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Amityville horror
di Marzio

La trama

“Casa, dolce casa”: è questo che debbono aver pensato i coniugi Lutz entrando in quella splendida villa con vista sul lago ed annessa rimessa dove attraccare il proprio motoscafo, acquistata per un importo inferiore a quello ipotizzato. Sembra un’affare anche per i tre figli avuti da Kathy dal primo defunto marito, liberi di scorazzare, insieme al loro cane, in spazi ben più ampi di quelli angusti a cui erano abituati. Peccato che un anno prima, in quella stessa casa, Ronald Defeo che ci abitava con la famiglia, avesse ucciso con il fucile, in un momento di follia, entrambi i genitori, finendo poi allo stesso modo gli altri quattro componenti. Durante il processo aveva dichiarato di essere ossessionato, da qualche tempo, da strane voci provenienti dall’interno della casa che lo invitavano a compiere quell’efferato crimine. Riuscirà George a riscaldarsi in quella casa dove fa maledettamente freddo e a non dare ascolto alle mille voci che inizia a sentire ?. E Kathy capirà le ragioni per cui quel suo affettuoso compagno, piano piano, si sta trasformando in un individuo violento e psicopatico ?. E per quale ragione Chelsea, la figlia più piccolina di Kathy, si intestardisce a parlare con una bambina che a suo dire vive in quella casa e che soltanto lei vede ?…

La recensione

Lasciamo volentieri a chi lo fa di professione, criticare questo film come il solito remake nato dalla consueta cinica operazione commerciale della maior di turno, pronta a speculare su un genere, l’horror, che tanto piace ai teenager e garantisce incassi sicuri, a fronte di un budget limitato; come pure non ci addentriamo in sottili dissertazioni su come, negli horror di oggi, influenzati notevolmente da quelli asiatici, il gore sia distillato in tal piccole dosi da renderli del tutto esangui e quindi noiosi. Non proviamo neanche ad affrontare il discorso sull’assoluta mancanza in questo remake come in tanti altri girati negli ultimi tempi, di ogni messaggio politico rispetto agli horror degli anni ’70 che ne facevano film originali, controcorrente e persino un po’ anarcoidi. Non ce la sentiamo neanche di contraddire chi li accusa di giocare sporco con lo spettatore, provocando quei pochi momenti di tensione, solo grazie all’uso di assordanti effetti sonori; né ci azzardiamo a discutere con chi li accusa di essere diretti dai soliti videoclippari da strapazzo ed interpretati dai palestrati di turno. Ce ne sono già troppi di critici che si accapigliano su questi temi con il rischio che tra qualche anno siano costretti (come è successo proprio per gli horror degli anni ’70 e recentemente per il nostro trash) a smentire clamorosamente se stessi, cambiando opinione dietro l’incalzare del Tarantino di turno. Ci limitiamo a dire che a noi questo Amityville horror è piaciuto; tipico film di genere in cui si ritrovano tutti i topoi dell’horror (la casa stregata, le scale di legno che danno su stanza misteriose, persino un tentativo di esorcismo), tiene fede alle promesse iniziali: è un film “de paura” che mantiene alta la tensione sino all’ultima scena, costringendo lo spettatore a seguire la vicenda dall’inizio alla fine. E va bene che forse la psicologia dei personaggi poteva essere meglio approfondita (in particolar modo di George, puntando magari sulla oppressione familiare quale causa scatenante della sua follia) ma non vi è dubbio che questi discorsi vengono fatti a posteriori: durante la proiezione non si ha il tempo, né lo si cerca nemmeno per affrontarli. A nostro modo di vedere è il complimento più bello che si possa fare a questo tipico prodotto di intrattenimento: coinvolge a tal punto che ci si dimentica volentieri di analizzarne i lati negativi che pur non mancano; il più evidente è una assoluta mancanza di originalità, rispetto all’omonimo film di cui ne è il remake, da cui eredita tutti i personaggi e le situazioni, rifacendosi per giunta allo stesso libercolo da cui esso era tratto. E considerando che l’originale era sostanzialmente (a dispetto del successo di pubblico avuto che ha dato inizio ad una vera e propria saga) un brutto film, rimane un mistero il perché l’intero staff poduttivo, già responsabile del fortunato Non aprite quella porta, remake di un precedente film di Tobe Hooper , abbia voluto rischiare in un progetto di cui certo non si sentiva la mancanza.

Il Regista e gli attori

Andrew Douglas

Onore al merito al regista Andrew Douglas che fa di Amityville horror un film di gran lunga superiore ed interessante rispetto al precedente; alcune scene incutono veramente timore (l’imperdibile sequenza della babysitter nell’armadio ma anche il bambino che ha paura di andare in bagno) e l’intera vicenda è narrata sullo schermo con ritmo serrato ed una certa plausibilità. In particolare Douglas gira molto bene il prologo e ci riserva una piacevole sorpresa nella scena finale del film, dopo averci fatto sperare (vanamente), in una risoluzione della vicenda che avrebbe rivoluzionato l’horror. Ben confezionato, con un’accurata attenzione alla scenografia, Amityville horror si avvale anche delle convincenti interpretazioni di Ryan Reynolds nella parte di George, di Melissa George in quella di Katy e Philip Baker Hall in quella di un’esorcista in fuga dal maligno. Quando il film rischia di inciampare per cali di tensione dovuti alla non originalità del soggetto, interviene lo sceneggiatore Scott Kosar già distintosi per aver scritto i copioni di Non aprite quella porta e soprattutto del bellissimo L‘uomo senza sonno: l’introduzione della figura di un reverendo che in quella casa si sarebbe macchiato, in tempi antichi, di turpi delitti, pur non rappresentando una novità, ridà slancio al film verso un finale pirotecnico. Al dubbio dei critici se per caso un qualunque regista italiano, con lo stesso budget a disposizione, avesse potuto fare meglio di Douglas, rispondiamo che ne siamo fermamente convinti; un Lamberto Bava o un Sergio Stivaletti sono in grado di realizzare film di questo genere (d’altronde Amityville possession fu girato da Damiano Damiani). Peccato che quando questi ci provano, vedi Eros Puglielli con l’ottimo Occhi di cristallo, vengano puntualmente crocifissi dalla stessa critica e costretti a rifugiarsi nelle solite fiction televisive a base di streghe e folletti (quando va bene come al citato Bava con Fantaghirò) o nel solito poliziesco di turno (come capita al talentuoso regista romano di cui sopra, impegnato sul set di una serie per la RAI)…

La scheda del film

Regia: Andrew Douglas.
Con: Ryan Reynolds, Melissa George, Jesse James, Jimmy Bennett, Chloe Moretz, Rachel Nichols, Philip Baker Hall.
Distribuzione: Buena Vista
Genere: Horror
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