Lampadine che si fulminano per amore, una gallina a stretto contatto con gli umani, un padre - sconosciuto - che faceva il lanciatore di coltelli.
Cercava il sorriso e la leggerezza Silvio Soldini per questo suo ultimo film, l'ironia nascosta di una scena piuttosto che l'affondo nella psicologia dei personaggi. E' uscito fuori Agata e la tempesta, surreale, colorato, un lavoro effettivamente lontano dall'inebriante naturalismo dei suoi esordi, vicino a Pane e tulipani senza conservarne l'intima magia, a tratti frammentario, ricco di attori magnificamente impigliati in una trama da romanzo sudamericano. E che, a dispetto di un titolo e di una sceneggiatura costruiti di nuovo attorno alle vicende della burrosa Licia Maglietta, rimanda in realtà i sentimenti più forti ad altre situazioni, altri personaggi.
Come quello di Romeo/Giuseppe Battiston, per esempio, così naif, così pieno di appetiti esagerati, così vitale e ricco di umanità. Sempre in giro con il suo vistoso macchinone giallo stracarico di abiti, Romeo fa il rappresentante d'abbigliamento. Ama sua moglie Daria (Monica Nappo), costretta sulla sedia a rotelle, ma ama anche concedersi avventure e scappatelle lungo gli interminabili tragitti che gli fanno tagliare in lungo e in largo la Pianura Padana. E' un uomo pratico che parla romagnolo intercalando le sue frasi semplici con "fondamentalmente" o "giusto per dirne una". In vita sua ha letto soltanto un libro, "Ivanohe". Quando però la madre muore rivelandogli di avere un altro figlio, sarà proprio l'illetterato Romeo a scatenare la tempesta nella propria vita, in quella di Gustavo, suo fratellastro, e di Agata, sorella acquisita.
Il trio familiare, così ritrovato, si appresta a vivere una nuova avventura esistenziale. Gustavo (Emilio Solfrizzi), architetto affermato in crisi coniugale (sua moglie è Marina Massironi), mollerà tutto e si trasferirà in campagna in cerca delle proprie radici e di un nuovo amore (Ann Eleonora Jørgensen, Italiano per principianti). Agata, preziosa libraia d'altri tempi coadiuvata dalla zelante commessa Maria Libera (Giselda Volodi), si abbandonerà finalmente al sentimento del giovane Nico (Claudio Santamaria) mentre Romeo vedrà sfumare improvvisamente il sogno di una balera in riva al lago...
Al di là della complessa struttura narrativa del film, scritto da Soldini con Doriana Leondeff (Pane e tulipani, Brucio nel vento, La parola amore esiste) e Francesco Piccolo (My name is Tanino, Paz), al di là delle accuratissime ambientazioni, mano a mano che la cronaca prende corpo, si percepisce lo sforzo di edificare un qualcosa intorno a tre/quattro temi base.
La cultura, i libri, le parole. In una scena Romeo legge Goethe a sua moglie, che a sua volta sta leggendo Madame Bovary. Sono tutti libri donati da Agata, e lo stesso titolo del film rimanda a un verso di Alda Merini: "Sono nata il ventuno a primavera/ma non sapevo che nascere folle/aprire le zolle/potesse scatenar tempesta...". Altrove si intravedono McEwan e Scott Fitzgerald. Nico si innamora della sua morbida libraia dopo aver letto quattro volumi che lei stessa gli aveva consigliato. Agata che confonde la vita con i romanzi e le sue emozioni, proprio come nei racconti fantastici, mandano in corto circuito lampade e lampadari.
Poi i temi della verità, dell'apparenza e del cambiamento. La vita che fino a un certo punto sembrava scorrere cheta e uguale e che d'improvviso s'accende di grandi sorprese. E tutto cambia. Era solo apparenza così come gli abiti che rivelano una piccola parte di noi e coprono tutto il resto.
E poi il mondo con le sue bizzarrie, il destino sempre imprevedibile e talvolta spietato, la musica e il ballo che ci sollevano così amabilmente dalla realtà, gli affetti profondi e immutabili, Genova con i suoi profumi d'azzurro e di mare.
| La frase |
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Nonostante gli incastri, i personaggi e i colori, Agata e la tempesta ha tutta l'aria di un film molto scritto, molto pensato, molto ragionato a tavolino. "C'era soprattutto la voglia di fare ancora un film con Licia Maglietta e con Giuseppe Battiston - ha dichiarato lo stesso Soldini, compagno nella vita dell'attrice napoletana -, due attori stupendi, con i quali avevo lavorato già in Pane e tulipani. E c'era uno spunto: una donna che inconsapevolmente fa fulminare le lampadine. Poi sono nati i personaggi di Agata con la sua libreria e quello di Romeo, lontano chilometri da lei. Più di ogni altro mio film, Agata è nato da una serie di riflessioni, suggestioni, emozioni e i tanti temi hanno trovato il loro spazio strada facendo. Con questo non voglio dire che quando inizio la fase di scrittura non so che film voglio fare: lo so, ma devo trovarlo, ne conosco il senso ma non l'ho ancora in mano".
Cast di attori da non dimenticare, in particolare Giuseppe Battiston e Claudio Santamaria. Camei affidati a Remo Remotti, il ritrovato padre ex lanciatore di coltelli e Carla Astolfi alias geometra Mirabassi che quando apre bocca parla come una circolare ministeriale. Menzione speciale alla docile gallina bianca.
Già in sala, il film è distribuito da Mikado e dura due ore.
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| La curiosità |
Flamenco, tango, liscio. Uno dei rari film di Silvio Soldini (già autore, lo ricordiamo, di L'aria serena dell'Ovest, Un'anima divisa in due, Le acrobate, Brucio nel vento) in cui la musica è presenza viva, determinante.
"Ho sempre detestato la musica che sottolinea, che ti dice dove ti devi commuovere o dove devi sentirti felice: è un modo così vecchio di usarla! Mentre giravo Agata e la tempesta, però, mi sono accorto che ce n'era bisogno più del solito. Soprattutto di musica per caratterizzare tutti gli ambienti, la libreria, i bar, i ristoranti. E poi quella dal vivo. Musica usata un po' come il colore, per pennellare, caratterizzare, giocare. Così per la prima volta abbiamo utilizzato un'orchestra e sempre per la prima volta ho voluto aprire e chiudere il film con due canzoni: una di Lhasa sui titoli di testa e la famosa More, ricantata per l'occasione da Folco Orselli, su quelli di coda".
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