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Tratto dall' omonimo romanzo di Carlo Lucarelli, scrittore tra i più apprezzati della nuova generazione, il film narra di una serie di delitti, compiuti da un serial killer che hanno come sfondo l'ambiente universitario e la città di Bologna. Le vittime vengono tutte contattate, dall'assassino, tramite chat ed uccise in maniera agghiacciante. Sulle sue tracce viene messo un gruppo di agenti dello speciale nucleo per la caccia ai serial killer; tra questi si distingue, per le sue particolari doti investigative, il personaggio interpretato da Lorenza Indovina. E' lei che convince a collaborare il testimone chiave, un ragazzo cieco che passa gran parte del tempo davanti ad un computer; sarà sempre lei, a costo di metterne in serio rischio la vita, ad utilizzarlo come esca per attirare in trappola il serial killer. Film fortemente voluto dal suo regista, Alex Infascelli, mantiene solo parzialmente le pur buone premesse. E' il tentativo di fare la concorrenza al cinema americano, su una figura, come quella del serial killer, che oltreoceano è stata ampiamente sfruttata; con quel qualcosa in più, in termini di qualità di trama, di contenuto dei dialoghi, in cui il cinema italiano si lascia preferire. Il risultato è un film che punta troppo sui colori, sulle immagini, più che sui dialoghi; ancora un po' troppo americano per poter parlare di rinascita del "giallo all' italiana". Ed anche se le intenzioni erano quelle di creare un perfetto mix tra immagini e dialoghi, alla fine, se non fosse per le prime, il film sarebbe veramente poca cosa. Eppure Infascelli, giovane regista del film, aveva azzeccato ogni scelta; dal cast allo scrittore dal cui romanzo trarre il film. Ma è proprio da qui che iniziano i problemi; una volta scelto un romanzo così particolare, logica conseguenza sarebbe stata chiedere a Lucarelli di collaborare alla sceneggiatura del film. Ed invece è prevalsa la teoria, più volte affermata nelle interviste dal regista, che chi legge un romanzo e ne trae poi un film, deve basarsi solo sulle sensazioni, sulle emozioni, sulle idee e sull'ispirazione che dalla lettura, lui stesso, ha tratto. Se avesse chiesto la consulenza di Lucarelli, sarebbe stato un altro film, non quello che lui aveva nella sua testa. Non tutti i mali vengono per nuocere se è vero che Infascelli, grazie a questo film, ha comunque vinto, quest' anno, il David di Donatello come miglior regista esordiente ed il buon Lucarelli, armandosi di santa pazienza, ha contribuito a scrivere la sceneggiatura di "Non ho sonno", film che segna il ritorno alle origini di Dario Argento, grande artigiano del thriller che tutto i mondo cinematografico ci invidia ma che, quasi sempre, ha problemi di sintassi nei suoi films.

Il Regista e gli attori

Alex Infascelli

Di Infascelli, dei chiari e scuri di un esordio forse troppo influenzato dal mondo della pubblicità da cui proviene, si è detto. Una menzione particolare spetta a Lorenza Indovina, una delle migliori attrici del nuovo cinema italiano. Attrice completa, trasmette anche allo spettatore quelle frustrazioni, quell' ansia, quelle paure e soprattutto quel profondo senso di solitudine che vive il personaggio da lei interpretato.

Marzio

La scheda del film

Regia: Alex Infascelli
Con: Lorenza Indovina, Andrea Di Stefano, Rolando Ravello, Claudio Santamaria
Distribuzione: Cecchi Gori
Anno: 2000
Genere: Thriller

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