|
|
The Producers -una gaia commedia neonazista-
di Marzio |
| La trama |
Max Bialystock produttore teatrale ormai sull’orlo del fallimento, riceve la visita di Leo Bloom, oscuro ragioniere che ha il compito di controllare la conformità fiscale dei bilanci dei suoi ultimi spettacoli. E’ proprio quell’uomo così comune che nel rilevare alcune irregolarità gli dà casualmente un idea grandiosa per risollevare le sue sorti economiche; visti gli alti costi degli spettacoli, non sempre compensati da adeguati incassi, converrebbe investire in un sicuro flop, scappando, poi, con i finanziamenti ottenuti per metterlo in scena. Max convince il travet ad abbandonare quell’anonimo lavoro che da anni ormai svolge, per giunta continuamente vessato da un capo ufficio che non perde occasione per sadicamente umiliare i suoi dipendenti; Leo si unirà a Max per produrre quello che sarà il fiasco più fragoroso della storia di tutta Broodway che permetterà ai due di arricchirsi, scappando in Brasile con i finanziamenti. Max, approfittando della sua antica fama di latin lover, si mette subito all’opera, incassando generosi assegni da gioiose vecchiette, in cambio di travolgenti prestazioni sessuali. Leo si occupa della contabilità ed aiuta il produttore nella ricerca del peggior copione, del regista più strampalato e di un attore protagonista che non sappia recitare. Nel frattempo viene scritturata Ulla, avvenente svedesona, che nell’attesa di poter iniziare lo spettacolo, accetta di essere impiegata come segretaria nello studio del produttore. E’ inutile dire che la provocante Ulla ben presto cercherà di far perdere la testa al timido travet; intanto i due compari scovano il copione più squinternato che la storia del teatro ricordi: si chiama “Primavera per Hitler” e subito viene ritenuto perfetto per confezionare un musical barocco ed estremamente kitsch dal sicuro fiasco. E poi con un attore protagonista di fede neonazista che ha insegnato persino ai piccioni a salutare romanamente, un eccentrico regista gay a cui ormai nessuno affida più copioni ed una stangona svedese, sì da infarto ma priva di qualsiasi capacità recitativa che altro ci si può aspettare se non l’uscita indignata degli spettatori dal teatro e la fuga dei due simpatici lestofanti con i soldi delle ingenue vecchiette ?…
|
| La recensione |
Remake di Per favore non toccate le vecchiette, uno dei primi lavori che avevano segnalato all’attenzione del grande pubblico il talento di Mel Brooks (qui nelle vesti di sceneggiatore e produttore), The Producers è la fedele trasposizione cinematografica dell’omonimo musical che da anni viene rappresentato con successo a Broadway. Peccato per l’esito non proprio felice che questo film ha avuto in patria (terra dei musical) e poi per essere passato, nonostante una adeguata campagna pubblicitaria culminata con Mel Brooks ospite dell’amico Ezio Greggio a Striscia la notizia, del tutto innoservato da noi; senza contare che in questo periodo ne è in scena qui da noi un allestimento che vede come protagonisti Enzo Iacchetti e Gianluca Guidi per la regia di Saverio Marconi. Perché The producers è uno splendido classico, musical che per più di due ore appassiona e diverte il grande pubblico, immergendolo in un mondo che ormai non c’è più e distraendolo dalle ansie quotidiane. Certo non è innovativo come Chicago e soprattutto Moulin rouge ma in fondo chi l’ha detto che il caro e vecchio musical debba per forza di cose subire profonde trasformazioni o rivoluzioni per poter piacere al grande pubblico ?. Con dietro la macchina da presa la coreografa dello spettacolo teatrale, con lo stesso cast a cui è stata aggiunta una splendida e brava Uma Thurman (con l’intento di attirare, grazie alla presenza di un nome di richiamo, il grande pubblico), The Producers è il perfetto esempio di come ancora si possa divertire con intelligenza. Tutto è curato nei minimi particolari; dagli esterni davanti al teatro, dove la gente fa la fila nell’esaltante attesa della prima, facendoci rimpiangere un periodo in cui la televisione neppure esisteva; agli interni con la splendida ricostruzione dello studio di Max in cui si svolge la prima parte della vicenda che viene trasformato, improvvisamente, in un intrigante confetto da quella provocante e seducente Venere tentatrice di una Ulla. Verrebbe voglia di sedersi in mezzo a loro, tra i protagonisti, su quel divano a dissertare su come riuscire a mettere su un fiasco totale e guadagnarci, ridendo sulle tragicomiche sventure in cui i due compari si vengono a trovare. Sono molte le scene che si ricordano con piacere: quella esilarante in cui, su una terrazza, i due soci ingaggiano il primo attore, un sorprendente Will Ferrel (qui da noi ancora poco conosciuto ma famosissimo in patria), nella parte di un pazzoide simpatizzante neonazista che alleva colombi come se fossero soldati del terzo reich; di travolgente comicità quella della resa dei conti, successiva all’inaspettato trionfo dello spettacolo, quando il povero Max, per fuggire dalle ire del dissennato nazista, si getta con piacere nelle braccia della polizia che lo arresta, immediatamente, per truffa. Di una demenzialità unica (degna del miglior Mel Brooks è la scena in cui Max e Leo nello scegliere il regista, si imbattono in una vera e propria comunità gay, dando luogo ad una serie per nulla offensiva di esilaranti gags. Se a queste si aggiungono le sequenze in cui una Ulla (Uma Thurman) mozzafiato corteggia il travet e tutti i numeri musicali, coreograficamente degni della migliore tradizione americana di questo genere, si può tranquillamente affermare che per una volta tanto Hollywood non delude; pur rifugiandosi, come troppo spesso sta accadendo negli ultimi anni, in un remake, confeziona un prodotto di intrattenimento di qualità decisamente superiore alla media.
|
| Il Regista e gli
attori |
Susan Stroman |
Bravissima Susan Stroman, regista del film che decide di discostarsi pochissimo dalla versione teatrale (manca solo la scena della bomba sotto il teatro), puntando su un cast affiatatissimo che sa dirigere con maestria, dando notevole, dando notevole spazio amche ai comprimari. Va da se che il sorprendente risultato di questo musical/commedia degli equivoci, è dovuto alle performance di attori che ormai la propria parte la conoscono alla perfezione, avendola recitata più volte sul palcoscenico. Nathan Lane è bravissimo nella parte del produttore che ormai, stanco di vivere di insuccessi e ricordi del tempo che fu, decide di mettere su una truffa ai danni di povere vecchiette; lo fa in maniera così simpatica e garbata che le sventurate finiranno per testimoniare a suo favore nell’aula del tribunale. Matthew Broderick, nella parte del travet disilluso in preda a crisi di ansia, è semplicemente perfetto nel rappresentarci quel mondo impiegatizio che vorrebbe ogni tanto ribellarsi allo scorrere sempre uguale della vita quotidiana. Will Ferrel è bravo nell’interpretare forse la parte più caricaturale di tutto il film (quello dell’attore simpatizzante del Furher) che ha come illustri comprimari piccioni divertentissimi. Dulcis in fundo una Uma Thurman, nella parte di Ulla, che per una volta tanto ha voluto sganciarsi dal personaggio creato per lei da Quentin Tarantino. E’ bravissima, balla divinamente, finendo per rappresentare il vero e proprio valore aggiunto del film. Un musical che diverte, distrae e mette buon umore, dimostrando che il cinema non può vivere solo di capolavori ma anche film di genere di ottima fattura. Per finire un consiglio: se ancora riuscite a trovarlo in qualche sperduta sala, andate di corsa a vederlo o recuperatelo non appena esce in dvd; i giovani si divertiranno e quelli di una certa età sentiranno nostalgia per una Hollywood che sapeva intrattenere. La visione di questo film, ne siamo sicuri, può rappresentare una giusta e doverosa pausa dai momenti tristi che stiamo vivendo.
| |
|