilterra, nel suo piccolo paese di campagna, Lucy si fidanza con Cecilio, un'esteta innamorato della sua bellezza e della educazione impartitale ("la campagna per la freschezza e l'Italia per la sottigliezza"). Il destino di Lucy pare ormai deciso, quando accade l'imprevisto: i due turisti conosciuti a Firenze si trasferiscono nella sua cittadina. Lucy è costretta a fare i conti con la propria natura passionale e con i suoi veri sentimenti, così rompe il fidanzamento con Cecilio e si sposa con George.
Il film, una bella storia d'amore, affronta la tematica della "lotta" alle convenzioni con vera poesia. J. Ivory ha saputo ben trasporre il bel libro di E. Forster, regalandoci un'opera ricca di atmosfera e di sentimenti, senza essere mai banale o retorico.
I protagonisti sono, a mio parere, eccezionali. Helena Bonham Carter, che rivedremo anche nell'altro film di Ivory tratto da un romanzo di Forster, "Casa Howard", si cala perfettamente nel ruolo di figlia devota e attenta ai propri doveri, ma con il fuoco che traspare quando suona il pianoforte. Maggie Smith, una delle mie attrici preferite, è semplicemente magistrale nella parte dell'attempata signorina che sa ricordare ancora le passioni sopite. Julian Sands, George, sa ben interpretare la figura del giovane alla ricerca della verità (l'imperituro perchè). Ma ritengo particolarmente buona la prova data da Daniel Day-Lewis nel ruolo del fidanzato, disegnato con le giuste dosi di convenzioni e di ironia propria dell'epoca in Inghilterra. Poppea
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