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Alta tensione
di Marzio

La trama

“Che confusione, sarà perché ti amo” (famoso pezzo dei Ricchi e Poveri) cantano felici Alex e Marie mentre a bordo di una Peugeot 205 attraversano a tarda sera la campagna francese; sono dirette nella casa dei genitori di Alex per finire di preparare, nel fine settimana, l’esame di diritto internazionale. Di carattere completamente opposto, la prima estroversa e piena di gioia di vivere, Marie inquieta e poco propensa a parlare di se stessa e dei suoi problemi, si completano a vicenda, formando una coppia di amiche inseparabili. L’atmosfera che le accoglie è quella calma e tranquilla di una giornata ormai passata, con il fratellino di Alex già a letto e la madre ed il padre che accolgono l’ospite, augurandole la buona notte e dandole appuntamento, il giorno dopo, per la colazione. Non riuscendo a prender sonno Marie ascolta musica, è preoccupata per l’esame imminente e finisce per masturbarsi come accade per molti giovani della sua età. Improvvisamente il suono insistente del campanello la scuote dal suo dormiveglia; và ad aprire la porta il papà di Marie che si trova di fronte uno sconosciuto dall’aspetto poco rassicurante appena sceso da un vecchio e inquietante furgone; in un attimo scoppia la follia con la tranquilla casa di campagna francese che si trasforma in una delle tante Amityville horror tanto di moda nel cinema americano. L’intera famiglia viene barbaramente sterminata dal sadico che non si accorge di Marie, nascosta sotto il letto; al termine delle sue efferatezze sequestra l’atterrita Alex per portarla nel suo camioncino e abusarne a piacimento. L’impotente Marie si getta all’inseguimento del furgone, con l’intento di salvare l’amica dalla violenza del maniaco. Riuscirà la nostra eroina ad evitare l’estinzione dell’intera famiglia che tanto bene l’aveva accolta al suo arrivo ?.

La recensione

Finalmente dopo due anni dalla sua uscita nei cinema francesi, arriva anche qui da noi, grazie al successo che l’horror sembra nuovamente avere soprattutto tra il pubblico giovane, questo Alta tensione, a lungo (come capita troppo spesso) lasciato in naftalina in qualche metaforico sgabuzzino della Eagle Pictures. Bisogna ammettere che la sorpresa è grossa e non certo per la presenza, in qualità di produttore, di quel Luc Besson troppo sopravvalutato per le regie di Nikita e Leon. Il film, pur in presenza di una storia largamente già vista (i riferimenti a Non aprite quella porta sono evidenti) risulta gradevole, coinvolgendo lo spettatore sino all’ultima scena. Si respira, per gli ormai non più giovani come chi scrive, un’ aria di nostalgia per un cinema di genere che qui da noi c’era e colpevolmente si è lasciato scomparire. Alta tensione si ispira molto a quell’horror all’italiana sconfinante nello splatter che a cavallo degli anni ‘70 ed ‘80 qui in Italia spopolava e che i soliti critici brontoloni finirono per confinare in serie B. Lucio Fulci (regista del mitico Non si sevizia così un paperino), Lamberto Bava (figlio di quel Mario oggi ritenuto unanimemente grande maestro del genere thriller horror all’italiana e studiato, quasi con venerazione, ad ogni latitudine cinematografica) ma anche i più recenti Michele Soavi e Lamberto Stivaletti sono ottimi artigiani che giocoforza hanno dovuto abbandonare la loro creatura prediletta (l’horror) per cimentarsi con il genere fantastico o con le solite fiction televisive a base di carabinieri, poliziotti ed ora anche guardie costiere. E’ tanto vero che gli altri hanno finito per copiarci che in questo film francese responsabile degli effetti è quel Giannetto De Rossi, un tempo stretto collaboratore di Lucio Fulci; il suo lavoro si vede eccome: di speciale negli effetti non c’è assolutamente niente e pieno spazio, come nei film dei vecchi tempi, è dato a trucchi artigianali (efficace la scena della cassettiera utilizzata sulle scale in maniera inusuale…), al succo di pomodoro che scorre copioso per tutta la durata del film e agli oggetti disseminati qua e là nelle cene che macabramente suggeriscono piccoli ma significativi dettagli. Direte voi e la canzone dei Ricchi e Poveri, rappresentanti di quella musica italiana che definire leggerissima suona come un eufemismo che ci fanno in questo piccolo film cult di serie B ?. C’entrano eccome, basta seguire con attenzione il testo della loro canzone….. Ci fermiamo qui non volendo correre il rischio di svelare un po’ troppo e ricevere proteste dai lettori inviperiti. Perché Alta tensione và gustato tutto d’un fiato, come si fa d’estate con una bevanda fresca, facendosi trascinare dalla adrenalica vicenda, scoprendosi a tifare atterriti per Marie che deve fuggire dal serial killer ma allo stesso tempo cercare di salvare l’amica. D’accordo, il solito schema del serial killer sterminatore, magari con problemi sessuali che dall’infanzia si porta avanti, è sin troppo abusato soprattutto nella cinematografia americana ma in questo Alta tensione non appare affatto un difetto. Merito di un andamento a stop and go dell’intero film; nelle scene in cui le atmosfere di paura debbono essere sapientemente preparate, il ritmo è lento, attento ad ogni minimo particolare in modo da lasciare lo spettatore con il fiato sospeso (la presa telefonica nascosta da un armadio che è pesante da spostare, il nascondiglio in cucina da cui la protagonista assiste al barbaro massacro della madre di Alex, il lento passare del tempo in quel bagno dell’area di servizio in cui si richiude la sventurata per sfuggire al maniaco che sospetta sempre più che qualcun altro fosse presente in quella casa degli orrori, gli attrezzi che Marie scopre all’interno della serra); quando poi Marie si lancia all’inseguimento del folle omicida per salvare l’amica, il ritmo diventa frenetico, accompagnando lo spettatore verso un colpo di scena finale che può prestarsi a più di una critica. A seconda dei punti di vista può essere ritenuto inutile, banale, completamente scollegato con la vicenda a cui si assiste o al contrario geniale colpo di teatro o semplice (come pensa chi scrive) scelta di concludere il film in maniera poco prevedibile. Certo è che le critiche per un finale controverso non possono far passare in secondo piano i tanti momenti efficaci di Alta tensione. A cominciare da quell’inizio intrigante in cui da road movie di campagna il film si trasforma in una commedia con tanto di tenero quadretto familiare, per poi improvvisamente virare verso l’erotico, prima che il suono del campanello riporti tutti alla realtà, trascinando lo spettatore verso lo splatter più estremo.

Il Regista e gli attori

Alexandre Aja

Alta tensione è stato definito la risposta europea a Saw -L‘enigmista; a parere di chi scrive il paragone non dovrebbe neanche farsi visto che il film di Alexandre Aja fa dieci a zero (per ritmo, tensione e atmosfere inquietanti) al troppo sopravvalutato prodotto americano. Ci troviamo di fronte ad un nuovo regista capace di affrontare (come è successo al nostro Salvatores con Non ho paura a cui vagamente questo film si ispira per l’ambientazione iniziale tra i campi) gli orrori quotidiani con classe ?. E’ troppo presto per dirlo, certo è che ad Aja una certa padronanza della macchina da presa sembra proprio non mancare, a cui si aggiunge anche una notevole dose di furbizia nel tagliare lateralmente le scene da cui verranno i pericoli. E’ una tecnica, forse non nuova ma efficace, per aumentare la tensione negli spettatori e sorprenderli quando meno se lo aspettano. Ottimi tutti gli attori da una Cécile de France, nella parte di Marie, di cui sicuramente sentiremo parlare a lungo, a una efficace Maïwenn Le Besco nei panni di Alex e ad un ottimo Philippe Nahon nei panni di un efferato assassino, vero incubo di una campagna francese sin troppo tranquilla.

La scheda del film

Regia: Alexandre Aja.
Con: Cécile de France, Maïwenn Le Besco, Philippe Nahon, Frank Khalfoun, Andreï Finti, Oana Pellea, Marco Claudiu Pascu, Jean-Claude De Goros, Bogdan Uritescu, Gabriel Spahiu.
Distribuzione: Eagle Pictures
Genere: Horror
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