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I film che non si dimenticano

28 settimane dopo
di Marzio

La trama

Sono passate solo alcune settimane da quando un terribile virus ha ridotto Londra una città vuota ed isolata. L’intervento delle Nazioni Unite ed in particolare dell’esercito americano è servito per riportare il controllo nella città, costringendo i contaminati a fuggire e morire nelle campagne circostanti. Ormai il terribile male sembra essere sotto controllo anche se non del tutto debellato, visto che ancora non ne è stato scoperto il relativo vaccino. Ed è proprio da una di queste isolate case di campagna che è riuscito a fuggire il protagonista di questo nuovo orrore. Ha assistito, senza intervenire, alla barbara uccisione della moglie da parte di un’orda famelica di contaminati dal virus della pazzia; è scappato, poi, abbandonando in pasto agli zombie, anche un altro rifugiato. Lo ritroviamo, appunto 28 settimane dopo, sull’isola dei cani, parte di Londra interamente decontaminata e liberata dagli appestati; qui le truppe occupanti hanno aperto una farmacia, alcune attività commerciali e garantito il funzionamento del metro, per dare una parvenza di ritorno alla normalità al primo insediamento di cittadini, post contagio. Tra di essi i due figli del protagonista che messi al sicuro dai genitori in Spagna, ai tempi in cui scoppiò l’infezione, ora ritornano a Londra per riunirsi alla loro famiglia. I ragazzi ignorano la tragica fine della madre e soprattutto il fatto che il padre, vigliaccamente, l’abbia abbandonata mentre veniva sbranata, pur di mettersi in salvo. Per giunta, non trovando il coraggio di dire la verità, ha il torto di raccontare loro un sacco di bugie…

La recensione

Seguito del fortunatissimo 28 giorni dopo, un vero e proprio gioiellino che ha riportato sulla cresta dell’onda il genere zombie (anche se per la verità qui si tratta di contaminati dal virus della rabbia), non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Non è girato in digitale, come il bel film di Danny Boyle che in questo secondo episodio ritroviamo nelle vesti di produttore ma con l’utilizzo esasperato della telecamera a mano, come se fosse un documentario, che insegue i protagonisti, opprimendoli, dalla prima all’ultima scena. Dietro la macchina da presa Danny Boyle ha voluto fortemente lo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo, già segnalatosi con Intacto. Il risultato è un film frenetico, dal ritmo incalzante, in cui i personaggi, cosa non sempre presente nei film horror, sono descritti in maniera niente affatto superficiale. Il film, poi, si discosta dal precedente anche per il diverso messaggio politico che vuol lanciare; non tanto manifesto contro la catastrofe ambientale a cui il nostro cinismo ci sta conducendo ma duro atto di accusa contro la politica dell’attuale amministrazione americana in Iraq. Ne è un esempio la scena in cui i soldati occupanti ricevono l’ordine dai superiori di sparare sulla folla, senza distinguere tra l’obiettivo amico e quello nemico; è un chiaro riferimento a quanto sta accadendo in Iraq, con la lunga serie di vittime civili causate dalle bombe intelligenti dell’esercito americano prima e poi dalla violenza dei contractor privati che tollerati dai militari, esercitano un potere di vita e morte su tutti i cittadini. Un duro atto di accusa, quindi, contro la politica di Bush in quel paese, con gli zombie chiamati, come negli anni ’70, ad assumere un significato politico; non più come anarchici contestatori di una società borghese chiusa, conservatrice, obsoleta che opprimeva soprattutto i giovani ma critici nei confronti di una strategia (quella di Bush appunto) che ha finito per stravolgere i già fragili equilibri del Medio Oriente. Colpisce che gli orrori di una guerra, l’assurdità di un conflitto e di un’intera politica estera, vengano maggiormente messe in risalto nelle poche scene di un film horror, piuttosto che in altri, come ad esempio Flags of Our Fathers di Clint Eastwood che trattano proprio l’argomento specifico. Può darsi che ormai siamo così abituati alle scioccanti immagini quotidiane dei telegiornali che ci vengono dalle zone di guerra, certo è che i film di genere che affrontano tale argomento sanno di già visto. Ben venga, quindi, questo 28 settimane dopo che oltre ad incutere timore, a catturare l’attenzione dello spettatore per tutta la durata, riesce anche a farlo riflettere.

Il Regista e gli attori

Juan Carlos Fresnadillo

Una vera sorpresa il regista Fresnadillo; azzecca tutte le inquadrature dall’inizio alla fine del film, non facendo mai mancare allo spettatore notevoli momenti di puro splatter. Film di difficile catalogazione, seppur nell’ambito horror, 28 settimane dopo è un horror che evoca il disastro ambientale, i guasti di una colonizzazione ad ogni costo, la guerra che suscita i più biechi istinti dell’animo umano. Se poi si vuol guardare un po’ più in profondità, ci si può addentrare nei mille misteri che una provincia può nascondere, con le violenze che possono esplodere, inaspettatamente, in quell’affascinante ma complicato microcosmo che è la famiglia. Ma forse si rischia di andare troppo in là con queste considerazioni, correndo il fondato rischio di caricare il film di significati che vanno al di là delle intenzioni dello stesso regista. Resta il fatto che 28 settimane dopo si rivela un film accuratamente girato, avvincente, adrenalinico ma anche ben recitato; vi pare poco ?...

La scheda del film

Regia: Juan Carlos Fresnadillo.
Con: Rose Byrne, Jeremy Renner, Harold Perrineau, Catherine McCormack, Idris Elba, Emily Beecham, Robert Carlyle, William Meredith, Meghan Popiel.
Distribuzione: 20th Century Fox.
Genere: Horror
Sito del film

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