Al cinema

I film nelle sale
Home video

I film in home video
Sempreverdi

I film che non si dimenticano

Apocalypto
di Marzio

La trama

Zampa di Gaguaro, giovane figlio del capo di una tribù Maya, mentre sta cacciando nella foresta con gli altri uomini del villaggio, si imbatte in un altro gruppo che sta precipitosamente fuggendo da un misterioso pericolo. Quello che colpisce l'indomito giovane cacciatore è la paura che si legge nel viso dell'uomo che in nome della sua gente chiede di poter attraversare la foresta. Quel viso atterrito no0n può essere dimenticato tanto facilmente, chissà cosa avrà mai visto ?. Il vecchio capo tribù, accortosi delle preoccupazioni del figlio, con i suoi saggi consigli lo consola, ricordandogli che la foresta è la loro terra sacra, il loro rifugio sicuro che non gli ha mai traditi. Brutta cosa è invece la paura, và in fretta superata, per far posto al sorriso che sempre, Zampa di Giaguaro deve riservare al piccolo figlio ed alla sua splendida moglie che è nuovamente in cinta. Ma forse è proprio la sensazione provata che porta il giovane a vivere un incubo notturno da cui si sveglia appena in tempo per portare in salvo la sua famiglia all'interno di un fosso. Il villaggio, infatti, è assalito ed incendiato da un gruppo di guerrieri; le donne vengono stuprate e portate nella grande città che sorge al di fuori della foresta per essere vendute, gli uomini vengono catturati e decapitati, per essere offerti in voto al Dio Sole che da molto tempo punisce il popolo Maya con pestilenze, carestie e mancanza di pioggia. Dovrà essere versato molto sangue per placare l'ira delle divinità e sembra quasi che per il giovane figlio della foresta non ci sia più scampo. Le convulsioni di una vecchia indovina, preannunciano la presenza tra i prigionieri di un uomo lesto come il giaguaro, protetto dalle divinità che non deve assolutamente essere sacrificato. Sarà bene evitare di contrapporsi a lui, riconoscendogli il diritto di vivere, altrimenti la sua vendetta sarà grande...

La recensione

Dopo la furba operazione messa in atto con La Passione di Cristo, Mel Gibson, memore del detto “il lupo perde il velo ma non il vizio”, ce ne confeziona un'altra. Facendolo passare per un'opera culturalmente impegnata (viene utilizzato il linguaggio maya come nel precedente l'aramaico), il volpino Mel gira un film di azione, dove la violenza è l'autentica protagonista dall'inizio alla fine. Sin dai tempi diBraveheart, a Gibson non è mai eccessivamente interessato analizzare il contesto storico in cui i fatti si svolgevano, le ragioni dei conflitti, il fanatismo religioso che spesso distrugge più delle guerre. La storia è solo uno scenario per raccontare una vicenda e soprattutto per rappresentare la violenza in ogni sua più cieca forma. Così come in La Passione di Cristosi assisteva annichiliti alla selvaggia crocifissione del figlio di Dio, qui ci si trova di fronte ad un numero sproporzionato di decapitazioni, a cuori che vengono strappati e mostrati come trofeo, con il sangue che copre tutto e tutti. Siamo di fronte ad una rappresentazione eccessiva della violenza perchè insita nell'uomo anche se frenata dalla ragione o più prosaicamente ad una voglia dello stesso regista di buttarla nell'horror truculento per conquistare più facilmente il grande pubblico ?. E' un interrogativo delicato mentre è più facile, anche alla luce di quanto visto in questo film, considerare inutili le mille polemiche suscitate all'epoca di La Passione di Cristo; troppo cattolico integralista, apertamente controriformista, addirittura antisemita. La polemica ecco il secondo protagonista, dopo la violenza, di tutti i lavori di Gibson; grazie ad essa ed all'indubbia capacità del regista/attore di controbattere apparentemente con coraggio, il film gode di una sproporzionata pubblicità, finendo per essere un caso già prima della sua uscita e per essere ricordato più che per il suo effettivo valore, per tutte le interminabili discussioni che scaturiscono dalla sua visione. Se a questo ci aggiungiamo l'indubbia pubblicità che viene data, involontariamente, ai suoi film non vietandoli, come successo qui da noi, ai minori, si capisce che ci troviamo di fronte a progetti attentamente pianificati a tavolino e mediaticamente orientati. Non sfugge a questa regola neanche Apocalypto (qui in Italia immediatamente pubblicizzato dal sindaco di Roma Veltroni che ne ha chiesto l'immediato e senz'altro giusto divieto ai minori di anni 18) che grazie alle polemiche anticipatamente suscitate, ha subito scalato le vette del box office, ponendosi stabilmente tra i primi cinque. Detto questo, evitando di farsi condizionare dal fastidio epidermico che ogni evento mediatico costruito a tavolino dà, Apocalypto a noi non è dispiaciuto. La prima parte in cui in maniera struggente veniamo a conoscenza dei segni di una civiltà misteriosa, è di forte impatto emotivo. La descrizione della vita nella foresta, la caccia, il lento scorrere del tempo è affascinante. Come pure sontuosa è la scena in cui vengono riprese le cave di gesso e quella in cui avviene il sacrificio dei prigionieri per placare il Dio Sole. Ad un indubbio (anche se non esente da critiche) sforzo storico fatto per documentarsi, Gibson aggiunge una notevole maestria nel ricostruire la vicenda in maniera spettacolare; riesce a coinvolgere lo spettatore emotivamente sin dall'inizio, visto che non è difficile seguire la vicenda e contemporaneamente leggere i sottotitoli in italiano. Peccato che la seconda parte del film sia molto più prevedibile, con Zampa di Giaguaro che scappa, inseguito da chi gli vorrebbe fare lo scalpo. Questa fuga per la sopravvivenza per mettere in salvo la propria famiglia, è un escamotage sin troppo sfruttato. Eppure il film avvince anche in questa fase, grazie alle indubbie capacità tecniche del regista che grazie all'uso non eccessivo di rallenty, alternando sapientemente primi piani a campi lunghi, accompagna la vicenda sin verso la spiaggia dove ci sarà una sorpresa accuratamente preparata

Il Regista e gli attori

Mel Gibson

“Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno”. Mel Gibson parte da questo pensiero di W. Durant per raccontare l'epilogo di una civiltà. A parte le perplessità di cui sopra e nella consapevolezza di non trovarci di fronte ad un capolavoro, bisogna riconoscere che Apocalypto è un buon film che si avvale di un cast di attori non professionisti veramente superlativo. Mel Gibson provvede a trasformare il tutto in un action movie primitivo, molto (nonostante le apparenze) holliwoodiano. L'istinto ci consiglierebbe di mandarlo a quel paese per l'occasione sprecata nel non approfondire le ragioni della scomparsa della civiltà Maya; il buon senso ci spinge ad apprezzarne per lo meno lo sforzo, vista la scarsa attenzione prestata alla storia da alcune nostre recenti fiction televisive, presa a pretesto per mettere in scena mielose storie d'amore, capaci di aumentare l'audience.

La scheda del film

Regia: Mel Gibson.
Con: Dalia Hernandez, Mayra Serbulo, Gerardo Taracena, Raoul Trujillo, Rudy Youngblood.
Distribuzione: Eagle Pictures.
Genere: Azione
Sito ufficiale

Link
I nostri link
Gossip
L'angolo dell'indiscreto
I protagonisti
Gli uomini che hanno fatto
la storia del cinema
Pazza l'idea
Come siamo nati